i rischi di ripetere gli errori (e le crisi) del passato


Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.

L’analisi del giorno è dedicata alle regole fiscali dell’Ue. David spiega che, malgrado i timori per l’aumento dei rendimenti sui titoli pubblici e dell’indebitamento degli Stati membri, la Commissione continua a rifiutare di applicare il Patto di stabilità e crescita.

Nel briefing ci occupiamo di sanzioni contro la Russia: in un brutto compromesso, l’Ue è pronta a togliere dalla lista nera due oligarchi vicini a Vladimir Putin, anche se rimane un ultimo ostacolo. Al Consiglio Affari generali di oggi, i ministri torneranno a discutere del bilancio 2028-34. L’Austria con dodici paesi propone un anno di pausa sulla legislazione europea che potrebbe avere effetti negativi sulla competitività. A Google è stata imposta una multa da 400 milioni per aver abusato della geolocalizzazione degli utenti.

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Di David Carretta

Gli Stati membri dell’Unione europea non sono mai stati così indebitati, i tassi di interesse sul debito sovrano stanno salendo e, nonostante i pericoli, la Commissione di Ursula von der Leyen rinuncia al suo ruolo di guardiano delle regole fiscali, correndo il rischio di ripetere gli errori e le crisi del passato. In un rapporto pubblicato ieri, l’European Fiscal Board ha lanciato l’avvertimento. Tra applicazione discrezionale delle regole del Patto di stabilità, anche nella sua versione più blanda in vigore dal 2024, e introduzione di nuove flessibilità per andare incontro alle richieste degli Stati membri, come la Clausola di salvaguardia nazionale per la difesa e l’energia, la Commissione continua a far prevalere le ragioni della politica su quelle della sostenibilità del debito.

“Da un punto di vista politico, questo può essere comprensibile. Ci sono esigenze pressanti. Allo stesso tempo, però, esistono regole volte a garantire la sostenibilità futura del debito”, ha detto il presidente dell’European Fiscal Board, Pieter Hasekamp. “Se ogni volta che accade qualcosa si rimanda l’aggiustamento necessario, si rischia — soprattutto con l’attuale rialzo dei tassi di interesse — di creare una situazione di insostenibilità.”

L’European Fiscal Board è il gruppo di saggi dell’Ue sulle regole fiscali. È un’istituzione indipendente, creata nel 2015 dopo la crisi del debito sovrano che aveva travolto una parte della zona euro. Il compito dei suoi cinque membri — l’olandese Pieter Hasekamp, il tedesco Eckhard Janeba, l’ungherese George Kopits, l’italiana Benedicta Marzinotto e la spagnola Lucía Rodríguez Muñoz — è di vigilare su come la Commissione e i governi applicano le regole del Patto di stabilità e crescita.

rapporto pubblicato ieri è duro. Diversi Stati membri non hanno rispettato le nuove regole. La Commissione ha usato “discrezionalità e indulgenza” per evitare o rinviare l’apertura di procedure per deficit eccessivo, si legge nel documento. L’introduzione di una Clausola di salvaguardia nazionale per la difesa e la sua estensione alle spese per la crisi energetica “rischia di minare la credibilità” del quadro di regole appena riformato.

Nel rapporto vengono citati diversi esempi. La Spagna ha usato la Clausola di salvaguardia nazionale per la difesa prima di spendere per la difesa. La Slovenia ha beneficiato di un nuovo criterio di valutazione introdotto dalla Commissione, non previsto originariamente, che le ha permesso di evitare la procedura per deficit eccessivo. La Commissione ha totalmente chiuso gli occhi sull’Ungheria e sull’aumento del deficit utilizzato a fini elettorali dal governo di Viktor Orbán. L’Italia e altri paesi hanno ottenuto un periodo più lungo per aggiustare i conti pubblici — sette anni invece di quattro — promettendo riforme e investimenti, ma la Commissione finora non ha voluto verificare con attenzione se gli impegni sono stati effettivamente rispettati.

