Prima ancora delle grandi giornate di corse e dell’emozione che ancora oggi anima gli ippodromi italiani, c’è una leggenda che continua a galoppare nella storia del turf mondiale: Nearco. Nato nel 1935 e allevato dal geniale Federico Tesio, Nearco fu l’incarnazione stessa della perfezione agonistica. In pista non conobbe mai la sconfitta, chiudendo la propria carriera con quattordici vittorie in altrettante corse. Ma il suo destino era quello di andare oltre i traguardi e le fotografie d’arrivo. Trasferito in Inghilterra come stallone per una cifra allora record, Nearco divenne il capostipite di una dinastia senza precedenti. Dai suoi discendenti nacquero campioni che avrebbero segnato la storia dell’ippica mondiale, da Northern Dancer a Nijinsky II, fino a Secretariat. Ancora oggi, gran parte delle più prestigiose linee di sangue del galoppo internazionale conducono a lui. Per questo, l’autore della riflessione che segue sul destino dell’Ippodromo di Galoppo di Varese sarà chiamato simbolicamente “Nearco”. Un omaggio a una storia straordinaria di talento, visione e continuità nel tempo: valori che, ieri come oggi, appartengono all’essenza più autentica del galoppo.
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Egregio direttore,
leggo con interesse l’articolo dedicato ai recenti accadimenti dell’ippodromo. Confesso di non averci capito molto, se non che le corse cominceranno con un mese di ritardo. Non esattamente un bel biglietto da visita per chi è arrivato dicendo “rilanceremo l’ippodromo”. Forse non è colpa loro? Dall’articolo, ahimè, non si capisce. Nel tentativo quindi di mettere un po’ d’ordine in una marea di dichiarazioni nebulose, e al limite dello spot pubblicitario, ho pensato di dipanare la matassa seguendo alcuni fili che, finora, non mi risulta siano stati esaminati, a detta di chi scrive, a sufficienza.
RITARDATI PAGAMENTI BOX
Partirei da una dichiarazione di Borghi di tre anni fa: faceva riferimento al fatto che la Svicc versasse in uno stato di difficoltà finanziaria, tale da richiedere addirittura un aumento di capitale, principalmente a causa dei ritardati pagamenti da parte degli inquilini delle scuderie, ossia di chi fisicamente tiene nelle scuderie di via Galdino i cavalli per l’allenamento. Borghi comunicava che aveva definito alcuni piani di rientro con alcuni di questi inquilini, mentre per altri c’era una situazione di stallo. Dato che la situazione finanziaria della Svicc non è da allora migliorata, è abbastanza facile dedurre che quegli “stalli” non si sono risolti, e soprattutto che essi riguardano la parte principale del credito, e quindi probabilmente pochissimi inquilini che, per volumi di cavalli gestiti, ammontano ad un importo importante.
DUE DOMANDE
A questo punto la prima domanda che mi pongo è questa: se io sono una società immobiliare (Svicc) che possiede delle strutture (le scuderie) che sono messe a reddito (date in affitto) a degli inquilini (cioè i proprietari e gli allenatori), di questi inquilini non pagano l’affitto, che cosa devo fare? La risposta, dal codice civile, è semplice: sfrattarli. All’epoca però c’era una complicazione. Quegli inquilini erano anche gli stessi soggetti che portavano i cavalli a correre nell’ippodromo adiacente (di proprietà comunale, ma in gestione alla Svicc). E a questo punto ecco la seconda domanda: se io sono una società che organizza le corse (Svicc) e ho in gestione un ippodromo, e vengo pagata dal ministero per organizzare le corse, posso mettermi contro chi verrà effettivamente a fare quelle corse? Ovviamente no, e quindi per il momento soprassiedo sullo sfratto.
CI SONO MENO SOLDI
Continuiamo a dipanare il filo. Poco tempo dopo, il ministero rivede le regole per l’assegnazione dei fondi alle società di organizzazione delle corse, nonché i criteri con cui le stesse vengono qualificate. Molto in pratica: il ministero ha meno soldi da distribuire, vanno dati a meno società, e quindi o queste società fanno investimenti, per sperare di recuperare più soldi dal ministero, oppure automaticamente si squalificano, e prendono meno soldi. La Svicc come abbiamo visto non ha soldi, diventa difficile fare investimenti.
C’è un’altra intervista di Borghi, in cui informa che, a seguito della revisione dei criteri, per la Svicc non è più interessante partecipare al bando per la gestione (forse anche perchè non era ammissibile? Un motivo in più per pensare a monetizzare le strutture). E infatti la Svicc non partecipa, il bando viene vinto dalla Varese Sport&Turf , che evidentemente ha fatto dei ragionamenti economici diversi rispetto a quelli della Svicc, dato che prevede di fare investimenti milionari, sapendo benissimo che riceverà meno soldi dal ministero. E a noi appassionati di ippica a Varese questa cosa non può che far piacere.
