Nella serata odierna, la sala Giuditta Levato del Consiglio Regionale della Calabria ha ospitato l’incontro sulla riapertura dell’inchiesta sulle navi dei veleni da parte della Commissione Ecomafie. L’evento è stato promosso dal PD Calabria con l’obiettivo di porre l’attenzione su una vicenda che continua a rappresentare una delle pagine più controverse della storia ambientale italiana e che interessa direttamente la Calabria. Le “navi dei veleni” sono navi sospettate di essere state usate per occultare rifiuti tossici e, secondo alcune ipotesi investigative, anche materiali radioattivi, attraverso affondamenti nel Mediterraneo tra gli anni Ottanta e Novanta. Il fenomeno si inserisce nel più ampio traffico illecito di rifiuti industriali, favorito da organizzazioni criminali e da complicità economiche e istituzionali ancora in parte controverse.
Le navi dei veleni in Calabria: affondamenti sospetti e la morte di Natale De Grazia
Il legame con la Calabria nasce soprattutto da alcuni episodi avvenuti lungo le sue coste:
- la Jolly Rosso, una nave utilizzata per il trasporto di rifiuti e poi arenatasi nel 1990 vicino ad Amantea (Cosenza), è diventata uno dei simboli della vicenda; il suo carico e le circostanze dell’incidente alimentarono sospetti su possibili traffici illeciti.
- il caso della nave Rigel, affondata nel 1987 al largo di Capo Spartivento (Reggio Calabria), è stato oggetto di un procedimento giudiziario che ha accertato l’affondamento fraudolento, anche se il tema dei rifiuti radioattivi resta legato soprattutto alle ipotesi investigative e alle testimonianze raccolte negli anni.
- la zona di Cetraro, sulla costa tirrenica cosentina, è stata al centro di grande attenzione dopo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Fonti sulla presunta presenza di una nave affondata con rifiuti pericolosi.
Le inchieste hanno ipotizzato un intreccio tra smaltimento illegale di rifiuti, interessi economici, criminalità organizzata (in particolare la ’ndrangheta) e possibili depistaggi, ma non tutte le accuse e le ricostruzioni più estreme sono state dimostrate giudiziariamente.
Natale De Grazia è una delle figure centrali nella vicenda delle “navi dei veleni”, perché fu l’ufficiale incaricato di approfondire i possibili traffici illegali di rifiuti pericolosi legati agli affondamenti sospetti nel Mediterraneo.
De Grazia, capitano di fregata della Guardia Costiera, originario di Catona (Reggio Calabria), faceva parte del pool investigativo coordinato dalla Procura di Reggio Calabria che indagava sulle cosiddette “navi a perdere”: navi che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state fatte affondare con carichi di rifiuti tossici o radioattivi per smaltirli illegalmente in mare.
Nel dicembre del 1995, mentre viaggiava verso La Spezia per una missione investigativa, De Grazia morì improvvisamente durante il viaggio. La causa inizialmente indicata fu un arresto cardiocircolatorio; successivi approfondimenti medico-legali sollevarono dubbi e indicarono elementi compatibili con una causa tossica, alimentando interrogativi mai completamente chiariti.
La conferenza sulla riapertura delle indagini
Irto: “delle navi dei veleni non se ne parlava più, vogliamo dibattito e verità”
Ad aprire i lavori è stato Nicola Irto, segretario regionale del Pd Calabria e componente della Commissione parlamentare Ecomafie, che ha dichiarato: “presentiamo la Riapertura delle indagini sulle Navi dei veleni da parte della Commissione Ecomafie. Sandro Ruotolo ha portato il caso delle navi dei veleni anche a Bruxelles. Legambiente è stato il soggetto che organizzò, il 12 dicembre, un evento sulla ricorrenza della scomparsa del comandante De Grazia, in cui uscì fuori una nuova attualità del caso, a metà maggio l’inchiesta è stata riaperta. Abbiamo voluto dare notizia pubblica di questo tema, perchè se ne parla troppo poco. Oggi li strumenti sono diversi, il Parlamento può usare strumenti tecnologici nuovi, le università hanno fatto passi da gigante.
