La settimana dal 5 al 9 ottobre è stata particolarmente volatile per Piazza Affari.
Dopo il tentativo di recupero delle prime sedute, il Ftse Mib ha subito una brusca accelerazione ribassista mercoledì e giovedì, per poi beneficiare venerdì di una reazione sostenuta dal calo del petrolio e dalla parziale distensione dei rendimenti obbligazionari.
L’indice ha terminato l’ottava a 49.746 punti, con una flessione settimanale di circa l’1,5%, dopo essersi mosso tra un massimo di 51.566 e un minimo di 49.106 punti.
Il recupero conclusivo ha limitato le perdite, ma non ha cancellato i segnali di fragilità emersi durante la settimana.
Petrolio e rendimenti tornano a dettare la direzione
Il principale fattore di instabilità è stato ancora una volta il petrolio. Il Brent ha superato temporaneamente i 105 dollari al barile, sostenuto dalle tensioni con l’Iran e dai timori per la sicurezza dei flussi energetici attraverso il Medio Oriente.
Il rincaro del greggio ha riacceso le aspettative d’inflazione e alimentato nuove vendite sui titoli di Stato. Il rendimento del Treasury decennale statunitense ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 2002, mentre la pressione si è trasferita rapidamente su Bund, Btp, titoli francesi e Gilt britannici.
L’aumento dei rendimenti penalizza le azioni attraverso diversi canali:
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incrementa il costo del capitale per imprese e famiglie;
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riduce il valore attuale degli utili futuri;
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rende le obbligazioni più competitive rispetto all’azionario;
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aumenta il rischio di rallentamento economico;
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indebolisce il valore dei portafogli obbligazionari detenuti dalle banche.
L’attenzione degli investitori si è quindi spostata dalla crescita economica alla sostenibilità dei debiti pubblici e alla capacità delle banche centrali di controllare l’inflazione senza provocare una recessione.
I bond vigilantes mettono sotto pressione l’Europa
Le tensioni non hanno riguardato soltanto gli Stati Uniti. Il rendimento del decennale francese ha raggiunto i livelli più elevati dal 2002, mentre lo spread rispetto al Bund è salito durante la settimana intorno a 140 punti base.
Anche il Btp decennale ha superato il 4,60%, con lo spread Btp-Bund tornato sopra quota 110. Piazza Affari ha risentito in modo particolare del movimento perché il Ftse Mib presenta un peso molto elevato del settore finanziario.
I cosiddetti bond vigilantes stanno chiedendo rendimenti più alti ai Paesi caratterizzati da debito elevato, deficit persistenti o difficoltà politiche nel realizzare correzioni di bilancio.
La situazione italiana rimane meno critica di quella francese, ma il mercato ha ricordato che un aumento rapido dei rendimenti rappresenta un rischio anche per Roma, soprattutto in vista delle consistenti emissioni di titoli di Stato previste nell’ultima parte dell’anno.
Banche epicentro delle vendite
Il settore bancario è stato il principale punto debole della settimana. L’indice europeo delle banche ha registrato una delle peggiori flessioni su due sedute degli ultimi mesi, trascinando al ribasso UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Bper e Mps.
Quando i tassi salgono gradualmente, le banche possono beneficiare dell’aumento del margine d’interesse. Se però i rendimenti sovrani crescono troppo rapidamente, iniziano a prevalere gli effetti negativi:
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perdite sui portafogli obbligazionari;
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aumento del costo della raccolta;
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maggiore rischio di insolvenza della clientela;
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peggioramento delle prospettive economiche;
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incremento del rischio sovrano.
Sul comparto ha pesato anche la crescente complessità del risiko bancario italiano.
Mps, il fronte favorevole all’offerta di Intesa si rafforza
La partita su Monte dei Paschi ha registrato nuovi sviluppi. Dopo l’impegno di Delfin, anche Edizione, holding della famiglia Benetton, ha annunciato l’intenzione di aderire all’offerta di Intesa Sanpaolo.
Contemporaneamente, la holding F.G.C. del gruppo Caltagirone ha comunicato che voterà contro i cinque punti della parte straordinaria dell’assemblea Mps del 29 ottobre. Anche Crédit Agricole ha escluso di conferire la propria partecipazione in Banco Bpm all’offerta promossa da Siena.
