Sette agenti su otto, compresi comandante e vicecomandante, pronti a partire in qualsiasi momento, sia di giorno sia di notte. Succede a Vergiate, dove la Polizia Locale ha scelto di superare i confini della normale routine cittadina per mettere i propri uomini e un’auto da duecento cavalli a disposizione di Areu, l’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza, per il trasporto di organi, tessuti e campioni biologici.
Una realtà solidale nata quasi per caso, o meglio, scoperta per caso, ma che va avanti da tre anni e rappresenta un unicum in tutta la provincia di Varese. A raccontare questa delicata e straordinaria mansione a “La Materia del Giorno“, lo spazio di approfondimento civico di Varesenews, è la vicecomandante del comando vergiatese, Laura Bonazzoli. (nella foto)
«Il trasporto di organi è un ambito trattato prevalentemente da Areu e in particolare dalla sezione che si occupa di questo, proprio perché si tratta di viaggi che non possono essere preventivati per la natura stessa del tessuto», spiega la vicecomandante Bonazzoli, spiegando come l’ente sia entrato in questa rete salvavita. «Talvolta forze di polizia abituate a lavorare in emergenza scelgono di dare una mano. Noi ci siamo proposti. È stato possibile grazie a una visione illuminata da parte dell’amministrazione comunale, che mette a disposizione personale, tempo, mezzi e benzina per la collettività. Abbiamo fatto richiesta e ci siamo adeguati alle caratteristiche strutturali richieste».
Il comando di Vergiate conta otto agenti in tutto e ben sette sono abilitati a questo specifico servizio. Quando la centrale operativa di Areu chiama, la macchina organizzativa si attiva in pochissimi minuti.
«La chiamata arriva direttamente al nostro comandante», racconta Laura Bonazzoli. «Lui verifica subito la disponibilità degli operatori. Può accadere in qualunque momento della giornata. Il comandante fa un giro veloce di telefonate per vedere chi è disponibile, dato che sono servizi che vanno oltre l’orario normale. Se le condizioni si incastrano, prendiamo in carico il servizio. Per farlo utilizziamo il nostro veicolo principale, una Lexus UX, un mezzo potente da circa duecento cavalli misti, come richiesto dai parametri per i trasporti veloci. Lo svuotiamo rapidamente di tutto ciò che lo appesantisce e che usiamo nel quotidiano, come l’etilometro o le valigette di pronto intervento, e sfruttiamo una vasca in plastica idonea nel bagagliaio con cinghie per fissare il contenitore refrigerato e geolocalizzato. Conosciamo il tipo di organo solo per tarare il nostro modo di guidare in base alle specifiche tempistiche di conservazione. Andiamo sempre noi a recuperarlo e lo portiamo a destinazione».
Le rotte della solidarietà partono dal territorio varesino e si snodano in tutta Italia, a seconda delle necessità dei pazienti in attesa di un trapianto.
«Le mete variano», prosegue la vicecomandante. «Siamo stati a Padova, Genova, Milano, Bergamo, Brescia e anche a Varese. La più lontana è stata Ancona. Facciamo una media di un intervento al mese, circa una dozzina all’anno. Sotto il profilo emotivo, la regola principale è non lasciarsi sopraffare finché non è finito il servizio, altrimenti si perde la lucidità necessaria per guidare in sicurezza e nel minor tempo possibile. Eppure i pensieri ci sono. Durante un viaggio di ore in autostrada ho pensato al carico che trasportavo, ma ho dovuto allontanare il pensiero per non deconcentrarmi. In un’altra occasione, a destinazione, ho saputo che l’organo era per un bambino. Le infermiere ci hanno fatto un applauso ed è stato meraviglioso».
I cittadini incrociano spesso l’auto di servizio, che mantiene la scritta arancione “trasporto organi” visibile a distanza ravvicinata, ma raramente sono consapevoli del compito che sta svolgendo in quel momento.
«C’è sempre stupore positivo quando lo raccontiamo nelle piazze o sui social», ammette Bonazzoli. «Questo servizio comporta sacrifici, gli impegni familiari e personali passano in secondo piano e serve una famiglia alle spalle che accetti la situazione. Anche per il comando è un investimento: l’amministrazione accetta di sacrificare la pattuglia del giorno per metterla a disposizione della collettività e se ci sono impegni comunali improrogabili dobbiamo dire di no, ma la motivazione e l’adrenalina ci aiutano a portare a termine ogni missione. In Lombardia siamo circa una quindicina di comandi a farlo, nel Varesotto solo noi».
Il racconto si chiude con una riflessione sul ruolo profondo della Polizia Locale.
«Mi piacerebbe che questa intervista aiutasse a far conoscere il mondo della Polizia Locale ai cittadini, e a superare l’immagine legata solo alle sanzioni», auspica Laura Bonazzoli. «Spesso i piccoli comuni hanno solo uno o due agenti e non riescono a cambiare le cose, ma quando si è una squadra si può lanciare un messaggio. Io stessa nel 2020 facevo un lavoro totalmente diverso. Il Covid ha mosso qualcosa in me vedendo l’impegno degli agenti sul territorio. Ho studiato, ho suonato al campanello del comando di Vergiate dicendo semplicemente che avrei voluto provare questa strada, e oggi sono qui. Il nostro è un ambiente meritocratico: chi vuole impegnarsi trova la sua via. Il messaggio che voglio lasciare è questo, ed è anche un invito: se siete curiosi, suonate pure voi quel campanello».
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