Il Sentiero dei cippi di Stabio, dove il confine racconta cinque secoli di storia



Per chi vive nel Varesotto il confine con la Svizzera è una presenza quotidiana, lo sappiamo. Lo si attraversa per lavorare, fare acquisti, in qualche caso incontrare parenti o semplicemente spostarsi tra paesi che, sulle due sponde della frontiera, sembrano appartenere allo stesso paesaggio. Eppure quella linea, oggi superata quasi senza accorgersene, è il risultato di secoli di trattati, contese e successive correzioni.

Il Sentiero dei cippi di Stabio permette di leggerne la storia camminando.
Realizzato dall’Archivio della memoria di Stabio con il sostegno del Comune, il percorso si sviluppa per 13,5 chilometri, con circa 300 metri di dislivello e un tempo indicativo di tre ore e mezza. Lungo il cammino si incontrano dodici punti di interesse dedicati ai cippi storici, alle dogane e ai luoghi più significativi della frontiera.

Il confine nazionale intorno a Stabio misura circa otto chilometri ed è segnato da un centinaio di cippi in granito, oltre che da placche di ottone, paletti e altri riferimenti. La sua forma irregolare, simile a un artiglio, segue boschi, vigne, corsi d’acqua e vecchie strade tra Stabio e i comuni italiani di Cantello, Valmorea e Clivio.

Articolato su dodici punti di passaggio, il Sentiero dei cippi consente di scoprire antiche testimonianze storiche del confine, ma anche di apprezzare elementi di paesaggio significativi, che rendono particolarmente piacevole questo percorso.

Una linea lunga 800 chilometri tra montagne, laghi e paesi

Quello di Stabio è un piccolo tratto della lunga frontiera tra Italia e Svizzera. Il confine meridionale della Confederazione misura oggi 800,22 chilometri e separa il Canton Ticino, i Grigioni e il Vallese dalla Valle d’Aosta, dal Piemonte, dalla Lombardia e dal Trentino-Alto Adige.

Tracciarlo non fu semplice. La linea attraversa montagne, vallate e laghi, divide proprietà e in alcuni casi separa territori privi di vere barriere naturali, come nel caso della zona tra Mendrisiotto e Varesotto. In passato, quando le misurazioni erano meno precise, per descrivere il confine si utilizzavano anche elementi del paesaggio: alberi, sentieri, corsi d’acqua, creste e vallate venivano indicati nei documenti ufficiali come punti di riferimento.

Nel complesso, le frontiere svizzere sono ancora oggi contrassegnate da 7.132 termini di diverso tipo. Accanto ai tradizionali cippi in pietra si trovano placche di ottone, incisioni nella roccia, pali e chiodi. Non si tratta soltanto di strumenti pratici per stabilire dove passa una linea. I cippi hanno anche un forte significato politico e simbolico: indicano il punto nel quale termina l’autorità di uno Stato e comincia quella di un altro, con leggi, istituzioni e sistemi fiscali differenti.

sentiero cippi stabio

La definizione del confine meridionale fu lunga e spesso controversa. Per secoli le dispute riguardarono questioni molto concrete: i diritti di pesca nei laghi, il taglio della legna, il pascolo e l’accesso a terreni che potevano appartenere a una persona residente dall’altra parte. Un contadino poteva possedere un campo oltre frontiera ed essere obbligato a passare dalla dogana per raggiungerlo con il bestiame. Non mancarono occupazioni abusive, rappresaglie e vere e proprie zuffe tra comunità confinanti. Una delle ultime modifiche importante fu quella sull’Alpe Cravariola, remoto territorio ossolano affacciato sul versante ticinese, assegnato all’Italia nel 1874 con un arbitrato internazionale.

Oggi il significato della frontiera è cambiato. Con l’ingresso della Svizzera nello spazio Schengen, i controlli sulle persone non sono scomparsi ma sono diventati prevalentemente mobili e a campione. Restano invece le verifiche doganali sulle merci, perché la Confederazione non fa parte dell’unione doganale europea. Il confine è dunque (un poco) meno visibile nella vita quotidiana, ma continua a esistere sul piano giuridico, fiscale e politico.

Quando Stabio e il Varesotto guardavano entrambi a Milano

Le pietre più preziose incontrate lungo il sentiero risalgono al 1559. Sono i cippi di confine più antichi conservati non soltanto a Stabio, ma in tutto il Canton Ticino.
La loro posa fu concordata tra la Lega dei dodici Cantoni e il Ducato di Milano, allora sotto il dominio spagnolo. I Confederati erano arrivati nel Mendrisiotto tra il 1512 e il 1513, durante la fase di massima espansione verso sud, che per un breve periodo li aveva portati anche a Milano.

