Sabato 20 giugno il Pride a Varese sfila per la decima volta. Era il 2016 quando Giovanni Boschini e un piccolo gruppo di attivisti rifondarono Arcigay in città e portarono per la prima volta un Pride nelle strade di una provincia lombarda — allora erano in pochi a farlo, fuori dal capoluogo. Da allora è cambiato molto, ma non abbastanza.
Ne abbiamo parlato nella Materia del Giorno con Boschini, oggi direttore di Arcigay Varese, e con Alice Millefanti, presidentessa dell’associazione.
Come è nata l’idea
Il contesto era quello dell’approvazione della legge sulle unioni civili, il 2016. “C’era grande fermento”, racconta Boschini. “Noi abbiamo deciso, sulla scia delle manifestazioni per le unioni civili, di rifondare Arcigay Varese, rimasta chiusa dagli anni Duemila.” Il gruppo si chiamava Comitato Varese C’è — “Gianluca, Vittorio Netti, Stefano Spadafora, tante persone che si sono messe insieme” — e dalla rifondazione dell’associazione il passo verso il Pride fu breve: “Abbiamo detto: perché non andiamo oltre e portiamo la nostra manifestazione proprio in strada?”
Era una novità quasi assoluta. “Ai tempi c’era solo Milano e Pavia”, dice Boschini. “Eravamo probabilmente il primo Pride di provincia, se non contiamo Pavia che era già universitaria.”
Tremila persone alla prima parata
La tensione dei mesi precedenti era alta. “Nessuno capiva come potesse essere questo Pride”, ricorda Boschini. “C’era chi lo paragonava a qualcosa di estremo, dall’una e dall’altra parte. Non essendo presenti manifestazioni del genere fuori Milano, nessuno aveva idea di cosa aspettarsi.” Il 4 giugno 2016, però, andò diversamente da come molti temevano: “Fu un’esplosione di gioia, di colori. Contammo tremila persone. Per Varese è veramente tantissimo. Fu una scommessa vinta.”
Non mancarono le difficoltà. La prima fu economica: “Inizialmente pensavamo che bastasse scendere in quattro. In realtà no.” La seconda fu politica: il Comune di Varese, guidato all’epoca da Attilio Fontana, non concesse il patrocinio. “Il patrocinio non è solo un timbro”, spiega Boschini. “Comporta l’utilizzo delle strutture, una serie di cose concrete. Ma soprattutto mette addosso un sigillo negativo — la città non vi riconosce.” Una ferita che rimase: “Mi ha sempre amareggiato molto. Il tema dei diritti civili dovrebbe essere trasversale a tutte le posizioni politiche. Si parla di diritti umani delle persone.”
Cosa è cambiato, cosa no
Dieci anni dopo, il panorama è diverso. “Vedo persone ai bordi della strada che aspettano il Pride, dalle finestre che sventolano le bandiere arcobaleno”, dice Boschini. “Ormai il Pride fa parte della città.” Anche il mondo delle imprese si è avvicinato: “Le aziende stanno cercando di promuovere questi temi. I dipendenti passano tante ore al lavoro e devono vivere un ambiente serio.”
Millefanti aggiunge una prospettiva più ampia: “Il Pride è un evento costruito da persone per altre persone. Non è uno spazio dedicato solo alla comunità LGBTQIA+. Vedo tantissimi cittadini, famiglie con bambini. Non è qualcosa di nicchia — c’è una grande apertura e una grandissima richiesta.” Un segnale, per lei, viene anche dalle scuole: “Ci è stato chiesto: ma quando venite? C’è necessità e desiderio.”
Su cosa non sia cambiato, Boschini è diretto: “La legislazione italiana. Le unioni civili sono state davvero l’unica grande conquista recente. Per il resto siamo in fondo alle classifiche internazionali. Noi speriamo che il Pride sia davvero solo una celebrazione, una festa. Purtroppo ancora non è così.”
Le storie che restano
In dieci anni di parate ci sono momenti che non si dimenticano. Boschini ne racconta uno: “Una mamma ha sfilato per la figlia scomparsa, portando sullo zaino il suo nome. La figlia si era tolta la vita per il bullismo. Vedere quella mamma sfilare dicendo ‘questa parata è anche per te’ mi ha lasciato davvero il segno.” Accanto alla commozione, c’è anche la fatica: “Chi organizza questi eventi è soggetto a una quantità infinita di odio online. È dieci anni che vedo i commenti. Però poi arrivano i ragazzi che ci scrivono perché hanno fatto coming out il giorno del Pride, davanti ai genitori. Quelle soddisfazioni ripagano tutto.”
Millefanti ricorda invece un incontro dello scorso anno: “Ho incontrato una mamma con sua figlia, una bambina di dieci anni. Quella mamma mi aveva invitato a parlare di affettività e sessualità nelle scuole, su richiesta del Comitato Genitori. Mi ha abbracciata, mi ha detto: quanto sono felice di vederti qui. È una delle cose più appaganti.”
Sabato 20 giugno: come funziona
La parata parte da Piazza Montegrappa. Il corteo percorre Via Volta, entra nella ZTL, attraversa Piazza Giovine Italia e Corso Matteotti — gran parte del percorso è in zona pedonale — poi Via Sacco fino ai Giardini Estensi, dove si tiene la Pride Night. Sul palco ci saranno interventi istituzionali e delle associazioni, tra cui Agedo e le Famiglie Arcobaleno, oltre a musica e ospiti. Quest’anno, per il decennale, sono attese anche Big Mama e Deborah Villa. Il tema scelto è Corpi, voci e strade.
Ai Giardini Estensi, sotto i portici del palazzo, è visitabile anche la mostra fotografica dei dieci anni del Pride, con didascalie che raccontano la storia dell’associazione e della comunità varesina.
Novità di quest’anno è lo spezzone sportivo: nella parata sfileranno le realtà sportive del territorio — Pantanestro Varese, Corlino Varese, Gruppo Sordi e La Volpe Rossa. “Per noi il Pride è un punto di arrivo di un percorso che facciamo con le realtà sportive”, spiega Boschini.
Sul dress code, la risposta di Millefanti è semplice: “Vieni come sei. Quel giorno è uno spazio protetto, puoi essere chi sei.” Gli organizzatori hanno anche predisposto zone di scarico sensoriale per persone neurodivergenti e il servizio di interpretariato LIS.
L’organizzazione coinvolge tra le venti e le trenta persone, con un nucleo attivo di cinque o sei volontari. “Ci manda in tilt a livello organizzativo”, ammette Millefanti. “Ma si fa.” Chi volesse unirsi come volontario — non solo per questo evento ma in futuro — può contattare l’associazione. Informazioni e programma completo su varesepride.it e sui canali social di Arcigay Varese e Varese Pride.
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