Borse di studio, allenamenti e non solo: il piano della Federmoto per contrastare il domin


Il presidente Copioli spiega le strategie per aiutare la crescita dei talenti italiani delle due ruote, sempre più dominate dai piloti iberici: “Il progetto prevede borse di studio e allenamenti mirati coi tecnici federali. Poi c’è il lavoro della VR46. Ma là girare in moto ha costi molto più bassi che in Italia” 




Giornalista

Se anche fosse stato su qualsiasi altro circuito del mondo, sarebbe stata una grande amarezza, ma così, a casa nostra, a Misano, sul tracciato in cui la maggior parte dei nostri ragazzi sono nati, cresciuti e continuano ad allenarsi, è stato troppo brutto per essere vero, domenica scorsa. Sei spagnoli ai primi sei posti, di più: oltre a quel cappotto in MotoGP, anche una vittoria spagnola in Moto2 e la tripletta in Moto3. Impossibile non vederci qualcosa non solo di epocale, ma anche, soprattutto, di simbolico. Intanto, mai c’erano stati sei spagnoli ai primi sei posti nella massima serie. Possono aver concorso molte concomitanze e congiunture a loro favorevoli, certamente, per determinare un filotto tanto strepitoso, a cominciare dalla caduta di Marco Bezzecchi. Ma la metafora è stata quanto più efficace possibile e bisogna per forza pensarci su. Specie perché può essere stata una sequenza di sfortunati eventi finché si vuole, ma le prospettive non sono molto migliori di così. Basta guardare le classifiche delle categorie minori. Tre spagnoli ai primi tre posti della Moto2: Gonzalez, Guevara e Ortola, con un colombiano cresciuto in Spagna quinto (Alonso) e un altro spagnolo sesto (Holgado). Addirittura quattro ai primi quattro posti della Moto3: Quiles, il pupillo di Marc Marquez, in testa, e poi Almansa, Carpe e Uriarte. 

parata spagnola

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Senza dimenticare che spagnoli sono i primi due della MotoGP: Marquez medesimo e Martin a pari punti, tre nei primi cinque, con Acosta quinto. Con questa situazione ci apprestiamo ad approcciare il GP d’Austria. Ha detto in proposito Marquez a Misano: “La nuova MotoGP vorrebbe un campionato con piloti di più nazionalità in lotta per il titolo, succederà, penso. Ma per ora ci sono tanti spagnoli e per quel che vedo nelle classi minori si può dire che sarà così anche nei prossimi anni: i migliori saranno spagnoli”. Hasta la vista al resto del mondo, allora. Il presidente della Federmoto, Giovanni Copioli, domenica scorsa a Misano c’era. S’è visto la parata spagnola. “E in Moto2 e Moto3 sembra quasi un loro campionato nazionale”, ha osservato. “Quando per anni siamo stati abituati a tanti italiani davanti”. Ha aggiunto che “dovremmo guardare anche alla Francia, alla Gran Bretagna, alla Germania: la loro situazione, al cospetto del dominio spagnolo, è ancora peggiore”. 

il progetto

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È senz’altro vero però, e il presidente è il primo a rendersene conto e a convenire, che noi italiani veniamo da tutt’un’altra storia recente. Che siamo il fulcro del movimento, che abbiamo due case in vetta alla MotoGP e un bel po’ di altri team indipendenti in prima classe e nelle categorie minori. Noi ci confrontiamo solo con la Spagna in quanto a piloti e solo col Giappone se parliamo di moto. Ma in questa fase trionfale in quanto a moto siamo indietro sul fronte piloti. Tutti i piloti domenica scorsa a Misano, commentando il trionfo spagnolo, hanno parlato di quanto devono pagare i ragazzini italiani per andare a girare in pista, oltretutto con limitazioni sulle cilindrate delle moto che in Spagna non hanno. “L’Academy VR46 si sta impegnando tanto, in questo senso – ha detto Pecco Bagnaia – ci sono alcuni ragazzini molto molto forti. Che arriveranno. Però è vero che a livello di impegno sul giovanile ci sono molte differenze tra noi e la Spagna. Intanto là già da giovanissimi possono girare con un 600, con un 1000 e qui fino a una determinata età non è possibile. E poi in Italia andare a girare in circuito è quasi impossibile, ci sono costi proibitivi. In Spagna si spende molto molto meno, e infatti tanti italiani vanno là”.  E allora il presidente Copioli ha spiegato come la Federazione sta operando per recuperare il terreno perduto. Sottolineando però anche tutte le difficoltà. “In prospettiva futura, il nostro progetto si chiama “Talenti Azzurri” ed è sponsorizzato da Pata. È un programma che comprende tra gli 80 e i 90 giovani piloti, oltre 20 dei quali solo per la velocità. Gli altri sono sparsi tra altre nove nostre discipline, dunque il cross, l’enduro, il trial, lo speedway. Per loro abbiamo borse di studio per un ammontare complessivo di 500.000 euro e sono previsti 35-36 giorni di allenamento collegiale con i nostri tecnici federali”. 

il problema costi

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Iniziative certamente importanti ma che non sono sufficienti sul piano strutturale per confrontarsi con la realtà spagnola. Prima di tutto per i costi, appunto: nei tantissimi circuiti compresi tra la Catalogna e l’Andalusia si va a girare con spese irrisorie rispetto a quelle che sono richieste dai nostri impianti. “In Italia – ha proseguito Copioli – gli autodromi sono realtà commerciali che fanno il loro business. E al contempo noi abbiamo tante limitazioni: con circa 105.000 tesserati suddivisi in 1626 moto club siamo una delle prime federazioni italiane, ma siccome il nostro non è sport olimpico, i contributi statali arrivano a coprire solo il 18% del nostro fabbisogno. Ed è chiaro che le spese sono enormi, innanzitutto sotto il profilo assicurativo, cioè su un budget complessivo di circa 25 milioni ne spendiamo 3,8 solo di assicurazioni. E poi proprio in quanto a impianti faccio solo un esempio: avere a disposizione il Mugello per il CIV ci costa 220.000 € più Iva. Se aggiungiamo che dalle case sul progetto giovani non abbiamo nessun tipo di aiuto, abbiamo il quadro della situazione”. Servirebbero partnership coi circuiti, in modo da calmierare i prezzi, “come avviene per l’appunto in Spagna, dove la stessa Dorna interviene in questo aspetto nel rapporto con gli autodromi alcuni dei quali oltretutto hanno partecipazioni pubbliche. E non dimentichiamo che la nostra federazione ha in tutto 23 discipline a cui badare, alcune già citate come il trial il cross, lo speedway, il flat track l’enduro e poi ci sono le moto d’epoca, per esempio, o le gare delle motoslitte. Senza dimenticare l’educazione stradale. In tutto questo dobbiamo autofinanziarci per l’82%”. In definitiva quindi “Talenti Azzurri” funziona più come sistema di individuazione che non di sviluppo dei pilotini migliori. “E in questo senso abbiamo una buona collaborazione con VR46”, ha spiegato Copioli. Ma è ovvio che non possa bastare. Buon per noi e per tutti che anche Enea Bastianini, domenica a Misano, ha raccontato di voler mettere in piedi una sua Academy. Ma a fine carriera, ovviamente.




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