Prima di quella conquista, i territori oggi separati dalla frontiera appartenevano alla medesima area politica milanese. Stabio, Clivio, Cantello e gli altri centri della regione condividevano dunque non soltanto lingua, commerci e relazioni familiari, ma anche l’appartenenza allo Stato di Milano.

La frontiera politica nacque all’interno di un territorio che continuò però a vivere come un’area unitaria. È una chiave di lettura particolarmente evidente per chi arriva dal Varesotto: i boschi e le campagne non cambiano improvvisamente al passaggio della linea, così come non cambiano il dialetto, molti cognomi e una parte delle tradizioni locali.

Il Trattato di Varese e i cippi del Settecento

Altre pietre raccontano una fase successiva. Terminata la dominazione spagnola, il Ducato di Milano passò nell’orbita dell’Austria. La Confederazione dovette quindi trattare con l’impero asburgico per definire meglio il limite meridionale dei suoi baliaggi.

Il 2 agosto 1752 Austria e Confederazione sottoscrissero proprio a Varese un trattato destinato a riordinare la frontiera. Due anni più tardi furono collocati 203 nuovi cippi lungo il confine dei baliaggi che avrebbero poi formato il Canton Ticino. Servivano a ridurre le controversie sull’utilizzo di boschi, prati e campi, in un’epoca nella quale pochi metri di terreno potevano determinare il diritto di tagliare legname, far pascolare gli animali o raccogliere i prodotti della terra.

La numerazione ancora oggi utilizzata per diversi tratti della frontiera deriva da quel trattato. Per i lettori varesini è un dettaglio significativo: una parte dell’ordine geografico tuttora visibile lungo il confine nasce da un accordo firmato nella loro città quasi tre secoli fa.

La questione non fu però risolta definitivamente. Nel 1861, tra i primi atti internazionali del nuovo Stato italiano, ci fu una convenzione con la Svizzera per precisare il confine tra Lombardia e Canton Ticino. L’accordo affrontò le controversie riguardanti dieci territori e la particolare situazione di Campione d’Italia, la nota exclave italiana circondata dal territorio svizzero.

Nel corso dell’Ottocento e del Novecento la linea venne precisata ulteriormente. Nuovi cippi furono posati nel 1898 e nel 1899, quando da una parte si trovavano il Regno d’Italia e dall’altra il ormai autonomo Canton Ticino. Dopo la Prima guerra mondiale una commissione mista intervenne nuovamente sulle anomalie e sui punti di difficile identificazione, collocando altri termini nel 1921 e nel 1922. Gli accordi e gli interventi sulla frontiera continuarono fino alla metà del Novecento.

cippo confine svizzero passo san giacomo

Cippo confinario al Passo San Giacomo, tra Ossola e Vallese

Dogane, ferrovie e un vigneto diviso in due

Il sentiero non parla soltanto attraverso le pietre. Lungo l’itinerario si incontrano le testimonianze della vita concreta della frontiera: le case doganali, i posti delle guardie, il valico pedonale di Rodero e il passaggio di Gaggiolo.

Sul territorio di Stabio si contavano otto case doganali, oggi non più utilizzate. Il valico di Rodero, sempre riservato ai pedoni, fu molto frequentato tra le due guerre e poi nuovamente dal dopoguerra fino agli anni Settanta. Vi passavano persone dirette al lavoro o ai negozi e, sul versante svizzero, questa circolazione aveva favorito l’apertura di due ristoranti e di un negozio di coloniali.

Il percorso incrocia anche la memoria della ferrovia di Valmorea. Negli anni Venti del Novecento si tentò di collegare Mendrisio e la linea del Gottardo con Castellanza, passando attraverso Stabio e la Valle Olona. Il tratto tra Mendrisio e il confine fu inaugurato nel 1926, ma la vita internazionale della linea durò poco. Quella ferrovia, rimasta a lungo incompleta nella sua vocazione transfrontaliera, anticipava tuttavia l’idea di una regione collegata al di là delle divisioni statali.

ferrovia di valmorea stazione

La stazione di Valmorea ai tempi in cui era stazione di confine. Sulla sinistra s’intravede il cafè-ristorante, previsto a causa delle lunghe soste per controlli doganali. Foto dal Museo Virtuale Ferrovie Nord Milano

Tra le curiosità figura infine il cosiddetto vigneto extranazionale, attraversato dalla linea di confine: la parte inferiore si trova in Svizzera, mentre quattro filari più in alto ricadono in territorio italiano. Poco distante, un masso reca ancora le antiche iscrizioni “Stabbio” e “Clivio M”, dove la lettera M indica l’appartenenza milanese.