Malta è stata fatta uscire dalla procedura per deficit eccessivo, nonostante la Commissione avesse registrato una deviazione significativa per l’anno passato e quello in corso. Anche per la Germania è stato usato un trucco. “Le previsioni fiscali della stessa Germania giustificano l’apertura di una procedura per deficit eccessivo, ma le proiezioni della Commissione sono più favorevoli di quelle del governo”, ha spiegato Hasekamp.

La Commissione è criticata anche per il modo in cui sta utilizzando la Clausola di salvaguardia nazionale, che permette agli Stati membri di deviare dalle regole fiscali in circostanze eccezionali al di fuori del controllo dei governi. La Commissione ha dato un’interpretazione “piuttosto ampia” che “ha anche consentito ad alcuni Stati membri di includere spese non legate alla difesa”, ha spiegato il presidente del gruppo dei saggi.

Il giudizio sulla scelta di von der Leyen di cedere alle pressioni dell’Italia e di ampliare la clausola alle spese per la crisi energetica è ancora più duro. “La decisione della Commissione di estendere l’ambito di applicazione della Clausola di salvaguardia nazionale all’inizio del 2026 presenta diverse criticità. In primo luogo, la sequenza di eventi che ha portato a tale iniziativa avvalora l’impressione che la Commissione stia assecondando le insistenti richieste di alcuni grandi Stati membri”, si legge nel documento. Alcune misure introdotte dai governi “non sarebbero ammissibili, ma potrebbe risultare politicamente difficile escluderle”. Secondo l’European Fiscal Board “è dubbio se l’obiettivo dichiarato di rafforzare la resilienza e la sicurezza energetica degli Stati membri dell’Ue possa essere considerato un evento eccezionale”.

La clausola sulle spese per la crisi energetica viene chiamata “NEC plus” dai membri dell’European Fiscal Board: “National Escape Clause plus”. E presto potrebbe diventare “NEC plus plus”, perché ha creato un precedente. La Commissione ha ampliato a dismisura il concetto di “eccezionalità”. Un’eccezione porta a un’altra eccezione. “Siamo preoccupati per la credibilità dell’intero quadro normativo: la tendenza sembra infatti essere quella di creare una nuova clausola di salvaguardia — o di estendere quella esistente — a fronte di shock esterni e sfide per la tenuta dei conti pubblici degli Stati membri. Si corre così il rischio che la NEC si trasformi, di fatto, in una sorta di ‘golden rule’ ad hoc”, ha avvertito Hasekamp.

L’Ue non ritiene di essere sull’orlo di una crisi del debito sovrano. Dal 2010-15 si è dotata di nuovi strumenti per la stabilità finanziaria. La Banca centrale europea si è data la possibilità di acquistare titoli pubblici. L’aumento dei tassi di interesse sul debito è in parte dovuto alla concorrenza del debito privato: gli investitori si sono spostati verso il settore dell’intelligenza artificiale, costringendo i governi ad aumentare i rendimenti sui titoli pubblici per attrarre domanda. Tuttavia, i responsabili politici dell’Ue hanno anche la tendenza a non affrontare i problemi in anticipo. Con i mercati è meglio evitare le profezie che si autoavverano. “Siamo preoccupati, non ansiosi”, ha detto il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis.

La situazione politica interna in alcuni Stati membri aumenta i rischi. Con un governo che faticherà ad approvare un bilancio e Marine Le Pen in testa nei sondaggi per le elezioni presidenziali del prossimo anno, il differenziale di rendimento tra i titoli pubblici della Francia e quelli della Germania è salito a 100 punti base, più di Italia e Grecia. Di fronte all’avanzata di Alternativa per la Germania, il cancelliere tedesco Friedrich Merz si troverebbe in difficoltà ad acconsentire all’uso degli strumenti di solidarietà finanziaria dell’Ue.

