Rethink transition: perchè la transizione sostenibile è un vantaggio competitivo in un mondo frammentato


Rethink transition

In un’economia globale segnata da tensioni geopolitiche e vincoli sulle risorse, la transizione sostenibile sta diventando un vantaggio competitivo decisivo. Sfide come la sovranità energetica, l’accesso ai materiali critici e la sicurezza alimentare stanno evidenziando i limiti dei modelli economici tradizionali. Rafforzando la resilienza, riducendo le dipendenze e stimolando l’innovazione, la sostenibilità offre un modo per affrontare l’incertezza e creare valore nel lungo periodo. 

Gli ultimi 12 mesi hanno evidenziato un netto paradosso. Mentre gli Stati Uniti hanno rafforzato il sostegno ai combustibili fossili e a un’agenda legata alla “vecchia economia”, le principali economie emergenti – a partire dalla Cina – hanno accelerato la transizione verso modelli sostenibili. Europa e Giappone, frenati da dipendenze economiche e questioni di sicurezza, continuano invece a faticare nel conciliare alleanze geopolitiche e ambizioni climatiche.

Nel frattempo, il tempo a disposizione per il clima si riduce sempre di più. Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, portando il mondo verso un aumento delle temperature di 2,8°C, o tra 2,3°C e 2,5°C anche nel caso in cui tutti gli impegni nazionali venissero rispettati. Eppure, gli impegni climatici delle imprese restano solidi, con un numero crescente di aziende che adottano Science-Based Targets nonostante il mutare delle priorità politiche (vedi grafico 1). 

Anche il costo dell’inazione continua ad aumentare. Secondo S&P Global, entro il 2050 i rischi fisici legati al cambiamento climatico potrebbero costare alle maggiori aziende mondiali fino a 1,2 trilioni di dollari all’anno. Allo stesso tempo, le tecnologie verdi stanno avanzando rapidamente, spinte in larga parte dalla leadership cinese nelle soluzioni pulite a basso costo. Parallelamente, le tensioni geopolitiche stanno rafforzando l’urgenza della transizione.

Energia: rinnovabili e nucleare tornano al centro

Un trend è emerso chiaramente nel 2025: il sistema energetico globale sta progressivamente uscendo dall’era dei combustibili fossili. Le vulnerabilità emerse dal recente conflitto in Medio Oriente potrebbero accelerare ulteriormente questo processo.

La domanda di elettricità cresce a una velocità doppia rispetto alla domanda energetica complessiva, trainata da intelligenza artificiale, espansione dei data center e manifattura avanzata. Questi settori assorbono oggi circa due terzi degli investimenti energetici globali, segnalando una trasformazione strutturale e non una transizione in rallentamento.

Negli Stati Uniti la resistenza politica verso alcune tecnologie green si è intensificata, in particolare nei confronti dell’eolico offshore. Ritardi autorizzativi e limiti nelle connessioni alla rete continuano a pesare su solare ed eolico, nonostante alcune recenti decisioni legali abbiano riaperto un numero limitato di progetti. Tuttavia, nel 2025 le big tech hanno registrato livelli record di acquisto di energia pulita: Meta e Alphabet, da sole, hanno contrattualizzato energia rinnovabile equivalente al fabbisogno della Danimarca, trend proseguito anche nel 2026.

Fuori dagli Stati Uniti, le rinnovabili stanno coprendo gran parte della nuova domanda energetica globale grazie alla loro competitività economica. Il solare utility-scale resta la fonte di energia meno costosa al mondo, seguito dall’eolico onshore, mentre tecnologie più costose come la geotermia stanno guadagnando terreno. India e altri Paesi emergenti stanno accelerando gli investimenti su larga scala, sostenuti dall’abbondanza di risorse e dal calo dei costi tecnologici.

L’Europa continua ad aumentare la capacità di energia pulita rafforzando al tempo stesso le ambizioni climatiche. Nel marzo 2026 l’Unione Europea ha adottato un obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 e ha confermato il target minimo del 42% di energia rinnovabile entro il 2030. Dopo la crisi energetica del 2022, l’energia pulita è diventata anche una strategia geopolitica e industriale per il continente.

A livello globale, molti Paesi stanno tornando a puntare sul nucleare. Il Giappone sta riavviando i reattori e la Germania ha riconosciuto i limiti del phase-out nucleare. Nel 2025 erano in costruzione oltre 70 gigawatt di nuova capacità nucleare – il livello più alto degli ultimi trent’anni – soprattutto in Cina, Russia, India e Corea del Sud. Una delle novità più rilevanti del 2025 è stata inoltre l’emergere commerciale dei piccoli reattori modulari (SMR), evidenziato dal primo accordo di fornitura energetica tra Alphabet e Kairos Power per alimentare data center.