La ramina e il tempo del contrabbando

La frontiera fu anche un luogo di sorveglianza e di traffici clandestini. A partire dal 1895 la Guardia di Finanza italiana cominciò a installare la “ramina”, una rete metallica alta più di tre metri destinata a contrastare il contrabbando. Alcuni tratti sono ancora visibili lungo la linea.

Il commercio illegale aveva radici antiche, ma aumentò dopo l’Unità d’Italia, quando le differenze fiscali e di prezzo resero conveniente trasferire le merci da un Paese all’altro. Per generazioni di abitanti della fascia di confine, contrabbandieri e finanzieri furono figure familiari di un paesaggio attraversato di notte da bricolle, pattuglie e sentieri nascosti. 

sentiero cippi stabio

La vicinanza tra le due parti provocava anche sconfinamenti, talvolta involontari e talvolta legati agli inseguimenti. Gli archivi conservano episodi di finanzieri italiani entrati in territorio svizzero nel tentativo di fermare i contrabbandieri. Prima della Seconda guerra mondiale, il comando della Guardia di Finanza dovette richiamare i militari alla necessità di conoscere bene il terreno, soprattutto quando l’oscurità o la neve rendevano poco visibili i cippi. La presenza del fascismo rese ancora più rigido il controllo, compresa la chiusura della ferrovia di Valmorea.
Nota curiosa: al contrario sin quegli anni a i militanti antifascisti svizzeri passavano illegalmente la frontiera per andare a combattere contro i nazionalisti di Francisco Franco in Spagna.

I volontari ticinesi che lottarono contro il fascismo in Spagna

Durante la Seconda guerra mondiale quegli stessi passaggi assunsero un significato più drammatico. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 la guerra raggiunse direttamente la frontiera tra le province di Varese e Como e Stabio. Dopo l’espatrio dei militari in fuga (il Savoia Cavalleria passò al Gaggiolo consegnando armi, cavalli, mitagliatrici), arrivarono le truppe incaricate di pattugliare il confine, mentre civili, antifascisti ed ebrei perseguitati cercavano di raggiungere la Svizzera.

Le vie del contrabbando divennero così anche vie di salvezza.
La documentazione raccolta dall’Archivio della memoria di Stabio restituisce la paura degli abitanti, l’arrivo dei rifugiati e la presenza dei soldati svizzeri schierati lungo una frontiera oltre la quale operavano anche reparti tedeschi. A ricordare quel periodo, verso la conclusione del percorso, si incontra la statua della Sentinella: un soldato svizzero in uniforme della Seconda guerra mondiale, rivolto verso sud-ovest e verso l’Italia. Al valico del Gaggiolo invece una curiosa cappella della “Madonna della Palestina” – accanto a un distributore di benzina – ricorda i fuggitivi italiani, tra cui gli ebrei, “in volontario esilio”.

La mappa e le informazioni di servizio

Per affrontare il Sentiero dei cippi sono consigliate calzature adatte, acqua e la consultazione preventiva della mappa dell’Archivio della memoria di Stabio. I dati tecnici e le dodici tappe sono disponibili anche sul sito del Parco del Laveggio.

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Come raggiungere il Sentiero dei cippi dal Varesotto

Il percorso può essere raggiunto comodamente anche senza automobile.
La stazione di Stabio è servita dai treni TILO delle linee transfrontaliere: la S50 collega Malpensa, Busto Arsizio, Gallarate e Varese con Stabio, Mendrisio, Lugano, Bellinzona e Biasca; la S40 collega invece Varese a Mendrisio e Como, con servizio dal lunedì al sabato. Prima della partenza è opportuno controllare l’orario aggiornato e gli eventuali avvisi sul sito TILO.

Un’altra possibilità è arrivare in bicicletta. La Ciclovia Insubrica proposta da VareseNews su un’idea di Albano Marcarini unisce Milano e il Canton Ticino attraverso il Parco delle Groane, il Villoresi, la Greenway e la ciclabile della Valle Olona, quindi la Valle del Lanza. Passando da Malnate, Cantello e Gaggiolo, entra in Svizzera nella valletta del Laveggio e consente di raggiungere l’area di Stabio e Mendrisio quasi sempre su percorsi protetti o strade a traffico limitato.

 





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