CSDDD, Eurosif raccomanda di rafforzare l’approccio risk-based e l’interoperabilità tra standard ESG


Con l’entrata in applicazione della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) rinviata al 2029 in seguito alle modifiche introdotte dal pacchetto Omnibus I, l’attenzione si sposta ora sulle linee guida che la Commissione europea sta elaborando per tradurre gli obblighi di due diligence in indicazioni operative per imprese e investitori.

È in questo contesto che l’European Sustainable Investment Forum (Eurosif) ha presentato il proprio contributo alla consultazione pubblica, avviata dalla Commissione lo scorso luglio, sottolineando come le future indicazioni debbano preservare l’impianto originario della CSDDD, fondato su un approccio basato sul rischio, e garantire coerenza con gli standard internazionali e con il più ampio quadro normativo europeo sulla sostenibilità.

Secondo Eurosif, le linee guida rappresentano l’occasione determinante per evitare interpretazioni divergenti e ridurre gli oneri amministrativi, aiutando imprese e investitori a integrare la due diligence nei processi già esistenti evitando duplicazioni operative.

La prima raccomandazione riguarda la necessità di mantenere la continuità con i principali standard internazionali di due diligence, in particolare i Principi Guida ONU su Imprese e Diritti Umani (UNGPs), le Linee guida OCSE per le imprese multinazionali e gli IFC Performance Standards. Secondo Eurosif, questi strumenti costituiscono ormai da oltre un decennio il riferimento per le imprese che operano sui mercati internazionali e rappresentano una base consolidata sulla quale costruire l’attuazione della CSDDD.

Parallelamente, la Commissione dovrebbe chiarire il rapporto tra la direttiva e le altre normative europee che impongono obblighi di due diligence, come il Regolamento sulla deforestazione (EUDR), il Conflict Minerals Regulation e il Forced Labour Regulation. Consentire il riutilizzo delle valutazioni dei rischi, dei sistemi di monitoraggio e delle evidenze già raccolte permetterebbe infatti di evitare duplicazioni, ridurre i costi di compliance e aumentare la certezza giuridica.

Sebbene le attività di investimento downstream, ossia le attività che si collocano a valle della catena del valore e che, nel settore finanziario, riguardano gli investimenti effettuati dagli operatori finanziari nelle imprese o nei progetti finanziati, non rientrino generalmente nell’ambito di applicazione della CSDDD, Eurosif ritiene che le linee guida dovrebbero contenere indicazioni specifiche anche per gli investitori soggetti alla direttiva o che adottano volontariamente processi di due diligence.

Le Guidelines dovrebbero chiarire come applicare, nel contesto degli investimenti, concetti quali identificazione e prioritizzazione dei rischi, utilizzo della leva (“leverage”), stewardship ed engagement, anche attraverso esempi pratici riferiti ai diversi settori economici. L’obiettivo è favorire un’applicazione omogenea della direttiva e offrire maggiore certezza agli operatori del mercato.

La priorità fondamamtale espressa dal Forum riguarda la necessità di mantenere il risk-based approach, principio cardine della CSDDD e degli standard internazionali da cui trae origine.

Secondo Eurosif, le linee guida dovrebbero evitare interpretazioni che limitino la due diligence ai soli fornitori diretti o ai rapporti commerciali più vicini all’impresa. La valutazione dei rischi deve continuare a concentrarsi sulla gravità e sulla probabilità degli impatti lungo l’intera catena delle attività, evitando che criteri come la vicinanza geografica o contrattuale restringano artificialmente il perimetro dell’analisi.

Per questo motivo, Eurosif chiede che le linee guida chiariscano come la possibilità prevista dall’articolo 8 della CSDDD di concentrare le verifiche sui partner commerciali diretti rappresenti una deroga limitata, applicabile solo in circostanze specifiche, e non un criterio generale per lo svolgimento della due diligence.

Un altro tema centrale riguarda l’interoperabilità del quadro normativo europeo sulla sostenibilità. Secondo Eurosif, le future linee guida dovrebbero chiarire come gli obblighi di due diligence previsti dalla CSDDD si integrino con quelli di rendicontazione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), nonché con la Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR). In particolare, la Commissione dovrebbe esplicitare che la CSDDD disciplina il processo di due diligence, la CSRD ne regola la rendicontazione e la SFDR definisce il modo in cui tali informazioni vengono utilizzate dagli investitori. Una maggiore interoperabilità consentirebbe alle imprese di riutilizzare processi e informazioni già disponibili, evitando duplicazioni e riducendo gli oneri amministrativi.

L’organizzazione invita inoltre la Commissione a chiarire il rapporto tra la valutazione dei rischi prevista dalla CSDDD e la doppia materialità della CSRD. Mentre quest’ultima determina quali informazioni devono essere rendicontate, la due diligence deve continuare a considerare tutti gli impatti gravi e probabili, anche se non risultano materialmente rilevanti ai fini del reporting. Una distinzione che, secondo Eurosif, dovrebbe essere esplicitata per evitare interpretazioni restrittive della direttiva.

Per Eurosif, una due diligence efficace richiede un coinvolgimento continuo degli stakeholder. Le linee guida dovrebbero valorizzare il dialogo con le comunità interessate, i lavoratori, le organizzazioni della società civile e gli esperti, distinguendo chiaramente tra soggetti direttamente coinvolti, rappresentanti qualificati ed esperti tecnici. Secondo il Forum, il confronto continuo con questi attori consente di individuare più efficacemente i rischi e di progettare misure di prevenzione e mitigazione realmente efficaci.

Allo stesso tempo, il Forum invita la Commissione a riconoscere esplicitamente il valore delle iniziative collaborative. Condivisione delle informazioni, engagement collettivo degli investitori, iniziative di settore, meccanismi comuni di reclamo e utilizzo di schemi di certificazione rappresentano strumenti in grado di rafforzare la leva esercitata dalle imprese sui propri partner commerciali, migliorare l’efficacia della due diligence e ridurre costi e duplicazioni. La collaborazione, precisa il documento, non sostituisce la responsabilità individuale delle aziende, ma può renderne più efficace l’azione.

L’ultima raccomandazione riguarda l’utilizzo delle informazioni disponibili e del supporto di soggetti esterni. Secondo Eurosif, le imprese dovrebbero poter fare affidamento, in una prima fase, su dati pubblici, informazioni provenienti da organizzazioni indipendenti, fonti accademiche, ONG e strumenti digitali interoperabili per individuare le aree di maggiore rischio, concentrando poi il dialogo diretto con fornitori e partner commerciali sui casi più rilevanti.

Il ricorso a consulenti, fornitori di dati o strumenti tecnologici può rappresentare un supporto importante, ma non deve tradursi in una delega delle responsabilità. La titolarità del processo di due diligence, sottolinea Eurosif, deve rimanere in capo all’impresa, che resta responsabile delle valutazioni svolte e delle decisioni adottate.

Le sette raccomandazioni delineano così una visione della CSDDD orientata all’efficacia piuttosto che al mero adempimento formale. Per Eurosif, le future linee guida rappresentano un passaggio decisivo per garantire che la direttiva mantenga il proprio approccio basato sul rischio, favorisca la coerenza con il quadro europeo della finanza sostenibile e permetta a imprese e investitori di costruire processi di due diligence realmente in grado di prevenire e gestire gli impatti negativi lungo le catene del valore.

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Valentina Carella

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