L’arte atomica – Varesefocus


Il primo impatto è caotico, un insieme di colori, scritte, materiali diversi. Manifesti pubblicitari, cartelli, scatole di scarpe o pacchetti di sigarette. Un viaggio nel passato attraverso foto storiche, ma con uno sguardo anche al futuro, con slogan pubblicitari di eventi non ancora successi. Questa è l’esplosione con cui ci si interfaccia quando si entra nell’atelier del duo artistico formato da Paolo Bianchi e Luca Salvatore Francocci, che da oltre vent’anni portano avanti l’“Arte Atomica”, un vero e proprio scontro creativo tra i due artisti, gli atomi, che hanno stili e visioni completamente opposti. Lavorando insieme sulla stessa tela, generano un’esplosione positiva di forme e colori, fondendo i loro due mondi separati in un’unica opera finale. Una collaborazione nata per caso, frutto del vissuto di una problematica comune: una malattia. Come racconta Luca: “Soffriamo di emicrania con aura. Pensavo di essere l’unico e quasi mi vergognavo. Poi ho conosciuto Paolo, tramite il mio migliore amico, e lì ho scoperto che anche lui conviveva con il mio stesso problema. Ci siamo poi conosciuti, finché non mi ha chiesto se fossi interessato ad avviare una collaborazione; io mi occupavo già di illustrazioni grafiche, mentre Paolo lavorava per una compagnia aerea. Abbiamo iniziato creando una serie di nudi erotici, non pornografici. Abbiamo sfidato il modo comune di pensare e li abbiamo venduti tutti”.

Da questa particolare unione di sfortune è nata un’amicizia che ben presto si è trasformata in una delle coppie artistiche più longeve e prolifiche del panorama contemporaneo, con all’attivo oltre 700 quadri realizzati. Ma come nascono queste opere? Il loro motto è “1+1 fa sempre 1” perché il risultato finale, per quanto frutto di due menti distinte e spesso in contrasto, è un’opera unica e indivisibile. Il flusso creativo parte sempre da Paolo. È lui a gettare le basi, plasmando una narrazione visiva. “Creo un’opera da zero, una mia storia, basata sul collage, sul colore o sulle bombolette – spiega Paolo –, una storia che può avere un senso o meno. Uso molti strappi di manifesti presi dalla strada, perché quello che è in strada per me è fondamentale: è una reliquia di quello che poi non sarà più. Ha l’energia di tutte le persone che lo guardano, che passano. Strappo quel manifesto, tanto meglio se c’è la data di un’affissione perché ferma il tempo lì. Di conseguenza creo la mia opera, la finisco e poi la passo a Luca. Lui non sa cosa andrò a fare”. Ma non ci sono solo manifesti rubati alla strada. Nelle opere di Bianchi e Francocci compaiono foto originali degli anni ‘50, trovate per caso in mercatini d’antiquariato in Francia, giornali americani d’epoca o vecchie spolette di filo parigine. Ogni frammento è un pezzo di storia del ‘900 che viene riassemblato per creare una nuova narrazione. La parte di Paolo può già essere considerata un’opera finita, ma poi subentra l’intervento pittorico di Luca. “Posso affrontarla continuando il racconto che ha iniziato Paolo – spiega l’artista – oppure andare totalmente contro e muovermi proprio nella direzione opposta. Alla fine, risulta sempre interessante perché nelle mie forme e nei miei colori viene racchiusa la storia del mio collega. Questo è difficile nella fase di realizzazione per me, perché devo rappresentare quello che voglio senza coprire, o coprendo solo in parte, quello che ha fatto Paolo. La mia difficoltà è quella. Però è anche un vantaggio, perché mi trovo a lavorare con colori e superfici che rendono più particolare quello che farò. Lui analizza di più i contenuti, io le forme e i colori”.

