#Finsubito news dalla rete – Risparmi, Tamburi: «500 miliardi dai conti correnti alle imprese». Il 70% degli italiani pronto a investire


Un sondaggio Eumetra commissionato da Giovanni Tamburi rivela che i nostri risparmiatori chiedono garanzie sul capitale, incentivi fiscali e strumenti più semplici. E il 45% guarda a chi porterà il tema nell’agenda politica

In questo periodo di inflazione e di erosione del potere d’acquisto c’è chi pensa che un’agenda politica di attenzione al risparmio possa risvegliare l’interesse di chi ha i soldi in conto corrente. Magari a beneficio di quelle piccole imprese che fanno sempre più fatica ad accedere al mercato dei capitali e che sono spesso molto indebitate. Come d’altronde ha dimostrato il trend di questi anni, contrassegnati da pochissime quotazioni e molti delisting da Piazza Affari. Ma una ricetta per invertire la rotta ci può essere.
Secondo il banchiere Giovanni Tamburi «almeno un terzo dei 1.500-1.600 miliardi di risparmi fermi sui conti correnti potrebbe confluire nell’economia reale: verso le aziende quotate o quelle che puntano al listino». L’82% dei risparmiatori italiani è consapevole delle difficoltà delle aziende e nello stesso tempo il 70% sarebbe pronto a investire nel loro capitale. Il 45% sarebbe addirittura pronto a votare alle elezioni politiche del prossimo anno chi proponesse un’agenda con un intervento in materia di agevolazioni per chi investe. Il 62% poi afferma convinto che di questa materia dovrebbe occuparsene molto concretamente il governo, sia attuale che futuro.
I dati derivano da un sondaggio affidato da Tamburi a Renato Mannheimer (Eumetra) su un campione rappresentativo di mille risparmiatori selezionati tra varie fasce di liquidità sui conti correnti. «La risposta delle persone è sorprendente — dice Tamburi —. Condividono quasi tutte la volontà di sostenere il tessuto italiano di imprese quotate o che vogliono approdare in Borsa, ma finora sono mancati gli strumenti giusti per incentivare e proteggere il risparmio». La considerazione di Tamburi parte dal presupposto che «il capitalismo familiare ha sempre meno a disposizione delle imprese strumenti come il private debt, in forte crisi in tutto il mondo». I dati più recenti su private equity e venture capital a livello internazionale sono in deciso calo. E anche in Italia mostrano un primo semestre con una raccolta di 674 milioni, il 60% in meno rispetto agli 1,7 miliardi di un anno fa. «Le banche hanno sempre più vincoli regolamentari e stanno diventando più caute, i tassi di interesse salgono, per cui è logico che la Borsa torni protagonista, dando un senso al risparmio nazionale», osserva Tamburi. Che sottolinea che mesi fa anche la premier Giorgia Meloni aveva sottolineato come l’economia reale non fosse sufficientemente supportata dallo stock di risparmi e che gli enti di previdenza non utilizzassero i fondi amministrati nell’interesse dei lavoratori stessi. 

Più quotazioni

La fotografia che emerge dal sondaggio corre parallela ai dati della ricerca «Più Borsa, più crescita: l’Italia delle 1000 quotate presentata da Sda Bocconi e Borsa Italiana alla Camera. Il mercato azionario, con 400 società quotate, in Italia vale il 47% del Pil, contro il 107% della Francia, il 130% del Regno Unito e il 185% della Svezia. Il potenziale è di almeno mille aziende italiane che potrebbero accedere al mercato dei capitali, che diventerebbe più ampio e profondo. Oggi è cambiata la struttura del mercato e le Ipo stanno diventando una necessità per le aziende che vogliono crescere, per le famiglie al cambio di generazione o per operatori che «devono» disinvestire. Wall Street nei primi 7 mesi dell’anno ha fatto il record di Ipo.
Oggi — osserva Tamburi — sondaggi alla mano, si è in grado di dimostrare che c’è sia la consapevolezza che la disponibilità dei risparmiatori ad investire, ma va cambiato qualcosa per incentivare tale flusso, come hanno fatto molti paesi, anche europei. «E il governo, conscio della sottocapitalizzazione della maggior parte delle imprese — aggiunge il banchiere — dovrebbe trovare soluzioni per non lasciare infruttiferi i soldi del 45% dei risparmiatori, rinunciando ad un gettito potenzialmente enorme. E, se ben organizzato, costante e probabilmente crescente nel tempo». Tamburi lo sostiene da anni, ma ora lo studio Bocconi dimostra che un maggiore accesso in Borsa delle imprese potrebbe dare occupazione, Pil, liquidità, sicurezza ai mercati e buone soddisfazioni.
Con la sua Tip ha sempre svolto il ruolo di supporto alle imprese facendo da connettore tra la liquidità delle grandi famiglie e le aziende. Dimostrando che si può guadagnare e nel contempo sostenere la crescita. Ai valori di oggi gli investimenti di Tip ammontano a circa 6 miliardi, di cui circa 3 diretti e 3 tramite operazioni in club con altri. Il ritorno a 10 anni per gli investitori oscilla da tempo attorno al 200%, con un rischio basso data la diversificazione degli investimenti ed all’eccellenza di quasi tutte le partecipate.





















































Partito trasversale

Perché non replicare su più larga scala questi schemi? «Il sondaggio di Eumetra — evidenzia Tamburi — fa emergere che se ci fosse un partito che prometta di favorire l’afflusso dei risparmi in Borsa lo voterebbe da un minimo del 40% degli elettori di sinistra ad un massimo che oscilla tra il 54 e il 58% di quelli di centro o di destra. Di fatto sembra esserci un partito trasversale dei risparmiatori».
Cosa cercano in particolare? La protezione del capitale è la priorità (40%) poi ci sono costi e tassazioni (36%) troppo elevati. Il 40% degli italiani teme di perdere il capitale, il 35% cerca un buon rendimento a medio-lungo termine e la possibilità di disinvestire in caso di necessità (27%).
Il sondaggio rivela che tutto ciò potrebbe essere superato se ci fossero prodotti o strumenti semplici e una tassazione chiara (il 28%), una maggiore apertura delle banche verso gli investimenti in azioni (22%) o una maggiore facilità nel far arrivare le imprese alla Borsa (18%).
In presenza di adeguate risposte, il sondaggio indica che il 70% ( 78% per gli intervistati con un alto titolo di studio) probabilmente o certamente investirebbe. La conclusione secondo Tamburi è che si tratti di «dati degni di una grande riflessione da parte di tutti. A tutti i livelli». 

12 ottobre 2026


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