Dopo quasi un decennio di negoziati, rinvii e tensioni industriali, Francia e Germania hanno deciso di porre fine allo sviluppo congiunto del Future Combat Air System (FCAS), il caccia europeo di sesta generazione.
La decisione segna uno dei più importanti fallimenti della cooperazione industriale e militare europea degli ultimi anni.
Lanciato nel 2017 e successivamente esteso alla partecipazione della Spagna, il FCAS era stato concepito come risposta totalmente europea ai futuri sistemi aerei da combattimento sviluppati da Stati Uniti, Cina e Russia.
Il progetto avrebbe dovuto sostituire entro il 2040 i caccia Rafale francesi e gli Eurofighter utilizzati da Germania e Spagna, integrando droni autonomi, sensori avanzati e una rete digitale di comando e controllo.
Tuttavia, dietro le ambizioni politiche di autonomia strategica europea si sono progressivamente accumulate divergenze nazionali sempre più profonde.
Un dissidio franco-tedesco
Al centro dello scontro vi sono state le due principali aziende coinvolte nel programma: Dassault Aviation, capofila francese e produttrice del Rafale, e Airbus Defence & Space, rappresentante degli interessi tedeschi e spagnoli.
Le controversie hanno riguardato la leadership del progetto, la distribuzione delle commesse industriali, la condivisione delle tecnologie sensibili e la gestione della proprietà intellettuale.
Dassault ha sempre sostenuto la necessità di mantenere il controllo della progettazione del nuovo velivolo, mentre Airbus ha richiesto una struttura decisionale più equilibrata e una maggiore partecipazione alle attività di sviluppo.
Alle tensioni industriali si sono aggiunte differenze operative tra i due Paesi: la Francia, infatti, necessitava di un velivolo compatibile con le proprie portaerei e in grado di supportare la deterrenza nucleare nazionale, requisiti che non rappresentavano invece una priorità per la Germania.
Con il passare degli anni, tali divergenze hanno reso sempre più difficile definire una visione comune del programma.
Nonostante i tentativi di mediazione promossi dal presidente francese Emmanuel Macron e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, le parti non sono riuscite a raggiungere un compromesso. Berlino e Parigi hanno quindi preso atto dell’impossibilità di proseguire lo sviluppo del caccia comune.
La conclusione del programma rappresenta un duro colpo per le ambizioni europee nel settore della difesa. Il FCAS era considerato uno dei pilastri della cooperazione militare continentale e un simbolo della capacità dell’Europa di sviluppare autonomamente tecnologie strategiche avanzate.
La fine del progetto non implica però l’abbandono completo di tutte le iniziative collegate. Secondo le informazioni diffuse dai governi coinvolti, alcune componenti del programma, in particolare la cosiddetta “Combat Cloud” e diversi sistemi digitali di collegamento tra piattaforme e sensori, potrebbero continuare a essere sviluppate in ambito europeo.
I vantaggi per il GCAP e l’Italia
Sul piano industriale, la cancellazione del FCAS rafforza indirettamente la posizione del Global Combat Air Programme (GCAP), il progetto concorrente guidato da Regno Unito, Italia e Giappone, che punta anch’esso alla realizzazione del caccia di sesta generazione denominato Tempest.
In un contesto in cui il principale progetto europeo concorrente si interrompe, infatti, il GCAP acquisisce maggiore centralità come unica iniziativa occidentale pienamente strutturata nell’avionica del futuro.
Per l’Italia questo si traduce in vantaggi significativi sia industriali che strategici: costi condivisi per una produzione di scala che richiede miliardi di euro, un vantaggio temporale rispetto ai propri alleati europei nella dotazione di questi sistemi e opportunità di crescita per l’industria nazionale della difesa, in particolare per aziende già coinvolte nei programmi Eurofighter e F-35.
Inoltre, la concentrazione degli sforzi sul GCAP potrebbe rafforzare la posizione italiana nella difesa europea e nella Nato, aumentando il peso decisionale di Roma, sempre sperando che quest’ultima riesca ad approfittarne.
I rischi per il GCAP e l’Italia
In tal senso, occorrerebbe prestare attenzione ai rischi di un’eventuale apertura del GCAP all’ingresso di Francia o Germania.
L’ingresso di un attore di primo livello come la Germania o la Francia, entrambi dotati di una forte industria aeronautica e di rigide velleità politiche ed esigenze operative, potrebbe riaprire le stesse criticità che hanno contribuito alla crisi del FCAS.
Tuttavia, anche il GCAP è afflitto da elementi di incertezza, in primis il mancato finanziamento del Regno Unito, in ritardo nella pubblicazione del Defence Investment Plan, legato a un deficit di bilancio stimato in circa 28 miliardi di sterline.
Tema che sta impegnando il premier Starmer più del previsto e che sarà sicuramente in cima all’agenda della premier giapponese Takaichi, in visita in Italia e Regno Unito la prossima settimana.
Proprio negli spazi generati da tali incertezze potrebbero introdursi Parigi e Berlino, alla disperata ricerca di una valida alternativa, con i tedeschi di Airbus più in lizza in base alle ultime indiscrezioni.
Se però anche il GCAP dovesse fermarsi, tanto varrebbe estendere la partecipazione ad altri paesi, anche se con il rischio di ripetere lo stesso esito fallimentare.
Ad ogni modo, la chiusura del FCAS evidenzia come, nonostante la crescente necessità di una difesa comune, le differenze nazionali e gli interessi industriali continuino a rappresentare per l’Unione Europea un ostacolo fondamentale alla realizzazione di grandi progetti strategici condivisi.
I tempi di concordia dell’Eurofighter sono sempre più lontani, e forse, rimpianti.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Francesco Iasevoli
Source link




