“La montagna ha bisogno anche degli occhi degli escursionisti”



Una serata dedicata alla natura delle montagne, alle specie che popolano gli ecosistemi alpini e al contributo che ciascuno può offrire alla loro tutela. A Materia Spazio Libero, il centro culturale di VareseNews a Castronno, Marco Cazzola, biologo ambientale e socio del Cai Carnago Giovani, ha guidato il pubblico in un viaggio tra biodiversità, minacce ambientali e strumenti di citizen science, mostrando come anche una semplice fotografia possa trasformarsi in un dato scientifico utile alla ricerca.

L’incontro, organizzato nell’ambito del ciclo di serate promosse dal gruppo giovani del Cai Carnago, ha preso avvio da una domanda fondamentale: che cos’è la biodiversità? «La biodiversità si può dire con una definizione molto semplice: è l’insieme di tutti gli organismi viventi sulla Terra», ha spiegato Cazzola, illustrando i tre livelli che la compongono: la diversità genetica, la diversità delle specie e quella degli ecosistemi.

Le cinque grandi minacce alla biodiversità

Uno dei temi centrali della serata è stato quello dei cosiddetti driver della perdita di biodiversità, ovvero le principali pressioni esercitate dall’uomo sugli ecosistemi naturali. Cazzola ha individuato cinque grandi categorie: cambiamento climatico, sovrasfruttamento delle risorse, perdita di habitat, specie aliene invasive e inquinamento.

Attraverso esempi concreti, il biologo ha mostrato come queste minacce agiscano spesso contemporaneamente. È il caso del gambero di fiume europeo, specie protetta e oggi in forte difficoltà a causa dell’inquinamento, delle specie invasive e dell’alterazione dei corsi d’acqua. Oppure della lepre variabile, adattata agli ambienti alpini, il cui caratteristico mantello bianco invernale rischia di trasformarsi in uno svantaggio con l’arrivo sempre più tardivo della neve.

«Le nevicate sono sempre più tardive, quindi un manto bianco su sfondo verde e marrone è estremamente visibile», ha spiegato Cazzola parlando degli effetti del cambiamento climatico sulla fauna alpina.

Perché la biodiversità è importante anche per l’uomo

Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema dei servizi ecosistemici, ovvero tutti quei benefici che la natura offre alle persone.

«Per convincere quelli che sono un po’ più scettici sulla conservazione della biodiversità noi biologi naturalisti tiriamo fuori i servizi ecosistemici», ha detto il relatore. Tra questi rientrano la disponibilità di acqua dolce, l’impollinazione delle colture, la stabilizzazione dei versanti montani, la depurazione naturale delle acque e persino il benessere psicologico legato al contatto con gli ambienti naturali.

Un dato significativo citato durante la serata riguarda il ritorno economico degli investimenti nella tutela ambientale: «Un euro investito nella natura porta fino a trentotto euro in servizi ecosistemici restituiti alla società».

Il valore dei dati e il ruolo dei cittadini

La seconda parte dell’incontro si è concentrata sull’importanza della raccolta dati per la ricerca scientifica e la conservazione della natura. Università, enti di ricerca e aree protette svolgono un ruolo fondamentale, ma le risorse disponibili non sempre consentono di monitorare in modo capillare territori vasti e spesso remoti come quelli montani.

È qui che entra in gioco la citizen science, ovvero la partecipazione attiva dei cittadini alla ricerca. «La partecipazione alla ricerca scientifica della cittadinanza» è stata la definizione proposta da Cazzola per descrivere un fenomeno che negli ultimi anni ha conosciuto una forte crescita grazie alle nuove tecnologie.

Secondo il biologo, gli escursionisti rappresentano una risorsa preziosa perché frequentano regolarmente territori poco monitorati: «Abbiamo anche l’opportunità di osservare animali, piante tutti i giorni, tutti i weekend».

iNaturalist, quando una fotografia diventa un dato scientifico

Ampio spazio è stato dedicato a iNaturalist, piattaforma gratuita e open source che consente di caricare osservazioni naturalistiche geolocalizzate e condivise con una comunità internazionale di utenti.

Nata nel 2008 e oggi sostenuta dalla California Academy of Sciences e dal National Geographic, la piattaforma conta «trecento milioni di osservazioni» e «più di cinquemila paper pubblicati» che utilizzano i dati raccolti dagli utenti.

Attraverso una dimostrazione pratica, Cazzola ha mostrato come fotografare una specie, geolocalizzarla e sottoporla alla verifica della comunità. Solo dopo la conferma da parte di altri utenti l’osservazione raggiunge il livello “Research Grade” e può entrare nei grandi database scientifici internazionali.

Il valore di questi strumenti emerge soprattutto nel monitoraggio delle specie invasive. Tra gli esempi citati figurano l’ibis sacro, la Popillia japonica e la Takahashia japonica, organismi che negli ultimi anni stanno ampliando rapidamente la propria diffusione anche nel Nord Italia. «Per contenerle il tempismo è essenziale», ha sottolineato il relatore.

Un piccolo gesto che può fare la differenza

In chiusura, Cazzola ha ricordato come la citizen science non possa sostituire il lavoro dei ricercatori, ma rappresenti un importante complemento per raccogliere informazioni su larga scala e sensibilizzare le persone sul valore della natura.

Il messaggio finale è stato un invito rivolto a tutti gli amanti della montagna e dell’ambiente: «Ogni osservazione caricata è un dato prezioso per la conservazione della biodiversità». Una fotografia scattata durante un’escursione può sembrare un semplice ricordo, ma può contribuire a conoscere meglio il territorio e a proteggere le specie che lo abitano.





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