#Finsubito news dalla rete – La manovra è una scatola vuota. Giorgetti spera nella mano tesa dell’Ue (o delle banche)


Martedì il Parlamento voterà ‘a scatola vuota’ il Documento programmatico di finanza pubblica e soprattutto la Relazione sull’autorizzazione allo scostamento di bilancio per quasi 29 miliardi in due anni per aumentare la spesa per la difesa e l’energia. E non può che essere così perché, come ha chiaramente spiegato il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, è in corso “una trattativa con l’Europa” per chiedere ancora flessibilità, questa volta sulle modalità di utilizzo della clausola di salvaguardia nazionale. Insomma, Giorgetti vorrebbe utilizzare parte di quelle risorse per sostenere famiglie e imprese alle prese con il caro energia e l’aumentato costo della vita, operazione che ad oggi non sarebbe consentita per i vincoli fissati dalla Commissione che prevedono l’uso della flessibilità per agevolare la transizione ecologica.

In sostanza, il governo prima di definire le misure della legge di bilancio punta sulla mano tesa di Bruxelles, su una “interpretazione ragionevole” della clausola che consenta di spendere le risorse della flessibilità per “garantire un elevato livello di investimenti in settori strategici “ ma anche per “proteggere i cittadini dagli effetti dell’inflazione”. Finora i segnali non sono stati incoraggianti: dopo la sonora bocciatura ricevuta dal fronte del Nord Europa all’ultimo Eurogruppo, anche il commissario Ue per la Giustizia, Michael McGrath, all’ANSA, ha ribadito che “la Commissione ha già delineato i margini di flessibilità a disposizione dei Paesi membri per far fronte all’elevato costo della vita e, in particolare, alla crisi energetica che stiamo attraversando”. 

Il Ministro, intervenuto in audizione nelle Commissioni bilancio di Camera e Senato che stanno esaminano il Dpfp, risponde così all’opposizione che a gran voce chiede informazioni più precise sulla prossima manovra e sull’uso che il governo intende fare della flessibilità prevista dalla clausola. Cecilia Guerra del Pd ha parlato di “presa in giro del Parlamento, trattato sotto il minimo della decenza”.

Rispondendo alle domande, Giorgetti lascia intendere anche un altro aspetto, ossia che la seconda mano tesa si attende questa volta dalle banche. “Auspico che il sistema bancario riconosca lo sforzo del governo per mantenere la normale dinamica del credito”, ha detto il Ministro, facendo capire come, a parere dell’esecutivo, il mondo del credito dovrebbe ancora una volta accordare un aumento di tassazione o comunque un contributo per rimpinguare una manovra che altrimenti sarebbe asfittica.

Giorgetti ha ribadito la volontà di procedere al consolidamento dei conti, in linea con le regole europee, e ha rivendicato la credibilità che il governo ha conquistato sui mercati finanziari, credibilità che “ci permette di affrontare la tempesta su basi solide. Nelle sedi internazionali il Paese è visto meglio che qui. Non ho mai detto che il governo ha fatto miracoli, ma ha tenuto la barca in galleggiamento” in una fase caratterizzata da incertezza e tensioni geopolitiche che non accennano a diminuire”.

Certo, lo scostamento di bilancio significa fare nuovo debito , ma “lo facciamo con consapevolezza”. E ha aggiunto: “Non siamo più nell’età dell’oro, quando gli scostamenti si potevano fare perché non esistevano le regole”. Il Patto di stabilità alla base della moneta unica fissa vincoli rigorosi. Tuttavia “il vantaggio del nuovo Patto è che fa riferimento alla spesa netta, ossia al netto degli interessi” che per un Paese ad alto debito come l’Italia pesano. Ma la criticità è che emersa in questa situazione è che la spesa si considera in termini nominali, quindi aumentata dell’inflazione. Da qui la necessità di una trattativa con l’Europa per ottenere una “interpretazione delle regole che tenga conto di questa situazione di inflazione importata. Giorgetti si dice “fiducioso” di arrivare a breve ad un accordo. In caso contrario, “l’inflazione importata per lo shock esterno dell’energia genererebbe un duplice effetto: una politica fiscale restrittiva a causa del meccanismo della nuova governance; una politica monetaria “restrittiva” da parte della BCE, tesa a prevenire una ondata inflazionistica. Un combinato disposto assai dannoso per le economie europee”.

Allo stato, quindi, non ci sono le condizioni per definire nel dettaglio le misure della prossima manovra. Un orientamento positivo è emerso dalla Commissione, ma serve l’ok definitivo del Consiglio.

Bankitalia, Corte dei Conti, Upb, Istat, intervenute in audizione prima del Ministro, hanno sottolineati anche dal loro punto di vista la scarsità di informazioni per valutare gli effetti della manovra e dell’uso della clausola. Per la Banca d’Italia “è fondamentale consolidare la capacità di crescita del Paese. Sotto questo profilo, è importante mantenere l’attenzione alla composizione della spesa pubblica. Sia le nuove spese per la difesa e l’energia sia le risorse destinate tradizionalmente al sostegno dell’economia potranno favorire maggiormente la dinamica della produttività quanto più si privilegerà la componente di investimento rispetto a quella di natura corrente e si selezioneranno progetti con rendimenti alti ma che, per i loro costi o per il profilo di rischio, non si prestano a essere intrapresi da soggetti privati”.

Sul fronte delle spese per la difesa in base alla clausola Ue, l’Upb richiama l’attenzione sul finanziamento oltre il 2028. “Poiché una parte rilevante degli interventi riguarderebbe il personale e programmi di investimento pluriennali, gli effetti si estenderebbero anche dopo la scadenza della clausola”. Ma oltre quella data mancano le coperture. Insomma, un lascito sui conti dei posteri, allo stato attuale.

 

La Corte dei Conti ha puntato l’indice contro il debito pubblico, “un indicatore che se non effettivamente ridotto rischia di mettere sotto pressione il mercato dei titoli di Stato e di creare le condizioni per futuri Piani strutturali di bilancio di medio termine particolarmente rigorosi”. In generale, secondo i magistrati contabili, “lo scenario macroeconomico resta inoltre esposto a rischi significativi, prevalentemente orientati al ribasso; la ripresa dell’inflazione e il rialzo dei tassi d’interesse, unito al venir meno della spinta straordinaria del PNRR, rischia di rallentare l’economia italiana e frenare la competitività delle imprese”. L’Istat ha osservato come “nel 2025 il 29,4% delle famiglie ha dichiarato di aver limitato la spesa per cibo rispetto all’anno precedente, riducendo la quantità o la qualità dei prodotti acquistati”, una percentuale in calo rispetto al 31,1% del 2024, ma comunque considerevole.


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