In Asia, la Cina domina l’intera catena del valore dell’energia pulita – dal solare all’eolico, dalle batterie ai minerali critici fino ai sistemi di accumulo – definendo di fatto prezzi e velocità della transizione globale. L’espansione della produzione di batterie, l’innovazione chimica e la diversificazione dei minerali rappresentano la nuova frontiera competitiva. Stati Uniti ed Europa stanno cercando di sviluppare capacità produttive domestiche attraverso strategie industriali mirate. Nel marzo 2026, Europa e Australia hanno concluso uno storico accordo di libero scambio per rafforzare le supply chain dei minerali critici.

Mobilità elettrica: una nuova accelerazione

Il 2025 ha mostrato forti contrasti per il settore dei veicoli elettrici. Negli Stati Uniti, le vendite di nuovi EV sono diminuite del 40% nell’ultimo trimestre rispetto all’anno precedente dopo la cancellazione degli incentivi fiscali federali. Nonostante questo, lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica è proseguito e, con prezzi del carburante superiori ai 4 dollari al gallone, il 2026 potrebbe segnare una ripresa del mercato. Anche la rapida diffusione dei programmi di robotaxi in diversi Stati americani potrebbe aprire una nuova fase di domanda per i veicoli elettrici.

In Europa, i policymaker hanno ammorbidito le regole sul phase-out dei motori a combustione interna per proteggere i produttori automobilistici europei, ma la domanda dei consumatori è rimasta resiliente: i veicoli elettrici a batteria hanno raggiunto una quota di mercato del 17,4%, destinata a crescere ulteriormente dopo il conflitto in Medio Oriente. Il Carbon Border Adjustment Mechanism dell’UE potrebbe inoltre proteggere i produttori europei e incentivare le aziende cinesi a localizzare la produzione in Europa, in particolare in Ungheria, Turchia e Spagna.

La Cina ha ulteriormente consolidato il proprio ruolo di superpotenza globale dell’auto elettrica, trainando la crescita anche nei mercati emergenti. Le vendite di EV sono aumentate rapidamente in Indonesia, Vietnam e Messico, mentre BYD è diventato il maggiore produttore mondiale di veicoli elettrici. A livello globale, nel 2025 sono stati venduti 20,7 milioni di EV, pari al 25% delle nuove immatricolazioni.

I fondamentali del settore continuano inoltre a rafforzarsi. Le nuove tecnologie per le batterie stanno riducendo la dipendenza dai materiali critici e aumentando la durata dei sistemi di accumulo, mentre i prezzi delle batterie dovrebbero diminuire sensibilmente nei prossimi cinque anni, portando i veicoli elettrici a raggiungere – o superare – la competitività economica rispetto ai motori tradizionali.

Oltre al trasporto su strada, anche il settore ferroviario ha compiuto un importante salto tecnologico nel 2025. Gli operatori hanno accelerato su automazione digitale, manutenzione predittiva e sistemi autonomi per la manutenzione delle linee ferroviarie. Il trasporto merci multimodale si sta espandendo, con le ferrovie sempre più integrate nelle reti logistiche globali. Con il 45% dell’attività ferroviaria mondiale già elettrificata tramite energia pulita – contro appena il 2-3% negli Stati Uniti – il trasporto ferroviario sta decarbonizzando molto più rapidamente rispetto ad aviazione, autotrasporto e trasporto marittimo.

Efficienza e circolarità per ridurre le dipendenze

La transizione verso un’economia circolare, efficiente, inclusiva e pulita (CLIC®) dipende sempre più dai pilastri dell’efficienza e della circolarità, soprattutto in regioni caratterizzate da scarsità di risorse come l’Europa. Le interruzioni delle supply chain causate da guerre, dazi commerciali o altre tensioni hanno dimostrato la vulnerabilità dei modelli attuali. Efficienza energetica, riciclo e progettazione circolare devono quindi passare da miglioramenti incrementali a pratiche standard.

