Roma ospita di nuovo gli sforzi diplomatici per la pace in Medio Oriente. Per la seconda volta in mese, nella capitale italiana si incontreranno i mediatori di Stati Uniti, Israele e Libano per consolidare il cessate il fuoco tra Tel Aviv e Beirut e attuare i 14 punti dell’accordo raggiunto a fine giugno. Il focus dei colloqui sarà sulle zone pilota, quelle aree del sud del Paese dei cedri per cui è previsto il ritiro delle forze israeliane si devono ritirare e la ripresa del controllo da parte dell’esercito regolare libanese. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha sentito i capi delegazione, parlando dei progressi fatti nelle ultime settimane e sottolineando come il processo negoziale sia nell’interessa della stabilità dell’intera regione.
Secondo round negoziale
Roma torna al centro degli sforzi diplomatici per la pace in Medio Oriente ospitando fino a mercoledì la due giorni di colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Israele e Libano per risolvere il conflitto nel Paese dei Cedri. Di fatto, un secondo round negoziale ospitato dall’Italia, dopo quello del 14-15 luglio e settimo incontro dall’avvio dei contatti tra le parti ad aprile. Il nodo principale è l’estensione delle “zone pilota” di ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano, che si lega indissolubilmente alla richieste di garanzie rispetto al disarmo di Hezbollah e al controllo del territorio da parte dell’esercito regolare di Beirut.
Smilitarizzazione e ridispiegamento
Il dialogo a Roma – ‘Città della Pace’, come definita nei giorni scorsi dal ministro Antonio Tajani nell’annunciare l’incontro – sarà quindi focalizzato sui meccanismi per verificare l’effettiva smilitarizzazione delle zone pilota e ampliare gradualmente l’area di ridispiegamento delle forze libanesi, con contestuale arretramento di quelle israeliane. Un meccanismo per cui, a quanto si apprende, viene ritenuta necessaria la presenza di una parte terza, indipendente a affidabile. E in questa direzione, secondo media libanesi, l’Italia potrebbe assumere un ruolo, mentre sullo sfondo resta l’auspicio dei libanesi anche di una proroga di Unifil.
Attuare i 14 punti dell’accordo
L’obiettivo del nuovo round è definire l’attuazione dell’accordo raggiunto il 26 giugno, che delinea un percorso in 14 punti per normalizzare le relazioni tra Libano e Israele. L’intesa attribuisce alle Forze armate libanesi (Laf) il disarmo di Hezbollah, con parallelo ripiegamento dell’Idf fuori dal Libano. Il 20 luglio è stato avviato il ridispiegamento dalle Laf nelle due prime zone pilota nel sud del Paese, Froun/Srifa e Zawtar Occidentale. Un risultato che, ha spiegato lo stesso Dipartimento di Stato americano, è il frutto dei negoziati di Roma. Anche questa volta le delegazioni si incontreranno nella blindatissima ambasciata americana di via Veneto. Quelle israeliana e libanese saranno guidate dai rispettivi ambasciatori a Washington, Yechiel Leiter (per Israele), la collega Nada Moawad (per Beirut). Dalle capitali dei Paesi coinvolti sono giunti a Roma anche i capi negoziatori: il vice consigliere per la sicurezza nazionale di Israele, Joseph Draznin, e l’ambasciatore Simon Karam per il Libano.
Sguardo su Gaza
Col Medio Oriente ancora in fiamme lo sguardo dei mediatori non potrà non volgersi a Gaza, dove i raid israeliani non si fermano (almeno 14 le vittime nelle ultime 24 ore). Fatti che hanno spinto l’alto rappresentante del Board of Peace, Nickolay Mladenov a incontrare Benyamin Netanyahu e chiedergli di fermare gli attacchi. E se i ministri Betzalel Smotrich e Orit Struk, del partito Sionismo Religioso, hanno scritto al premier per chiedegli di annullare l’approvazione dell’ingresso nella Striscia delle prime truppe della Forza di Stabilizzazione Internazionale prevista dal piano Trump, una fonte governativa ha fatto sapere che l’Idf “non si ritirerà dall’attuale linea di confine dentro la Striscia e continuerà a contrastare qualsiasi minaccia posta verso i nostri cittadini e soldati”. Mercoledì i vertici dell’Idf terranno una valutazione speciale sulla roadmap del Piano Trump. La riunione sarà incentrata sulle ”linee rosse” da presentare al governo: la garanzia della ”libertà di azione dell’Idf rispetto a minacce che si presentano”, il fatto che le armi palestinesi raccolte andranno consegnate a un organismo non palestinese e il rifiuto di ritirarsi fintanto ché Hamas non sarà completamente disarmato.
Spirito costruttivo
Alla vigilia della sessione negoziale prevista domani a Roma, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto oggi colloqui telefonici con i capi delegazione di Libano e Israele, Yechiel Leiter e Simon Karam. Nel corso delle telefonate, Tajani ha espresso apprezzamento per i primi risultati registrati nelle “zone pilota” dopo i colloqui di luglio e ha incoraggiato le parti a proseguire con spirito costruttivo, individuando soluzioni condivise che consentano di dare piena attuazione all’accordo quadro.
L’impegno italiano
Tajani ha inoltre accolto con favore il ridispiegamento delle Forze armate libanesi nelle aree di Froun-Srifa e Zawtar Occidentale, definendolo un segnale concreto dei passi avanti compiuti. Nel ribadire l’importanza di consolidare il cessate il fuoco tra le parti e di proseguire il percorso negoziale, il ministro ha confermato il sostegno per lo Stato libanese e l’impegno dell’Italia a lavorare, in stretto coordinamento con i partner europei e internazionali, per evitare vuoti di sicurezza dopo la conclusione della missione Unifil e rafforzare le capacità dello Stato libanese.
Stabilità regionale
Tajani ha infine sottolineato che il successo del negoziato rappresenta un obiettivo nell’interesse non solo di Libano e Israele, ma della pace e della stabilità dell’intera regione, invitando le parti a cogliere questa opportunità e a proseguire il dialogo con spirito di responsabilità e di compromesso.
Fonte Ansa
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