L’obiettivo del nuovo Patto di stabilità e crescita era prevenire una crisi del debito sovrano, spingendo i governi a ridurre i deficit gradualmente, senza azioni drastiche che potrebbero peggiorare la situazione. Ma se le regole non vengono rispettate dagli Stati membri e se la Commissione rifiuta di applicarle, i pericoli aumentano. “I mercati tendono a guardare le cose per un periodo piuttosto lungo senza fare nulla. Poi a un certo punto si comportano male, si spaventano e si spostano all’estremo opposto”, ha ricordato Hasekamp. “A quel punto è troppo tardi”.

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Scoprite l’analisi della biologa nutrizionista Marion Kaplan in Agriculture Circulaire.

L’analisi di Marion Kaplan

L’Ue divisa sul compromesso per togliere le sanzioni agli oligarchi di Putin — L’Unione europea potrebbe capitolare moralmente su una delle misure più simboliche adottate all’inizio della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, togliendo dalla lista nera delle sanzioni due degli oligarchi più vicini a Vladimir Putin. Alisher Usmanov e Mikhail Fridman da domani potrebbero essere liberi di entrare nel territorio dell’Ue e di recuperare diversi miliardi di euro di beni e attivi finanziari che erano stati congelati.

Dopo un negoziato durato oltre un mese attorno al rinnovo delle liste nere dell’Ue — durante il quale Slovacchia, Francia e Lussemburgo hanno lavorato dietro le quinte usando l’arma del veto per liberare i due oligarchi — un accordo sembrava essere stato raggiunto nel pomeriggio di ieri dagli ambasciatori dei ventisette Stati membri. Per indorare la pillola, il compromesso tra i ventisette prevede di prolungare la durata delle sanzioni individuali da sei mesi a tre anni.

Ma all’improvviso è emerso un ostacolo. La presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue aveva lanciato la procedura per l’approvazione scritta del compromesso. Ieri sera, almeno uno Stato membro – la Lettonia – ha espresso la sua obiezione, bloccando l’approvazione. Così, gli ambasciatori torneranno a riunirsi questa mattina alle 8h00. La procedura scritta per approvare il brutto accordo è stata prolungata fino alle 9h00.

Per l’Ucraina, una decisione inaccettabile — L’appello lanciato appena una settimana fa da Volodymyr Zelensky non è stato ascoltato. “Questo non è certo il momento di revocare le sanzioni, né di proteggere gli oligarchi russi dalle sanzioni, e tantomeno è il momento che l’Europa faccia regali alla Russia”, aveva detto il presidente ucraino. Secondo diverse fonti, Kyiv non è nemmeno stata consultata. “Usmanov e Fridman sono stati inseriti nella lista perché fanno parte del regime aggressivo della Russia che sta conducendo una guerra di aggressione contro l’Ucraina. Cosa è cambiato? Niente”, ha detto ieri il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha: “La cancellazione dalla lista è inaccettabile e invia il segnale sbagliato a Mosca.”

Francia e Lussemburgo usano le sanzioni per risolvere altri guai — La decisione di revocare le sanzioni contro i due oligarchi vicini a Putin ha origine in Slovacchia. Come il suo ex collega ungherese Viktor Orbán in passato, il premier slovacco Robert Fico ha tentato un colpo di mano attraverso il potere di veto, nel momento in cui l’Ue doveva rinnovare il regime di sanzioni individuali che ha permesso di inserire nelle liste nere dell’Ue più di 2.600 individui ed entità coinvolti nella guerra di aggressione della Russia. Un mancato accordo avrebbe fatto saltare le liste.

Fico ha chiesto di togliere i nomi di Usmanov e Fridman, incontrando resistenza. Poi la Francia si è associata su Usmanov, invocando ragioni di sicurezza nazionale e richieste da parte di partner internazionali. Secondo il Financial Times, togliendo il nome di Usmanov, Parigi spera di ottenere la liberazione di cittadini francesi detenuti dall’Azerbaijan. Secondo l’EUobserver, lo scambio prevede la liberazione dell’imprenditore francese Martin Ryan, condannato a dieci anni di carcere a Baku. Anche il Lussemburgo è intervenuto esigendo di togliere il nome di Fridman, che ha avviato una causa legale da 16 miliardi di dollari contro il Gran Ducato per il congelamento dei suoi beni a seguito delle sanzioni.