L’intelligenza artificiale sta emergendo come un potente acceleratore di questo cambiamento. Applicata ai sistemi energetici, al food e alla mobilità, l’AI potrebbe ridurre le emissioni globali di CO2 di 3,2-5,4 gigatonnellate all’anno entro il 2035, compensando oltre tre volte le emissioni previste dei data center. Anche il contesto normativo sta sostenendo questa trasformazione, favorendo allo stesso tempo lo sviluppo industriale. In Francia, ad esempio, gli impianti per il riciclo delle batterie stanno contribuendo alla riqualificazione di ex aree industriali nel Nord del Paese, nel Rhône-Alpes e nel Sud-Ovest.

Parallelamente, le imprese stanno adottando intelligenza artificiale, robotica e digital twin per migliorare l’efficienza produttiva, ridurre i consumi energetici e tagliare le emissioni dirette e indirette. La circolarità viene sempre più interpretata non come un vincolo ambientale, ma come un driver di competitività e resilienza.

Nutrire 10 miliardi di persone in un pianeta sempre più caldo

Mentre le politiche energetiche e della mobilità si stanno frammentando lungo linee geopolitiche, la produzione alimentare resta uno dei pochi temi su cui esiste ancora un ampio consenso globale. Con la popolazione mondiale destinata ad avvicinarsi ai 10 miliardi entro il 2050 e il cambiamento delle abitudini alimentari che aumenta la pressione sulle risorse, la produzione agricola dovrà crescere rapidamente. Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, la produzione dovrà aumentare di quasi il 50% rispetto ai livelli del 2011.

Tuttavia, il modello agricolo che in passato aveva garantito aumenti di produttività sta oggi mostrando i propri limiti. Decenni di monocolture intensive hanno degradato i suoli, ridotto la biodiversità e aumentato l’inquinamento, mentre il cambiamento climatico – attraverso siccità, alluvioni e ondate di calore – sta aggravando ulteriormente le criticità.

L’agricoltura rigenerativa sta emergendo come una delle risposte più credibili, anche in un contesto di minore accesso ai fertilizzanti. Gli agricoltori che combinano tecniche no-till e colture di copertura possono ottenere raccolti superiori di circa il 20% rispetto all’agricoltura convenzionale, con vantaggi che tendono ad ampliarsi durante gli anni di siccità (vedi grafico 3). Allo stesso tempo, si riducono i costi produttivi, migliora la salute del suolo e aumenta la biodiversità.

L’adozione di questi modelli è già significativa. Si stima che tra 250 e 270 milioni di ettari – quasi un quinto delle superfici agricole globali – siano oggi gestiti secondo principi di agricoltura conservativa, quota che potrebbe raggiungere il 50% entro il 2050. Durante la COP28, 26 aziende del settore agroalimentare si sono impegnate a convertire 160 milioni di ettari entro il 2030, stanziando oltre 2 miliardi di euro.

Anche il razionale economico appare sempre più solido. Gli agricoltori che adottano sistemi no-till e cover crop possono ottenere rendimenti superiori dal 10% al 30% rispetto ai competitor tradizionali, riducendo al tempo stesso i costi produttivi. Per le aziende della filiera alimentare, sostenere questa transizione significa costruire supply chain più produttive, resilienti e meno esposte ai rischi climatici.

Nel settore alimentare, come in quello energetico, la transizione non rappresenta un costo ma un vantaggio competitivo per chi si muove per primo.

In sintesi 

La transizione sostenibile sta accelerando verso un cambiamento integrato, in cui convergono clima, natura, risorse e stabilità sociale.

Oggi la transizione viene interpretata sempre più come una questione di competitività e sicurezza, e non soltanto di politica ambientale. Nonostante le divergenze politiche, lo slancio resta guidato da Cina, mercati emergenti e impegni delle imprese, mentre la crescita della domanda energetica – alimentata da AI, data center ed elettrificazione – sta accelerando lo sviluppo delle rinnovabili e il ritorno del nucleare.

La diffusione dei veicoli elettrici continua a crescere a livello globale grazie al calo dei costi delle batterie, mentre efficienza e circolarità supportate dall’intelligenza artificiale stanno riducendo dipendenze dalle risorse e rischi sulle supply chain. Nel settore alimentare, l’agricoltura rigenerativa si sta espandendo per aumentare produttività e resilienza in un contesto climatico sempre più complesso.

Per gli investitori, le opportunità si concentrano oggi attorno a indipendenza energetica, risorse critiche, infrastrutture circolari e filiere industriali e alimentari resilienti.


Florence Kiss, Sustainability Expert, Sustainable Investment Team, Lombard Odier
Nathalie Chanteclair, Sustainability Expert, Sustainable Investment Team, Lombard Odier 

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 Maria Giovanna Lahoz

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