Queste prese di posizione riducono sensibilmente lo spazio di manovra dell’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, e aumentano le probabilità di successo dell’operazione proposta da Intesa.
La partita non è ancora formalmente conclusa, ma il fronte contrario alle operazioni di Mps su Banco Bpm e Banca Generali è diventato molto consistente.
Energia in controtendenza, tecnologia sotto pressione
Il rialzo del petrolio ha sostenuto i titoli energetici, con Eni tra i principali beneficiari. Il titolo ha superato il triangolo ascendente sviluppato nelle settimane precedenti e ha raggiunto la resistenza dei 25 euro, sostenuto anche da una serie di aumenti dei target price da parte degli analisti.
Sul fronte opposto, il comparto tecnologico ha risentito sia dell’aumento dei rendimenti sia delle indiscrezioni relative a una possibile tassa europea sulle grandi imprese, destinata a colpire soprattutto le Big Tech.
Le vendite hanno interessato in particolare Technoprobe e STMicroelectronics. Per i titoli tecnologici, caratterizzati da valutazioni basate su utili attesi nel lungo periodo, l’aumento del rendimento reale del capitale rappresenta un ostacolo particolarmente rilevante.
Venerdì il sollievo arriva da Trump e dal petrolio
Il clima è migliorato nell’ultima seduta della settimana dopo le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha escluso un intervento militare contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato.
La prospettiva di una temporanea riduzione del rischio geopolitico ha favorito la discesa del petrolio e il recupero dei mercati azionari. Le Borse europee hanno guadagnato circa l’1%, cancellando buona parte delle perdite della seduta precedente.
Il movimento ha mostrato ancora una volta quanto le quotazioni azionarie siano sensibili alla combinazione tra petrolio, inflazione e rendimenti obbligazionari. Il Brent è comunque rimasto vicino a 104 dollari, un livello ancora sufficientemente elevato da mantenere aperto il rischio inflazionistico.
Ftse Mib in ipervenduto: possibile una reazione
Dal punto di vista tecnico, il dato più interessante arriva dal Candle Counter di FTAOnline, che sull’ultima candela settimanale ha raggiunto la soglia di ipervenduto collocata in area -25.
Negli ultimi sei anni questo livello non è mai stato violato in modo significativo. In diverse occasioni ha anticipato una reazione dell’indice, anche se talvolta il ribasso è proseguito ancora per una settimana prima della formazione del minimo.
Il raggiungimento dell’ipervenduto non rappresenta quindi automaticamente un segnale d’acquisto, ma indica che la pressione ribassista è diventata particolarmente intensa e che aumenta la probabilità di un rimbalzo.
I precedenti del 2011, 2016 e 2018 invitano però alla prudenza: in quelle occasioni la discesa del Candle Counter sotto -25 ha accompagnato vere fasi ribassiste, non semplici correzioni.
Il Ftse Mib rimane per il momento sopra la media mobile esponenziale a 50 settimane, attualmente passante intorno a 48.380 punti.
Finché questo sostegno rimane intatto, la discesa può ancora essere interpretata come una correzione all’interno della tendenza rialzista di medio periodo.
Le strategie di “buy on the dip” restano quindi giustificate, anche se caratterizzate da un rischio superiore rispetto ai mesi precedenti.
Una chiusura settimanale sotto 48.380 punti, soprattutto se accompagnata dalla violazione di quota -25 da parte del Candle Counter, cambierebbe invece sensibilmente lo scenario e aumenterebbe il rischio di una correzione più profonda.
Sul lato opposto, un recupero sopra 50.500-51.000 punti rappresenterebbe un primo segnale di stabilizzazione. Per ridurre in modo più convincente la pressione ribassista sarebbe però necessario superare nuovamente l’area 51.500-51.600.
Anche il trading system applicato all’indice e pubblicato nel servizio Mib Big mantiene ancora il segnale rialzista attivato il 13 aprile. Il quadro invita quindi a restare vigili, senza considerare ancora definitivamente conclusa la tendenza positiva.
Per provare gratuitamente il servizio Mib Big è possibile scrivere a ufficiostudi@ftaonline.com.
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