Un dato importante è quello sulle malattie oncologiche. Nessuno può dire che siano legati alle navi dei veleni, nessuno può dire il contrario. Dati drammatici. Bisogna discutere anche del gigantesco problema delle malattie oncologiche che investe la nostra regione. Il Parlamento ha gli strumenti per mettere assieme un lavoro integrato fra inchiesta, parte giudiziaria e il tema della sanità, della prevenzione che non c’è, dei dati che mancano, tutto questo va messo all’interno di una nuova riapertura dell’inchiesta. Inchiesta che presentiamo in Calabria che è straordinariamente presente sul tema della nave dei veleni con tanti affondamenti di navi, in Calabria esiste la ‘ndrangheta che potrebbe essere legata alle navi dei veleni. Vogliamo che ci sia un dibattito pubblico, costruirsi una consapevolezza diffusa, avere chiaro che ci sono problemi enormi non solo rispetto al passato, ma che coinvolgono presente e futuro.
Abbiamo un personaggio straordinario che ha pagato con la vita questa vicenda, il comandante Natale De Grazia. Se l’Europa si occupasse del mare calabrese, non solo per le quantità di pesce spada pescato, ma sulle vicende drammatiche, penso che facciamo un gigantesco servizio pubblico ai cittadini calabresi.
In merito al nucleare, in Parlamento abbiamo una proposta di legge totalmente irrealizzabile, si prevede il nucleare di 4ª generazione che è in fase di ricerca. In Italia non c’è il deposito Nazionale per il materiale nucleare, non abbiamo un luogo in cui smaltire la parte radioattiva sanitaria che è nulla, figuriamoci se domani mattina può partire il nucleare in Italia“.
Rando: “ci sono atti da desgretare e capire quali rapporti ci sono tra navi dei veleni e morte De Grazia”
Enza Rando, relatrice dell’inchiesta parlamentare sulle navi dei veleni nella Commissione Ecomafie, ha dichiarato: “il PD ha sempre sostenuto questa riapertura della Commissione che riguardasse le navi dei veleni, collegata con lo strano decesso del Capitano Natale De Grazia. Questa Commissione ha poco tempo per fare una relazione ad hoc o un capitolo importante per chi verrà dopo. Ringrazio Legambiente con cui mi sono già incontrata. Cosa si sta facendo? Siamo partiti da poco. Ci sono già 3 relazioni apposite che nel corso degli anni la Commissione Ecomafia ha svolto. In esse ci sono criticità. Stiamo cercando atti segretati, audizioni importanti. Alcune criticità necessitano approfondimenti. Va analizzato il rapporto fra nave dei veleni e le ombre sulla morte di Natale De Grazia. Ci sono alcuni atti da desegretare, ci possono far capire se ci sono elementi che non sono stati ben approfonditi. Ci sono strumenti nuovi per un approfondimento e una perlustrazione dei fondali con tecniche diverse. Non si può non dire che non ci sia un collegamento fra malattie oncologiche e rifiuti tossici. Si possono aprire linee di indagini da consegnare a chi viene dopo per approfondire“.
Parretta: “637 navi affondate nel mondo, nel Mediterraneo appena 88 relitti”
Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, ha dichiarato: “Legambiente non si è mai fermata, abbiamo sempre perseguito la verità, la giustizia, è un percorso iniziato negli anni 90, quando Legambiente ha coniato il termine Ecomiafia, quando erano evidenti traffici di rifiuti tossici fra Nord e Sud e la ‘ndrangheta accumulava fortune inquinando i territori, anche grazie all’assenza della parola ‘ambiente’ dal codice penale.
Si parla di ben 637 navi scomparsi in tutto il mondo. Nel Mediterraneo non c’è certezza, secondo alcune fonti 52, secondo altre 55, secondo la Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti sarebbero 39. Tra queste la Rigel affondata a largo di Capo Spartivento, Reggio Calabria. Nessuno ha provato a recuperare i relitti. Dovrebbero giacere circa 88 relitti. De Grazia indagava su questo, aveva messo in fila i punti di affondamento, aveva tracciato le possibili rotte. Da quel momento in poi ci sono stati progressi, arresti, buchi neri in questa inchiesta per cui De Grazia ha perso la vita. È una storia buia, attraversata da lampi di luce intermittente come per l’inchiesta dei magistrati di Paola, o dalla Commissione Bratti che ha confermato l’esistenza e la gravità del fenomeno delle navi dei veleni ma ha confermato la difficoltà nel ricostruire questa rete criminale.