Questo scontro tra la narrazione caotica e l’intervento grafico strutturato è ciò che dà il nome al progetto, Arte Atomica, proprio perché Luca e Paolo si considerano come due atomi totalmente opposti che in teoria non dovrebbero mai incontrarsi. Agli esordi della loro storia, però, il loro nome era “La runa degli opposti”. L’incontro artistico di Bianchi e Francocci genera una vera e propria esplosione di forme, di linee e di colori. Un concetto che Paolo ci tiene a precisare: “In questo momento storico, il termine richiama subito scenari di guerra. Invece, la nostra esplosione atomica è positiva, artistica e creativa”. All’interno delle opere viene inserita tutta l’energia creativa degli artisti, complice il fatto che per il duo questa non è solo passione, ma anche lavoro. Le opere, infatti, sono frutto dell’impegno di una o due settimane di lavorazione e il prezzo finale può variare a seconda delle dimensioni. Ciò che alla fine viene venduto non è il quadro in sé, ma la storia che racchiude. “Chi compra le nostre opere – racconta Luca –, oltre ad avere in casa propria punti di colore e luce, ha un pezzo della nostra storia, fatta di 23 anni di ricerca, di strada, di fatica. Diciamo sempre che siamo in trincea”. Se una parte del lavoro di questo duo artistico è dedicata ad opere di getto, fatte su temi di cuore o di attualità, un’altra fetta è dedicata ai quadri e alle opere su commissione, come quella realizzata per il recente anniversario dei 50 anni di attività di Servizi Confindustria Varese, lo scorso ottobre 2025. “Spesso creiamo ritratti – spiega Luca –. Sono bellissimi perché Paolo racconta la storia delle persone con il materiale che gli viene fornito. Ti entra dentro, ti chiede tutto: i colori, le città, la musica, la tua storia. E poi la interpreta a modo suo”. Oltre alle commissioni private, le opere degli artisti varesini arrivano anche nelle case di sportivi e cantanti famosi, a volte per caso. Come quando in un’opera era stato inserito un pezzo di cartellone strappato a Milano con la scritta “sei bellissima, anzi bellissimissima”, senza che i due artisti conoscessero l’autore della frase. La scritta era stata poi utilizzata in un dipinto raffigurante il volto di una donna asiatica, diventando virale sui, social. Da qui un noto manager musicale ha invitato Luca e Paolo a Milano per incontrare l’autore di quella famosa frase incollata sulla tela, scoprendo solo in quel momento che si trattava del giovane cantautore Alfa. Per i due artisti, che creano lavori spesso su stimoli momentanei, come le hit musicali del momento, il ‘900 è un secolo molto importante. Infatti, non è difficile trovare riferimenti a quel periodo nelle loro opere.

Dipinti, manifesti, locandine di gruppi musicali. Questo secolo rappresenta per il duo un vero e proprio serbatoio di memorie fisiche e reliquie, ma anche fonte di ispirazione. Tantissimi sono, infatti, gli omaggi ai grandi artisti del passato che hanno reso unico il ‘900 che è possibile ritrovare nelle loro opere, come Renè Magritte con le sue atmosfere surreali, evocate tramite l’iconica mela, l’uomo senza volto e la bombetta in un quadro a tema olimpico oppure l’eclettico artista della Pop Art, Andy Warhol, fino alle celebri illusioni di M.C. Escher, con la mano che regge una sfera, rappresentata anche nel quadro realizzato per Servizi Confindustria Varese. “In un’epoca in cui – specifica Paolo – non esistono più grandi correnti artistiche condivise e prevale un approccio individuale, la nostra scelta di collaborare, scontrarci e unire le forze per portare avanti l’Arte Atomica rappresenta un raro e faticoso atto di resistenza creativa”. In un panorama artistico sempre più frammentato, dove spesso si procede in solitaria, la loro resta una scelta controcorrente con lo sguardo già rivolto a nuove tele, nuovi incontri, nuovi scontri. Il terreno ideale per continuare a far vivere un dialogo che, tra contrasti e fusioni, non smette di trasformarsi.


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 Lisa Aramini Frei

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