Il ritorno del nucleare italiano: il ruolo degli SMR tra strategia europea e competitività globale


Dopo quarant’anni di assenza il nucleare torna al centro della politica energetica italiana. L’approvazione del ddl sulla produzione di energia nucleare sostenibile si inserisce in una traiettoria europea condivisa: rilanciare il settore attraverso gli Small Modular Reactors per affrontare la decarbonizzazione, ridurre la dipendenza energetica e recuperare competitività tecnologica rispetto a Cina e Russia.

IL SÌ ALLA CAMERA PER IL RITORNO DEL NUCLEARE IN ITALIA

Giovedì 4 giugno la Camera ha approvato il ddl volto a disciplinare la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile. La proposta, come si legge nella documentazione parlamentare, “si colloca nel quadro delle politiche europee per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2050 ed è volta a perseguire, al tempo stesso, la sicurezza e l’indipendenza energetica del Paese, il contenimento dei costi dell’energia per i clienti finali domestici e non domestici, nonché la competitività del sistema produttivo nazionale”.

In particolare, l’oggetto del ddl è di creare un programma nazionale finalizzato allo sviluppo della produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, regolamentando l’intero ciclo di vita dell’energia nucleare, dalla progettazione all’autorizzazione alla gestione degli impianti e allo stoccaggio dei rifiuti. Disciplina inoltre la ricerca, lo sviluppo e l’utilizzo dell’energia da fusione.

A curare l’analisi delle tecnologie e valutarne la compatibilità con il sistema industriale e le catene di approvvigionamento per le forniture sarà Nuclitalia (51% Enel, 39% Ansaldo e 10% Leonardo), compagnia ad hoc nata a maggio 2025.

La tecnologia indicata è quella degli Small Modular Reactors (SMRs), reattori modulari di nuova generazione, più piccoli rispetto a quelli tradizionali: hanno una potenza tipicamente inferiore a 300 MWe per modulo e sono concepiti per essere fabbricati in serie in stabilimenti industriali e successivamente trasportati sul sito di installazione per essere assemblati, con potenziali vantaggi in termini di efficienza dei costi e di riduzione dei tempi di costruzione rispetto ai grandi reattori convenzionali.

Nonostante ancora non siano stati definiti i siti per gli SMR, è stata ventilata l’idea di riutilizzare le località delle vecchie centrali in via di disattivazione (come Trino, Caorso, Latina e Garigliano) gestite da Sogin.

IL NUCLEARE IN ITALIA: UNA STORIA DI ALTI E BASSI

L’energia elettronucleare ha avuto in Europa, ma soprattutto in Italia, una storia discontinua alternando periodi di grande attività ad anni di ostracismo condizionato da avvenimenti di portata globale e da decisioni politiche.

A partire dai primi anni 60, l’Italia si è resa protagonista di un precoce e fruttuoso sviluppo della risorsa nucleare, che ha portato il Paese a uno stato di avanzamento tecnologico del settore non indifferente. Grazie all’implementazione e messa in funzione delle varie centrali sul suolo nazionale, nel 1966 l’Italia poteva contare su un livello di produzione di energia elettronucleare tale da renderla il terzo produttore mondiale. Nel 1986 la produzione elettronucleare in Italia raggiungeva il suo picco massimo di 8.758 GWh, pari al 4,55% del totale dell’energia elettrica prodotta (Figura 1). Le quattro centrali operative in Italia furono chiuse in seguito all’esito del referendum del 1987, che sull’onda dell’incidente di Černobyl fu interpretato politicamente come un imperativo alla cessazione dell’attività nucleare in Italia. Nel 2011 un secondo referendum abrogò definitivamente la normativa che disciplinava l’attività nucleare in Italia e autorizzava la costruzione di nuove centrali.

Figura 1: Produzione lorda elettronucleare in Italia a partire dal 1963

Fonte: Elaborazione I-Com su dati storici Terna

Ad oggi circa il 5% dell’energia elettrica consumata in Italia proviene dal nucleare, ma è interamente importata. Esiste un collegamento da 4 GWe con la Svizzera e uno da 3 GWe con la Francia. Nel 2025 è stato siglato un accordo per potenziare il collegamento con la Slovenia portandolo a 600 MWe.

Il posizionamento italiano rispetto al nucleare ha conosciuto recentemente una fase di rinnovato interesse, che si è espresso in prima battuta tramite l’adesione come membro all’Alleanza UE sul Nucleare lo scorso giugno, dopo avervi preso parte in qualità di osservatore per due anni. Adesso, il ddl conferma la volontà del Governo di puntare sul nucleare come fonte di rilievo nel mix energetico italiano.