Geoeconomia

Svolta su un accordo commerciale con le Filippine — La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nel corso della notte ha annunciato una svolta nei negoziati in corso con le Filippine per concludere un accordo commerciale con l’Ue. “Abbiamo appena concordato un accordo di libero scambio Ue-Filippine”, ha scritto von der Leyen su X, dopo una conversazione con il presidente Ferdinand Marcos Jr. “Una svolta e un successo per entrambe le parti”, ha aggiunto Maroš Šefčovič, sottolineando che c’è ampio spazio per aumentare l’attuale livello di scambi nei beni e nei servizi. Mancano ancora alcuni dettagli prima di finalizzare l’accordo di libero scambio. In alcune settimane il testo dovrebbe essere definitivo. Ma politicamente c’è un accordo su tutto quello che conta, inclusi i temi più complicati del negoziato, come tonno in scatola, pollo, maiale e appalti pubblici. La firma è prevista per il 2027, prima della fine del mandato di Marcos. La politica di diversificazione commerciale rappresenta uno dei principali successi di von der Leyen.

Un Consiglio Affari generali per dibattere di bilancio — Oggi i ministri per gli Affari europei terranno la loro prima discussione pubblica dopo l’estate sul nuovo Quadro finanziario pluriennale, il bilancio 2028-34 dell’Ue, durante la riunione del Consiglio Affari generali. La presidenza irlandese dell’Ue ha tenuto una serie di incontri bilaterali con gli Stati membri. Parallelamente il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha incontrato i capi di Stato e di governo di 25 Stati membri.

Le nostre fonti ci hanno detto di aspettarsi alcuni progressi sulla questione delle nuove risorse proprie. Tra i governi sta aumentando la “consapevolezza” che sono necessarie per non far esplodere i contributi nazionali al bilancio dell’Ue, ci ha spiegato una fonte. Ma nessuna svolta è in vista. Durante il dibattito di oggi è probabile che i ministri degli Affari europei ribadiscano le linee rosse dei rispettivi governi.

“Mangiare carne, sì… ma quale carne?” — Mangiare carne fa bene alla salute ed è positivo per il pianeta se l’animale è stato allevato al pascolo e macellato nel rispetto del suo benessere. Un’affermazione che va contro molte idee consolidate. La biologa nutrizionista Marion Kaplan lo sostiene con ancora maggiore convinzione, avendo lei stessa seguito un’alimentazione vegana per tre anni. Lo spiega in un’intervista da leggere su Agriculture Circulaire.

La domanda non è più “bisogna mangiare carne?”, ma “quale carne?”, sostiene Marion Kaplan. “La carne di un animale allevato al pascolo, su un prato vivo, è uno degli alimenti più completi che la natura abbia prodotto per l’essere umano — e una delle pratiche agricole più sensate per il pianeta”, spiega la biologa nutrizionista.

Secondo lei, l’allevamento al pascolo risponde anche a importanti questioni di salute pubblica. “Oggi stiamo spezzando qualcosa di fondamentale — il legame tra un suolo, un animale, un alimento e un corpo — nutrendo gli animali con soia importata dal Sud America, coltivata su terre disboscate. E ci stupiamo che le persone siano malate, stanche, alle prese con un’infiammazione cronica”.

Marion Kaplan conclude la sua riflessione con un auspicio: “Vorrei che la Francia tornasse a essere un Paese contadino. Microfattorie vicino alle città. Verdure di stagione che non abbiano fatto il giro del pianeta. Allevamenti di dimensioni umane, dove gli animali siano allevati e macellati nel rispetto del loro benessere. Sessant’anni fa eravamo così”. Scoprite l’analisi completa su Agriculture Circulaire.