La decisione di riaprire l’inchiesta è importante. Un rilievo importantissimo lo assume l’attività di ricerca finalizzata a individuare i relitti di queste navi, cariche di rifiuti anche radioattivi, di cui si sospetta l’affondamento doloso. Abbiamo proposto di concentrare l’attenzione su nove navi a perdere, suggerendo un approfondimento sull’area di Cetraro. Quello che Legambiente chiede, dopo anni di opacità, è di procedere con determinazione. La verità è importante per colpire un sistema criminale in cui le Ecomafie fanno affari d’oro con un ruolo di primo piano nei reati ambientali.
L’intercettazione telefonica fra due potenti boss della ‘ndrangheta mi ha colpito molto. Uno dei due dice: ‘basta essere furbi, aspettare giornate di mare mosso, nessuno se ne accorga’. L’altro chiede: ‘e il mare?’. Il primo risponde: ‘che ce ne fotte? Pensa ai soldi, il mare lo andiamo a cercare da un’altra parte’. Noi il mare non andiamo a cercarlo da un’altra parte, chiediamo verità e giustizia“.
Clausi: “attenzione alle scorie nucleari e l’effetto che avranno sul mare”
Il giornalista Massimo Clausi ha spiegato: “perchè parlare oggi delle navi dei veleni, che è estate, che arrivano i turisti… è importante perchè assume una rilevanza particolare. C’è un concetto di fondo, lo smaltimento delle scorie nucleari. Il tema ha una nuova rilevanza nel dibattito pubblico, nel momento in cui c’è una crisi energetica senza precedente, con rincaro di carburante, lo Stretto di Hormuz che non si riesce a liberare, c’è chi torna a parlare di energia nucleare. Energia che noi italiani abbiamo bloccato con un Referendum. Si parla di nucleare pulito oggi, ma non è così. Non c’è una soluzione scientifica per smaltire le scorie nucleari. Possiamo conservarle nel miglior modo possibile. Uno dei modi migliori è metterli in luoghi stabili come i fondali del Mediterraneo che sono sabbiosi, poi vedremo fra 1000 anni. Ma non sappiamo l’effetto che avranno sul mare questi contenitori. Non sappiamo quanto quei fusti gettati dalla ‘ndrangheta dureranno o subiranno l’usura del tempo. Proprio per questo è bene parlare di questa roba“.
Cordova: “attenzionare la ricaduta sul territorio. Reggio Calabria deve riappropriarsi di Natale De Grazia”
Il giornalista Claudio Cordova ha spiegato: “per me il tema delle navi dei veleni è cruciale. Tutte queste storie le inquadro in un lungo disegno criminale che ha visto la Calabria come teatro, in passato la Calabria è stata un laboratorio criminale tra organizzazioni criminali. Alcuni ‘ndranghetisti della Piana dichiaravano che sotto ogni albero di ulivo c’è qualcosa di interrato. C’è uno scempio del territorio, qualcosa di legato alla salute di tutti. Occuparsi di ‘ndrangheta vuol dire occuparsi di mancanza di servizi, di una classe dirigente non degna di questo nome, di problemi con i trasporti. Qui parliamo di navi affondate cariche di rifiuti radioattivi, servizi segreti, la vicenda di Ilaria Alpi. C’è l’aspetto della ricaduta sul territorio.
La riapertura dell’inchiesta è ovvio che non sia un ricercare nel passato, è un’opera di memoria sul territorio. Ieri abbiamo commemorato, giustamente, Paolo Borsellino in ogni città della Calabria. Tutti i territori fanno memoria rispetto ai propri drammi. L’unico territorio, generalizzo, che fatica e ha fastidio a fare i conti con quei legami occulti di cui le navi dei veleni sono uno degli anelli della catena è la Calabria. E questo è inaccettabile. Sicilia e Campania hanno fatto qualche passo avanti quando hanno iniziato a fare i conti con il loro passato oscuro, fatto di legami inconfessabili.
Ricordo quando il governo Renzi desegretò alcuni atti dei servizi segreti. Già a metà degli anni 90 c’erano le tracce della ‘ndrangheta, spesso come manovalanza di menti raffinatissime. Ricordo una nota del SISMI del placet di Giuseppe Morabito per interrare rifiuti ad Africo. E non è un caso che Africo sia una delle aree maggiormente colpite da quell’incidenza oncologica.
