Roma, 18 agosto 2026 – “Le prime prenotazioni dei voli per l’Italia sono state effettuate”. Lo ha annunciato alla Srf, la radiotelevisiva pubblica della Svizzera tedesca, Magdalena Baker, portavoce della Sem, la segreteria di Stato della migrazione svizzera. Ed è la conferma che dalla fine di agosto la Svizzera tornerà a trasferire in Italia i richiedenti asilo giunti nella Confederazione elvetica dopo essere arrivati e precedentemente passati dal territorio italiano. Per il momento si tratterà di pochi casi isolati e la ripresa dei trasferimenti sarà graduale con l’obiettivo, spiega Baker nell’intervista a Srf, di evitare che il sistema venga nuovamente sovraccaricato, ma dalle prime stime potrebbero essere 652 i richiedenti asilo che la Svizzera potrebbe rimandare indietro in Italia.
Il meccanismo del Trattato di Dublino
La novità di oggi arriva dopo quasi quattro anni di blocco dei trasferimenti, da quando a dicembre 2022 l’Italia aveva sospeso le riammissioni di richiedenti asilo provenienti dagli altri Paesi europei, compresa la Svizzera. Il meccanismo interessato è quello previsto dal sistema di Dublino, secondo cui, in linea generale, la responsabilità dell’esame di una domanda di asilo ricade sul primo Paese europeo attraverso il quale il richiedente è entrato nell’”area Dublino”. Per la Svizzera, dunque, una persona entrata nel suo territorio attraverso l’Italia può essere trasferita indietro nel Paese d’ingresso, se ricorrono le condizioni previste dalle regole europee.
Il blocco italiano del 2022
Secondo i dati del Sem, riportati dalla televisione pubblica svizzera, il blocco italiano di 4 anni fa aveva avuto conseguenze significative per la Confederazione. Dalla fine del 2022 l’Italia avrebbe dovuto riammettere dalla Svizzera complessivamente 3.784 richiedenti asilo, persone che, non potendo essere trasferite al Paese d’ingresso, sono state prese in carico dalle autorità elvetiche che hanno dovuto esaminare le loro domande. Nel frattempo, quasi il 40% delle persone rientrate in questa procedura ha ottenuto una forma di protezione in Svizzera e può quindi rimanere sul territorio elvetico, per altre 1.300 persone circa invece la procedura d’asilo elvetica è ancora in corso, mentre, alla luce degli ultimi sviluppi, la Sem stima che siano 652 le persone che avrebbero i requisiti per essere rimandate in Italia.
Protesta a favore dell’accoglienza dei rifugiati a Ginevra (Ansa)
La questione delle date
La questione dei richiedenti asilo svizzeri si è sbloccata solo ora, dopo 4 anni, a seguito dell’entrata in vigore, lo scorso 12 giugno, del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che modifica e rafforza il quadro comune europeo per la gestione delle domande di protezione internazionale. Il nuovo sistema prevede, tra l’altro, forme di sostegno e alleggerimento per i Paesi di primo arrivo, come l’Italia, a condizione che rispettino gli obblighi previsti dal nuovo assetto. È in questo contesto che il governo Meloni è tornato, almeno in linea di principio, a rendere possibili le riammissioni. La ripresa, tuttavia, non equivale a un ritorno automatico alla situazione precedente al 2022. Secondo quanto riferito dalla Srf, l’Italia intende per il momento riammettere solo le persone arrivate nei Paesi di destinazione dopo il 12 giugno, quindi dopo l’entrata in vigore del nuovo sistema, mantenendo così il blocco per gli arrivi dei periodi precedenti. La questione delle date non è ancora chiarita, ma intanto la Svizzera ha deciso di cominciare proprio dai casi più recenti. “Le nuove procedure devono essere dapprima testate sulla base di casi attuali”, ha spiegato Baker alla tv svizzera, aggiungendo però che la Sem non ha concluso con Roma un accordo che escluda dal trasferimento le persone entrate prima del 12 giugno.
Il no dell’Italia alla Germania
Il problema della data da considerare per i trasferimenti è emerso anche nei rapporti tra Italia e Germania e il giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha riferito del fallimento di un primo trasferimento di 3 richiedenti asilo che sarebbe dovuto avvenire in questi giorni. Secondo il quotidiano tedesco, Roma ha confermato di non voler riprendere i cosiddetti “migranti secondari” arrivati in Germania prima del 12 giugno, un blocco che ha riguardato 3 casi tra cui figurava anche una cittadina somala arrivata a Lampedusa nel febbraio 2026 e successivamente trasferitasi in Germania, dove era stata registrata come richiedente asilo il 31 marzo. La posizione italiana nei confronti di Berlino non riguarda però soltanto l’interpretazione del nuovo sistema europeo. Secondo quanto riporta il Frankfurter Allgemeine Zeitung, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sostenuto anche la necessità che la Germania riconosca un contributo all’Italia per i migranti soccorsi nel Mediterraneo da navi di organizzazioni tedesche e portati nei porti italiani. In un’audizione parlamentare, Piantedosi ha quantificato in circa 2.200 le persone arrivate in Italia dall’inizio dell’anno a bordo di navi di soccorso tedesche, di cui circa 500 dopo il 12 giugno, su un totale circa 17.600 migranti registrati in Italia nello stesso periodo.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (Ansa)
Quello della Svizzera è solo un primo passo
Il caso tedesco mostra quindi quanto sia ancora controverso il ritorno al funzionamento ordinario del sistema delle riammissioni nei Paesi di primo ingresso. Per la Svizzera, l’annunciata ripresa dei voli di trasferimento entro fine mese rappresenta un primo passo dopo una paralisi durata 4 anni, ma se poi i 652 casi potenzialmente trasferibili diventino tutti dei rientri in Italia è ancora da chiarire. E, probabilmente, per venirne a capo servirà un pronunciamento chiaro a livello europeo sulla ripartizione delle responsabilità tra Paesi di frontiera, Stati di destinazione e regole comuni dell’asilo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



