Il fattaccio del RifuGino
Dopo la manifestazione del 7 giugno 2026 e i successivi vandalismi in Val Serenaia (Alpi Apuane), un altro rifugio di montagna, nato per accogliere escursionisti e promuovere momenti di incontro, si è trovato, nelle ultime settimane, al centro di una serie di episodi che hanno profondamente segnato la sua gestione. Il rifugio Gino e Massimo, immerso nel Parco delle Orobie Valtellinesi e conosciuto da molti come “RifuGino”, è stato infatti interessato da ripetuti atti vandalici culminati con la distruzione del mezzo utilizzato per il trasporto di viveri e materiali indispensabili alla vita della struttura.
A guidare il rifugio è Anna Savonitto, che dall’estate dello scorso anno ha avviato un progetto orientato a trasformare questo spazio in un luogo aperto non solo agli appassionati di montagna, ma anche a iniziative culturali, artistiche e sociali. Nel corso della stagione sono stati organizzati concerti, incontri, attività dedicate al benessere e appuntamenti culturali, con l’obiettivo di valorizzare un’area lontana dai principali itinerari turistici.
Tra gli eventi in programma figurava anche la tradizionale pastasciutta antifascista del 25 luglio, realizzata in collaborazione con l’ANPI di Sondrio per ricordare la storica iniziativa della famiglia Cervi successiva alla caduta del regime fascista. L’annuncio dell’iniziativa ha però provocato una forte ondata di reazioni ostili sui social network, dove sono comparsi numerosi commenti offensivi e messaggi intimidatori rivolti alla gestione.
Le tensioni online sono state seguite da un grave episodio avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2026. Ignoti hanno preso di mira la jeep di servizio del rifugio, danneggiandola in modo esteso. Vetri, fari e tergicristalli sono stati distrutti, gli pneumatici sono stati forati e la carrozzeria è stata colpita ripetutamente con un attrezzo da taglio. Secondo quanto ricostruito, sarebbe stato tentato anche di spingere il veicolo lungo il pendio, senza riuscirci. Le condizioni del mezzo fanno ritenere improbabile un suo recupero funzionale.
Non si è trattato dell’unico episodio. Alcune settimane prima, il personale aveva trovato il bivacco annesso al rifugio completamente sporco dopo che alcuni asini, appartenenti a un alpeggio della zona, erano stati rinchiusi al suo interno. Pur non essendo stata chiarita con certezza la dinamica, alcune testimonianze hanno riferito che l’accesso risultava chiuso dall’esterno. La situazione ha richiesto diversi giorni di lavoro per ripristinare gli spazi destinati all’accoglienza degli escursionisti.
Il rifugio Gino e Massimo si trova a 1860 metri di altitudine, nel territorio di Ponte in Valtellina. La struttura, ricavata dal recupero di una storica baita comunale, conserva l’aspetto originario e domina un ampio panorama sulle montagne e sulla valle sottostante. Raggiungibile con un’escursione di circa due ore, rappresenta un punto di riferimento per chi desidera vivere la montagna in un contesto tranquillo e autentico.
Di fronte agli episodi subiti, la gestione ha scelto di rivolgersi alle autorità presentando una denuncia contro ignoti. Al momento non vi sono elementi sufficienti per stabilire se i diversi fatti siano riconducibili agli stessi responsabili, ma resta evidente il clima di ostilità che ha accompagnato l’attività del rifugio nelle ultime settimane.
Pur colpiti dagli accadimenti, i gestori hanno dichiarato di voler proseguire il proprio lavoro senza rinunciare ai valori che hanno ispirato il progetto. Per affrontare le spese derivanti dai danni è stata avviata una raccolta fondi destinata all’acquisto di un nuovo mezzo di servizio. Allo stesso tempo è stato rivolto un invito a frequentare il rifugio, partecipando alle iniziative e sostenendo concretamente una realtà che intende continuare a essere un luogo di accoglienza, condivisione e valorizzazione del territorio.
E, in effetti, l’evento di sabato 25 luglio 2026, la “pastasciutta antifascista”, si è tenuto regolarmente. E’ stata una grande risposta, antifascista e solidale, a sostegno del “RifuGino”: un centinaio di persone ha raggiunto nella giornata di sabato il rifugio.
“E’ essenziale che si risponda a queste provocazioni con la presenza, in modo da aumentare un’opposizione a questo sistema infame che si è andato a creare in Italia – afferma il papà di Anna, la guida alpina Andrea Savonitto – c’è tanta solidarietà, il che che dimostra che c’è tanta gente che non è più disposta a sopportare certi soprusi, grandi e piccoli”.
All’iniziativa solidale c’era anche Laura Forcella, ex insegnante dell’ANPI di Brescia e collaboratrice di Radio Onda d’Urto, per la quale ha raccolto alcune interviste (vedi qui).
Di queste, riportiamo qui solo le tre seguenti:
Per riparare la jeep o ricomprarla, nel caso fosse necessario, è stata lanciata una raccolta fondi. Per aderire cliccare qui.
Il RifuGino
Il rifugio Gino e Massimo è dedicato alla memoria di Gino Berniga, originario di Piateda, e Massimo Donati, originario di Castello dell’Acqua. Il rifugio è stato inaugurato nel 2013 dopo il recupero e la ristrutturazione di una vecchia baita comunale, e la sua intitolazione vuole ricordare questi due giovani valtellinesi.
Come raggiungere il rifugio Gino e Massimo
il RifuGino si trova in località Grioni, a 1860 m, sul versante orobico valtellinese. Ecco i principali sentieri per raggiungerlo:
- da Briotti, piccolo abitato raggiungibile in auto e in bus (linea A052 da Ponte in Valtellina), comincia il percorso più lungo e vario. Dopo un panoramico tratto iniziale su carreggiata, si articola in più varianti: due sentieri si portano rapidamente in quota, alternando boschi, radure e baite solitarie, mentre un percorso alternativo supera le case di Masone di Sopra (Masòn Sura) e prosegue dolcemente nel bosco fino a incontrare un più ampio tracciato per il rifugio. Dislivello: 820 metri. Tempo: 2h 30’.
- un bivio poco prima di Briotti permette di continuare in auto, superando il bar-campeggio ‘Dosso del Grillo’ e la località Paiosa, e proseguire su strada sterrata ma ben tenuta fino a un parcheggio a quota 1240 m. Da qui le indicazioni per il rifugio alternano tratti di carreggiata e di sentiero. Possibile variante passando per l’Alpe Armisola. Dislivello. 620 metri. Tempo: 1h 30’.
- dal rifugio Alpini (località Le Piane), raggiungibile in auto con permesso giornaliero (€5), parte un sentiero che con la sua vista sulle cime più alte delle Orobie e attraversando la stupenda Alpe di Armisola porta al RifuGino con una salita facile e panoramica. Dislivello: 330 metri. Tempo: 1h 10’.
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