Apice prova a trasformare una delle ferite più profonde della storia recente del Sannio e dell’Irpinia in un progetto culturale capace di unire memoria, territorio e comunità. Si chiama “Terrememori – Le terre che ricordano” la proposta che vede il Comune come capofila di una rete con altri tre enti legati dallo stesso evento sismico: Apice, Melito Irpino, Montecalvo Irpino e Sant’Arcangelo Trimonte. La candidatura è stata costruita nell’ambito della prima edizione dell’avviso “Cultura nei piccoli comuni”, promosso dalla Direzione generale Creatività contemporanea. Il progetto ha un valore complessivo di 162.500 euro: la richiesta di contributo è pari a 130mila euro, mentre i restanti 32.500 euro rappresentano il cofinanziamento a carico dei quattro enti locali.

Si tratta di una idea interessante, concepita per recuperare e rendere nuovamente patrimonio condiviso la memoria del sisma del 21 agosto 1962, quello passato alla storia come il “terremoto dimenticato”. Le scosse colpirono il territorio al confine tra Sannio e Irpinia, provocando vittime, migliaia di senzatetto e danni in decine di comuni. Ma soprattutto cambiarono la geografia di intere comunità, costringendo alcuni centri a essere abbandonati e ricostruiti altrove.

Ed è proprio dalle diverse conseguenze di quello stesso terremoto che nasce l’iniziativa con i quattro comuni divisi da quattro diversi destini di una medesima storia: Apice come il borgo rimasto congelato nel tempo; Melito Irpino come il paese cancellato; Montecalvo Irpino come quello che è rimasto e ha ricostruito; Sant’Arcangelo Trimonte come il luogo dell’origine, individuato come area dell’epicentro. Una rete, quindi, che non nasce soltanto da una collaborazione amministrativa, ma dalla stessa matrice storica e geografica.

Il ruolo centrale spetta ad Apice. Il borgo antico rappresenta infatti il cuore fisico del progetto e il Comune è individuato come hub della rete, mentre gli altri tre centri funzioneranno come presìdi territoriali. Ad Apice sono presenti anche i luoghi destinati a ospitare le principali attività, dal Castello dell’Ettore alla Biblioteca comunale “Emanuele Falcetti”, gestita dalla Pro Loco.

L’obiettivo è ambizioso: non limitarsi a valorizzare il borgo antico come scenario suggestivo, ma raccogliere la voce delle persone che lo hanno abitato. Il progetto nasce infatti anche dalla volontà di superare una fruizione prevalentemente legata a set cinematografici, shooting ed eventi, per restituire ad Apice Vecchia e agli altri luoghi del cratere la loro dimensione autentica di memoria. “Terrememori” immagina così un archivio vivo, alimentato dalle testimonianze degli ex abitanti, dai loro discendenti, da fotografie, lettere, documenti e oggetti familiari.

Il cuore operativo sarà la raccolta delle memorie nei quattro territori. Ad Apice si lavorerà soprattutto sugli ex abitanti di Apice Vecchia e sui discendenti; a Melito Irpino, dove il vecchio abitato è in gran parte scomparso, la memoria orale assumerà un peso ancora maggiore. Qui è previsto anche l’“Ufficio dei Ritorni”, uno sportello fisico e digitale pensato per coinvolgere emigrati e discendenti, raccogliere testimonianze a distanza e recuperare fotografie e documenti delle famiglie. A Montecalvo il racconto sarà incentrato sulla ricostruzione, mentre Sant’Arcangelo rappresenterà il punto d’origine del sisma e il legame con la diaspora storica.

Il materiale raccolto dovrebbe confluire in un archivio digitale “Terrememori”, accompagnato da una mappa narrativa e sonora dei quattro Comuni e da una serie podcast intitolata “Torno al paese”. L’idea è fare della memoria non un semplice archivio statico, ma uno strumento permanente a disposizione delle comunità.

Una parte particolarmente suggestiva del progetto è “Tracce di Luce”, un’installazione artistica diffusa e temporanea che dovrebbe attraversare i quattro Comuni. La luce non sarebbe utilizzata come semplice elemento scenografico, ma per evidenziare le tracce lasciate dal terremoto e dalla ricostruzione: ad Apice le “soglie”, a Melito il disegno delle case scomparse, a Montecalvo le “cicatrici” della trasformazione urbana e a Sant’Arcangelo il segno simbolico dell’origine. 

Accanto alla ricerca e alla restituzione pubblica è prevista anche una “Accademia dei custodi”, un percorso rivolto a giovani, cittadini e associazioni per fornire competenze nella raccolta delle testimonianze, nella gestione dei materiali e nell’utilizzo dell’archivio. L’idea è lasciare ai territori non soltanto un prodotto culturale, ma anche persone formate per continuare a custodire e alimentare quel patrimonio nel tempo.

Il progetto prevede un partenariato composto, tra gli altri, dall’Università degli Studi del Sannio – DEMM, indicata come partner scientifico proposto, da Luogarìa – Culture & Territori, come partner culturale e operativo, e dalla Pro Loco di Apice ETS come partner territoriale.

Se la candidatura dovesse essere finanziata, le prime attività sono previste indicativamente tra novembre e dicembre 2026, con la raccolta delle testimonianze, la digitalizzazione e l’avvio dell’Ufficio dei Ritorni. Tra gennaio e febbraio 2027 arriverebbero invece le restituzioni pubbliche, la mostra, l’Accademia dei custodi e “Tracce di Luce”. Il programma complessivo dovrà concludersi entro il 28 febbraio 2027.

In sostanza, Apice prova a fare della memoria del terremoto non soltanto un racconto del passato, ma una nuova infrastruttura culturale per il futuro. Un progetto che mette insieme quattro Comuni, due province e comunità oggi divise tra chi è rimasto, chi è partito e chi conserva ancora nelle proprie case fotografie, oggetti e ricordi di paesi profondamente trasformati dal sisma. La scommessa di “Terrememori” è che proprio quelle memorie, prima che si perdano definitivamente, possano diventare un patrimonio comune. 




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Giammarco Feleppa

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