Giornalisti abusivi, l’Ordine regionale rinfocola la polemica e attacca ControCorrente


Nessuno vuole rinunciare all’ultima parola nella polemica sui “giornalisti abusivi”. Polemica tutta interna alla categoria. E’ il momento dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo smentito nell’interpretazione di alcune leggi dal consiglio nazionale e attaccato da ControCorrente. All’origine una nota del Sindacato Giornalisti Abruzzesi in cui si chiedeva  di monitorare il fenomeno, sempre più crescente e diffuso sul territorio nazionale, di quelle persone che si spacciano per giornalisti alimentando quotidianamente pagine facebook di informazione; da lì la replicata piccata e dai toni giudicati dai più inopportuni e la necessità dell’intervento del consiglio nazionale dell’Ordine che, in buona sostanza, giudica fondati i timori del Sindacato. Poi la nota di ControCorrente pungente verso l’Ordine regionale. ControCorrente è l’ala maggioritaria dei giornalisti a cui fanno riferimento sia il presidente dell’Ordine Carlo Bartoli sia la segretaria dell’Assostampa Alessandra Costante.

Di seguito l’ultima nota dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo presieduta da Marina Marinucci erede di Stefano Pallotta sulla vicenda. Toni più morbidi con una inesattezza evidente e verificabili. L’Ordine sostiene che il Sindacato ha chiesto di “denunciare persone che scrivono per pagine, canali e siti che la legge stessa esenta dall’obbligo di registrazione”. Rileggendo il testo della nota del Sindacato il verbo denunciare non viene mai scritto. Si legge “richiama l’attenzione”, “chiede che la situazione venga monitorata” e, infine, “valutando caso per caso eventuali situazioni riconducibili all’esercizio abusivo della professione da segnalare alle autorità competenti”. Concetti, interpretazioni e comportamenti diversi da quelli che l’Ordine attribuisce nel comunicato che segue al Sindacato.

“Prima di entrare nel merito, una precisazione che riguarda la forma, ma che non possiamo ignorare. La nota a cui rispondiamo non porta la firma dello Sga, ma quella di “Controcorrente”. È una differenza che conta: il Sindacato è un soggetto, una componente interna è un’altra cosa, e un’anomalia di questo tipo una sigla che parla a nome di un’organizzazione più ampia senza che sia chiaro con quale mandato meriterebbe di essere chiarita prima ancora di discutere di giornalismo. Lo diciamo non per sottrarci al confronto, ma perché la chiarezza su chi parla e a nome di chi è la prima forma di correttezza istituzionale. Detto questo, veniamo alla sostanza perché il punto è troppo serio per restare impigliato in una polemica di sigle. Veniva chiesto al Consiglio dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, nel comunicato dello Sga, di denunciare persone che scrivono per pagine, canali e siti che la legge stessa esenta dall’obbligo di registrazione.  Questo solo per rimettere la palla al centro del campo che altri hanno buttato anche oltre gli spalti. Capiamo la frustrazione di chi vede crescere un’informazione fatta senza le regole e le responsabilità che noi rispettiamo ogni giorno, e non la liquidiamo come un falso problema: è vero, esiste e infastidisce chi fa questo lavoro con serietà. Ne va anche e soprattutto della correttezza dell’informazione che deve raggiungere l’opinione pubblica anche attraverso il filtro della deontologia professionale che solo i giornalisti possono garantire. Ma proprio per questo dobbiamo essere onesti su un punto: se la legge dice che quelle testate possono operare senza registrarsi, chi scrive per loro non sta commettendo nulla di illecito. Non è una nostra interpretazione comoda, è semplicemente come stanno le cose. E un Ordine non può denunciare chi non ha violato nessuna norma. Lo farebbe, sì, ma per arrivare dove? A un’archiviazione, dopo aver consumato tempo, energie e credibilità in un’iniziativa che non avrebbe alcun seguito. Tanto è vero che lo stesso Esecutivo nazionale auspica la modificazione della norma da parte del legislatore. Possiamo essere d’accordo che quella norma, l’esenzione prevista dall’art. 3-bis della legge 103/2012, lasci uno spazio che oggi viene usato in modo distorto. Lo pensiamo anche noi, tanto che stiamo lavorando a una proposta che chiuda   esattamente questo vuoto, con regole che stabiliscano che chi fa informazione verso il pubblico debba avere l’obbligo di registrare la testata al Tribunale con un direttore responsabile a prescindere dal fatturato. Ma una cosa è dire “la norma va cambiata”, un’altra è chiedere all’Ordine di usare uno strumento, la denuncia penale, per colpire chi sta semplicemente dentro le regole attuali. Non possiamo supplire con un’iniziativa giudiziaria a una scelta che spetta al legislatore. Quanto poi al richiamo sulle regole di iscrizione all’elenco dei pubblicisti e sul tirocinio, presentato come una rivelazione, non ne avevamo bisogno. Erano scritte con chiarezza già nella nostra prima nota, e tornare a spiegarcele come se fossero una scoperta è un esercizio polemico che non sposta la discussione di un millimetro. Avremmo preferito un confronto sul merito, non una interpretazione distorsiva su cose che conosciamo meglio di chiunque altro, per ruolo e per mestiere. Diverso è il discorso sul direttore responsabile, che resta un onere dell’editore e non del singolo collaboratore, e che riguarda il riconoscimento di una testata come organo di informazione, tant’è che la stessa presa di posizione dell’Esecutivo nazionale del 15 giugno, richiamata anche da Controcorrente, individua come conseguenza l’esclusione dall’accreditamento, non la denuncia dei singoli, e fa salvi espressamente gli aspiranti pubblicisti in regolare tirocinio. Su questo, e sui casi in cui davvero ricorrano gli elementi di un esercizio abusivo della professione siamo pronti a verificare situazioni specifiche e documentate, una per una. Su questo terreno, quello vero, restiamo disponibili al confronto.  Non su quello della denuncia indiscriminata di chi sta semplicemente dentro una norma che non ci piace, non perché non ci importi del problema ma perché vogliamo risolverlo, non solo dichiararlo attraverso sterili comunicati stampa. 

Il Direttivo dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo

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 Redazione Abruzzo Popolare

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