Io non ho conosciuto Natale De Grazia. Ma tra le motivazioni che mi hanno spinto a occuparmi di questi temi c’è una connessione a distanza. In una città in cui lo sport preferito è il disimpegno e strizzare l’occhio alla ‘ndrangheta, abbiamo avuto un uomo, non un supereroe, un uomo, che ha continuato a fare il proprio dovere. La grande sfiga di Natale De Grazia è stata vivere a Reggio Calabria. Fosse nato altrove avrebbero scritto un romanzo, 5 fiction, una canzone su di lui. Qui a malapena ha il lungomare di Gallico intitolato. Credo che la città debba riappropriarsi di Natale De Grazia, un reggino andato avanti nonostante intorno a sé cadessero macerie ed è morto in circostanze sospette e inaccettabili“.
Ruotolo: “similitudini con Terra dei Fuochi, ma in Calabria serve movimento”
Il parlamentare europeo Sandro Ruotolo ha dichiarato: “ci sono elementi di similitudine con la Terra dei Fuochi. Partiamo dalle cose semplici. Perchè in Campania abbiamo scoperto le cave piene di rifiuti tossici? Perchè l’impresa del Nord trovava conveniente costruire questo traffico alternativo rispetto allo smaltimento autorizzato. Licio Gelli organizzava il traffico negli anni 80. Dobbiamo parlare di questo. E non era solo Nord-Sud, era Est-Ovest, tutto un sistema di incamerare denaro da parte delle imprese, la parte terminale era la ‘ndrangheta.
Affondare una carretta del mare è molto più conveniente. Però c’è un’aggiunta. In Campania c’erano le cave. La forestale ha fatto un lavoro straordinario, ogni anno fotografano con gli aerei il territorio centimetro per centimetro, si sono accorti che a un certo punto le cave non c’erano più, erano piene. Da lì è partita l’inchiesta.
Perchè è nata la terra dei fuochi? Carmine Schiavone era andato a raccontare la terra dei fuochi che era stata segretata perchè c’erano le indagini della magistratura, ma dopo dovevi togliere il segreto a quel materiale raccolto dalla Commissione Ambiente della Camera. Era successo che tante mamme si erano accorte di ritrovarsi con tipologie tumorali di bambini, tutte dalle stesse aree. C’è stata una manifestazione di 100.000 persone, Napolitano ricevette queste mamme.
Qui manca il movimento. Napoli si è ritrovata con una manifestazione partita dalla provincia e non lo sapeva, c’è stato il passaparola. A me ha colpito molto il dato sulle malattie oncologiche in Calabria. Certamente c’è Crotone, ma quante Crotone ci sono? Io industrie qui non ne vedo. La Campania è più industrializzata. Qui c’è l’elemento della ‘ndrangheta che subentra come parte terminale: la cava dell’Aspromonte, le terre.
In Campania abbiamo avuto tanti collaboratori di giustizia, in Calabria no. Devi avere la testimonianza del contadino che in quella notte aveva avuto il traffico di tir. Ma noi sappiamo bene la forza della ‘ndrangheta, del movimento familistico. Di Natale De Grazia ne abbiamo tanti anche noi, come Mancini, investigatore di polizia, morto di leucemia.
Abbiamo bisogno dei giornalisti, del racconto delle piccole storie che possono sembrare enormi. Queste mamme stavano al Gaslini di Genova, erano di Casalnuovo, Acerra, i comuni della Terra dei Fuochi. Costringiamo la Regione al registro dei tumori. I tumori infantili sono legati all’ambiente, è un dato scientifico. Noi parliamo delle Navi dei Veleni: una carretta del mare è piena di amianto.
La tecnologia ci può dare una mano, i satelliti. I siti li conosciamo. Europol ci dice una cosa importante: i reati ambientali sono diventati una priorità investigativa europea perchè a gestirli è la criminalità organizzata. L’Europa di oggi non ama l’Europa, ama il nazionalismo, pensa che la guerra sia la soluzione dei problemi politici, abbiamo una destra nazionalista fortissima, noi siamo lì a fare resistenza. Abbiamo bisogno che ci siano anche gli altri Stati membri a muoversi, che assumano questa iniziativa prioritaria contro le Ecomafie“.
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Mirko Spadaro
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