LE SCUDERIE SONO NECESSARIE PER LE CORSE
Arriviamo a qualche giorno fa, quando la Varese Sport&Turf dice che “le scuderie sono essenziali per le corse”. Peccato che dall’altra parte il proprietario delle scuderie (la Svicc) abbia esplicitamente dichiarato che ha intenzione di svolgere un’attività di riqualificazione immobiliare ai sensi del vigente PGT. Delle due l’una: o la Varese Sport&Turf non conosce i concetti basilari della proprietà privata, oppure sta sottilmente suggerendo al Comune di espropriare l’area e vincolarla al mantenimento delle scuderie. Auguri vivissimi a chi sarà il proprietario per l’incasso dei canoni d’affitto da quegli inquilini!
NON C’È TRACCIA DEL CAMBIO CALENDARIO CORSE
E arriviamo quindi all’articolo che annunciava che le corse cominciano con un mese di ritardo, ma non si sa di chi sia la responsabilità. Un semplice controllo sul sito Internet del ministero, al momento in cui scrivo, non mostra traccia di questo cambio del calendario è molto strano, perché il ministero è estremamente solerte, perché ovviamente deve comunicare a tutti gli stakeholder, in tempo reale, tutto quello che impatta sulla loro attività professionale. (Il Decreto Direttoriale n. 267453 di modifica del calendario delle corse ippiche per l’anno 2026 è del 04/06/2026 –MASAF_2026_0267453_calendariocorseippiche2026_modifican5_04062026_signed_signed (4)).
Eppure sapere, una settimana prima, che non ci saranno le corse a Varese l’8 giugno è materia di interesse per allenatori, proprietari, fantini. E di questo non c’era traccia sul sito del ministero; c’era però una dichiarazione di chi quelle corse effettivamente le deve organizzare. Si presume quindi che le cose effettivamente stiano così. Oppure è stata una “fuga in avanti”? Forse perché i lavori non erano terminati, oppure perché rispetto a quanto di mirabolante è stato fatto vedere, la sostanza è molto minore?
LO STATO DEGLI IMPIANTI
Fortunatamente per noi, ci sono dei punti fermi: la relazione tecnica effettuata dallo studio incaricato del Comune, e allegata al bando di gara, riporta estensivamente lo stato di fatto dei luoghi, degli impianti, con numerose fotografie. La comparazione fra quella relazione, e lo stato attuale del luogo, è molto facile… Questo filo che stiamo dipanando in fondo ha un piccolo nodino: di questi “rifiuti speciali”, ritrovati nella suddetta relazione non c’è traccia, e presumo che non ci sia neanche nel verbale di presa in possesso dell’impianto da parte del nuovo gestore a gennaio, altrimenti se ne sarebbe parlato allora. Erano così ben nascosti, che la relazione non li ha trovati? Non depone molto a favore né del tecnico che l’ha eseguita, né del Comune che l’ha incaricato.
Erano così ben nascosti al momento del passaggio di consegna, che il nuovo gestore non li ha trovati? Non depone molto a favore della professionalità del nuovo gestore…
Considerando che la Varese Sport&Turf aveva già più volte dichiarato pubblicamente che l’ippodromo versava in uno stato al limite del fatiscente, non esiterei a chiamare questi rifiuti una “polpetta avvelenata”. Prima di firmare un verbale di presa in consegna, uno controlla anche la polvere sotto il tappeto… non si sveglia cinque mesi dopo a dire “oh, abbiamo trovato della robaccia” a mezzo stampa.
COSA RIMANE DELLA MATASSA INGARBUGLIATA
Il nostro filo, per ora, si ferma qui. Cosa resta nella matassa ingarbugliata? Un PGT in fase di rinnovo, che potrebbe cambiare la destinazione urbanistica delle scuderie. Se succedesse, a Natale alcuni studi legali varesini e milanesi specializzati in diritto amministrativo-urbanistica festeggeranno con dell’ottimo champagne, e a noi spettatori meno facoltosi resterebbero i pop-corn, guardando i contenziosi che inevitabilmente nasceranno.
Resta un gestore evidentemente alle prime armi, a cui vanno i nostri migliori auguri, con tanta paura che si rivelino un gigantesco buco nell’acqua. Lo scopriremo fra cinque settimane, se non litigano prima i soci, se il ministero non decide di “staccare la spina” revocando il riconoscimento per inadeguatezza dell’impianto, se il Comune non ricomincia con il balletto delle ispezioni, delle deroghe all’agibilità, delle concessioni temporanee per addetti ai lavori che ha contraddistinto la primavera e l’estate dell’anno scorso con il precedente gestore.
Resta anche un numero, abbastanza impietoso, scritto nella legge di bilancio: i soldi stanziati per l’ippica nazionale sono diminuiti, e almeno tre, se non quattro ippodromi, non riceveranno più soldi in futuro. Sarà Varese di questi? Se lo fosse, non servirebbero più neanche le scuderie. A Natale a questo punto festeggeranno con champagne architetti e immobiliaristi.
Spero solo che abbiano una buon gusto di non chiamarla “la CityLife di Varese ”
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