Al netto delle mosse politiche, tuttavia, le aziende nucleari italiane hanno mantenuto negli anni una presenza significativa all’estero sia attraverso investimenti industriali sia tramite collaborazioni tecnologiche, che hanno consentito di preservare competenze tecniche e know-how. In particolare, Enel ha partecipato a progetti nucleari in Francia, Slovacchia e Spagna, acquisendo quote in impianti e utility attive nel settore e contribuendo allo sviluppo di nuove capacità nucleari. Sul fronte della ricerca e del ciclo del combustibile, l’Italia ha preso parte a consorzi europei per l’arricchimento e il riprocessamento del combustibile nucleare, collaborando con partner francesi, belgi e statunitensi.

IL NUCLEARE NEL PANORAMA EUROPEO

Nel 2025, a livello europeo, il 23,4% dell’energia elettrica totale è stata prodotta da centrali nucleari: un dato stabile rispetto al 2024, che a sua volta ha registrato una crescita del 4,8% rispetto al 2023. Si è trattato del secondo anno consecutivo di crescita dopo il calo registrato nel 2022, ma la tendenza ha fatto seguito a una forte contrazione, con un calo complessivo del 29% tra il 2006 e il 2025.
Tra i Paesi UE, nel 2024 il principale produttore di energia elettrica da nucleare è stata la Francia, con una quota pari al 58,6% del totale dell’Unione, seguita da Spagna (8,4%), Svezia (5%) e Belgio (4,8%). La Francia (Figura 2) ha registrato inoltre la quota più elevata di energia nucleare nel proprio mix energetico (64,8%), seguita dalla Slovacchia (61,3%) e dall’Ungheria (48,8%).

Figura 2: Quota dell’energia nucleare sulla produzione totale di energia elettrica per Paese UE, 2023

 

Fonte: Elaborazione I-Com su dati IEA (2025) e World Nuclear Association (2026)

LA COMPETITIVITÀ NUCLEARE GLOBALE E GLI SMR COME OPPORTUNITÀ DI LEADERSHIP TECNOLOGICA

Per il momento la rinnovata dinamicità del settore nucleare dipende in larga misura dalle tecnologie cinesi e russe. Dei 52 reattori la cui costruzione è stata avviata in tutto il mondo dal 2017, 25 sono di progettazione cinese e 23 di progettazione russa, mettendo Pechino sulla buona strada per superare sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea in termini di capacità nucleare installata entro il 2030. Le economie avanzate ospitano ancora la maggior parte del parco nucleare mondiale, ma questi reattori sono relativamente vecchi: la loro età media supera i 36 anni, il doppio rispetto alla media registrata altrove.

L’elevata concentrazione dei mercati delle tecnologie nucleari, così come quelli della produzione e dell’arricchimento dell’uranio, rappresentano i principali fattori di rischio per la diversificazione delle catene di approvvigionamento. La produzione di uranio è fortemente concentrata in pochi Paesi (Kazakistan, Canada e Namibia), che insieme rappresentano oltre i tre quarti della produzione mondiale di uranio da miniera. Anche la capacità di arricchimento è altamente concentrata: la Russia rappresenta da sola il 40% della capacità globale di arricchimento. Questi quattro Paesi rappresentano l’84% delle importazioni di uranio in Unione Europea nel 2024, e d’altro canto solo tre Paesi in UE gestiscono impianti di arricchimento dell’uranio: Germania, Paesi Bassi e Francia.

L’ascesa degli SMR può offrire all’UE l’opportunità di riconquistare la leadership tecnologica. In uno scenario di crescita rapida, la capacità nucleare nelle economie avanzate aumenterebbe di oltre il 40% entro il 2050, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza energetica e di riduzione delle emissioni. Inoltre, nelle economie avanzate, l’aumento di SMR e la costruzione di nuovi reattori su larga scala potrebbero compensare gli effetti dell’invecchiamento del parco reattori.
La Strategia europea di sviluppo e diffusione di SMR (COM/2026/117), adottata nel marzo 2026, ha precisamente l’obiettivo di accelerare lo sviluppo e la diffusione dei reattori modulari di piccole dimensioni e dei reattori modulari avanzati (AMR) in Europa. Gli SMR potrebbero mobilitare intere catene del valore in tutti i Paesi e settori dell’UE, diventando potenzialmente operativi in Europa entro i primi anni del 2030. Le valutazioni preliminari stimano che la capacità installata totale degli SMR nell’UE potrebbe raggiungere i 15 GW entro il 2050.

Figura 3: Capacità installata degli SMR in alcune regioni nello scenario APS, 2025-2050

Fonte: Elaborazioni I-Com su dati IEA (2025)

CONCLUSIONI

La partita degli SMR è più ampia dei confini nazionali: è un banco di prova per l’autonomia strategica europea in un settore che oggi vede un grande dinamismo di Pechino e Mosca. L’Italia, con il know-how industriale accumulato all’estero, può giocare un ruolo rilevante a patto di tradurre la volontà politica in scelte concrete su siti, investimenti e catene di fornitura.


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 Beatrice ALA

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