L’Austria e 12 paesi chiedono una moratoria di un anno sulle leggi dell’Ue — Il Consiglio Affari generali di oggi si ritroverà a discutere di una strana proposta. Nell’ambito dell’esercizio di semplificazione delle regole dell’Ue, l’Austria insieme a un gruppo di altri 12 paesi propone “un anno europeo dedicato all’attuazione e al consolidamento, incentrato principalmente sull’attuazione della normativa vigente, sulla semplificazione, sull’interoperabilità, sulla valutazione dell’onere cumulativo, sulla convergenza nell’applicazione delle norme, sulla riduzione degli obblighi di comunicazione ridondanti e sulle modifiche legislative indispensabili.”

Cosa significa? Di fatto una moratoria di un anno per la nuova legislazione che potrebbe avere un impatto sulla competitività delle imprese. “Un simile periodo consentirebbe di fare il punto della situazione normativa prima che si sovrappongano nuove politiche e permetterebbe di allineare meglio la futura attività legislativa alle evidenze emerse dalla prassi attuativa”, si legge in un documento informale firmato anche da Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Slovenia e Slovacchia.

Un’alleanza di Stati membri per ridurre la burocrazia nazionale — L’Austria è decisamente attiva sul fronte della semplificazione. Ieri ha anche lanciato insieme all’Italia l’Alleanza per la riduzione del carico burocratico. All’incontro inaugurale hanno partecipato rappresentanti di Austria, Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia, oltre al commissario responsabile per la semplificazione, Valdis Dombrovskis.

Uno dei punti della dichiarazione congiunta riguarda le direttive dell’Ue. I paesi che partecipano all’Alleanza si impegnano a recepirle rapidamente e in modo semplice, evitando il cosiddetto “gold-plating”. Si tratta delle regole introdotte a livello nazionale dai governi degli Stati membri, che appesantiscono ulteriormente le norme delle direttive europee, creando ostacoli nel mercato interno. Il problema ha origine nelle capitali nazionali, non a Bruxelles.

400 milioni di multa a Google per aver tracciato la posizione degli utenti — L’Autorità irlandese per la protezione dei dati ieri ha inflitto a Google una multa di 403 milioni di euro per le sue attività di tracciamento della posizione attraverso la geolocalizzazione e ha ordinato all’azienda di conformarsi al Regolamento generale sulla protezione dei dati entro sei mesi. La decisione è arrivata quasi otto anni dopo una serie di denunce presentate contro Google dalle organizzazioni dei consumatori della rete BEUC. I reclami erano stati presentati a seguito di una ricerca pubblicata da Forbrukerrådet — l’organizzazione norvegese dei consumatori — che illustrava come Google utilizzi un design ingannevole, informazioni fuorvianti e pressioni insistenti per indurre gli utenti Android ad acconsentire al tracciamento costante dei propri spostamenti.

“Questa decisione è una buona notizia per i consumatori: chiama Google a rispondere delle proprie azioni e conferma l’illegittimità del modo in cui il colosso tecnologico ha ottenuto il consenso all’utilizzo dei dati sulla posizione delle persone. Tuttavia, il tempo necessario per giungere a questa conclusione è sproporzionato rispetto alla gravità della violazione”, ha detto Agustín Reyna, direttore generale di BEUC. Secondo l’associazione, i dati di geolocalizzazione rappresentano una delle forme più invasive di sorveglianza commerciale, poiché rivelano ogni sorta di informazione sensibile, come il credo religioso, lo stato di salute, le opinioni politiche o l’orientamento sessuale. “Google ha tracciato per anni centinaia di milioni di consumatori europei per raccogliere quante più informazioni possibili su di loro”, ha spiegato Reyna.

La Commissione propone un “rating energetico” per i data center — La Commissione ieri ha proposto un sistema comune di classificazione per i centri dati con l’obiettivo di aumentare la trasparenza sul loro uso dell’energia e di sostenerne l’integrazione sostenibile nel sistema energetico europeo.

La Commissione riconosce che i centri dati sono essenziali per il futuro digitale dell’Europa, ancor di più con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’Ue si è fissata l’obiettivo di triplicare la sua capacità di data center nei prossimi cinque-sette anni. “Tuttavia, questa crescita comporta sfide che devono essere affrontate. Oltre a utilizzare più energia, un aumento dei centri dati potrebbe esercitare una pressione supplementare sulle reti elettriche e sull’uso di risorse naturali, come l’acqua, e contribuire ad aumentare le emissioni di carbonio”, ha spiegato la Commissione.

Il rating dei data center dovrebbe contribuire ad avere informazioni trasparenti sull’uso effettivo delle risorse come energia e acqua. Le regole si applicheranno ai data center con una capacità superiore a 500 kW. “La sovranità digitale deve andare mano nella mano con la responsabilità energetica”, ha detto il commissario responsabile, Dan Jørgensen. Il rating dovrebbe incentivare le aziende a costruire data center più efficienti dal punto di vista energetico e idrico. Ma c’è anche il rischio che scoraggi gli investimenti nei data center ad alta capacità.

La Corte dei conti lancia l’allarme su intrusioni esterne nelle reti finanziate dall’Ue — Un nuovo rapporto della Corte dei conti europea lancia l’allarme sulla mancanza di controlli sufficienti sull’erogazione dei fondi dell’Ue per la cybersicurezza. Tra il 2021 e il 2027, 1,4 miliardi di euro del Programma Europa digitale sono destinati alla cybersicurezza. I beneficiari delle sovvenzioni di questo programma sono responsabili della valutazione della proprietà e del controllo dei terzi che ricevono sostegno finanziario.

Ma il Centro europeo di competenza per la cybersicurezza di Bucarest, un’agenzia esecutiva dell’Ue creata nel 2021, non verifica queste valutazioni, afferma il rapporto. “Di conseguenza, le infrastrutture sensibili, i dati operativi e le tecnologie critiche per la sicurezza potrebbero essere esposte a rischi di sicurezza”, avvertono gli auditor, indicando il rischio di intrusione o influenza da parte di Stati non appartenenti all’Ue, o di condivisione di informazioni sensibili in materia di sicurezza con autorità extra-europee.

In generale, il sistema dell’Ue per la protezione del suo cyberspazio soffre di un problema perenne: “lo scambio insufficiente di informazioni” tra le autorità nazionali e gli organismi dell’Ue, un vero e proprio “tallone d’Achille dell’intero sistema”, poiché le leggi sulla sicurezza nazionale di alcuni Stati membri limitano le informazioni che possono essere condivise. “Ciò significa che le reti dell’Ue potrebbero avere difficoltà a rilevare tempestivamente le minacce e a coordinare una risposta efficace”, concludono gli auditor.

Accade oggi

  • Consiglio Affari generali

  • Consiglio europeo: il presidente Costa a New York per l’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite; discorso alla conferenza di alto livello sulla soluzione dei due Stati

  • Commissione: la presidente von der Leyen a New York per l’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite; partecipa al Dialogo di alto livello sulla protezione dei diritti dei bambini di fronte all’IA

  • Servizio europeo di azione esterna: l’Alto rappresentante Kallas a New York per l’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite; partecipa a un evento sulla Sicurezza alimentare globale e il Mar Nero

  • Commissione: il commissario Tzitzikostas partecipa a InnoTrans a Berlino

  • Commissione: il commissario Hansen riceve Farm Europe

  • Commissione: la commissaria Albuquerque visita il Collegio d’Europa

  • Consiglio: riunione del Comitato politico e di sicurezza

  • Eurostat: prezzi dei carburanti ad agosto; dati sull’importazione di prodotti energetici nel secondo trimestre; statistiche sullo sport nell’Ue

Alcuni testi del Mattinale Europeo sono tradotti con strumenti di intelligenza artificiale, ma sono tutti redatti e verificati da persone in carne e ossa. Sia l’IA sia gli esseri umani possono commettere errori. Grazie per le vostre segnalazioni: ci aiutano a correggerli e a migliorarci.

Il Mattinale Europeo è una newsletter di informazione edita da DC NEXUS EUROPE Srl. David Carretta ne è il direttore responsabile. Per sponsorizzazioni o contatti: dcnexuseurope@gmail.com


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