Un’interrogazione a risposta immediata indirizzata al presidente del Consiglio comunale e al sindaco del Comune di Messina da parte del gruppo “Scurria sindaco” porta al centro del dibattito politico e istituzionale le dichiarazioni diffuse dal primo cittadino dopo la pubblicazione di un servizio riguardante il parere giuridico sulle liste di Sud chiama Nord e il possibile rischio di un ritorno alle urne. I consiglieri comunali di “Scurria sindaco” firmatari dell’atto chiedono in particolare al sindaco di chiarire il significato del riferimento alle intimidazioni contenuto in un comunicato stampa successivamente rilanciato anche attraverso i canali Facebook e Instagram istituzionali e personali del primo cittadino. L’interrogazione, presentata ai sensi dell’articolo 24 del Regolamento, concentra quindi l’attenzione non soltanto sul contenuto politico delle dichiarazioni, ma anche sulle possibili implicazioni istituzionali di affermazioni che, secondo i consiglieri, richiederebbero spiegazioni puntuali.

Il parere regionale sulle liste di Sud chiama Nord

Secondo quanto riportato dai consiglieri nell’atto, il servizio giornalistico avrebbe rivelato il contenuto del “parere giuridico” redatto dall’Ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana, documento che in precedenza sarebbe stato dichiarato non ostensibile. Sempre sulla base di quanto richiamato nell’interrogazione, il parere sarebbe stato espresso nel senso che il partito “Sud chiama Nord” avrebbe dovuto raccogliere le firme per presentare le ulteriori 14 liste. È questo passaggio ad avere riacceso il confronto politico sulla vicenda elettorale messinese e sulle possibili conseguenze giuridiche legate alla presentazione delle liste.

La reazione del sindaco di Messina dopo la pubblicazione del servizio

I consiglieri rilevano che, nell’immediatezza della pubblicazione della notizia, il sindaco di Messina ha diffuso un comunicato stampa contenente una lunga dichiarazione. Lo stesso contenuto, secondo quanto indicato nell’interrogazione, sarebbe stato pubblicato anche sulle pagine Facebook e Instagram istituzionali e personali del sindaco, sebbene accompagnato da un titolo differente: “il consenso dei cittadini parla chiaro. Andiamо avanti senza farci intimidire”. È proprio il riferimento al non lasciarsi intimidire a costituire uno dei principali elementi sui quali i consiglieri chiedono adesso un chiarimento formale.

Nel comunicato del sindaco viene infatti riportata testualmente la seguente dichiarazione: “Forse il nostro leader Cateno De Luca sta “spaventando” troppe lobby e troppi vecchi santuari della politica regionale e nazionale. Andiamo avanti come abbiamo sempre fatto senza farci intimidire”. Una frase che, per i firmatari dell’interrogazione, necessita di essere circostanziata, soprattutto in considerazione del ruolo istituzionale ricoperto dal primo cittadino.

I consiglieri chiedono di chiarire il riferimento alle intimidazioni

Il punto centrale dell’interrogazione al sindaco di Messina riguarda proprio il significato attribuito alla parola “intimidire” e la natura di eventuali episodi ai quali il primo cittadino intendesse fare riferimento. Nell’atto viene sottolineato che l’intimidazione a corpo politico costituisce reato anche quando è rivolta a un singolo esponente, come nel caso del sindaco. A partire da questa considerazione, i consiglieri ritengono necessario sapere concretamente se vi siano stati comportamenti, circostanze o soggetti riconducibili a presunte intimidazioni e, nel caso, quale sia stata la loro natura. La richiesta non riguarda quindi una valutazione meramente politica delle parole utilizzate, ma punta ad accertare se dietro quelle dichiarazioni vi siano fatti specifici che possano avere rilevanza anche sotto altri profili.

Il nodo della tutela dell’immagine del Comune di Messina

Nell’interrogazione si sostiene inoltre che le affermazioni richiamate possano apparire lesive della dignità delle istituzioni comunali. Secondo i consiglieri, una comunicazione di questo tipo, qualora non fosse supportata da elementi concreti, rischierebbe di determinare disinformazione, allarme ingiustificato o un danno d’immagine all’Ente rappresentato dal sindaco. I firmatari richiamano quindi le responsabilità connesse al ruolo di capo dell’amministrazione comunale, sostenendo che tale funzione debba essere accompagnata da un linguaggio improntato alla trasparenza, al rispetto istituzionale e alla veridicità dei fatti. Il tema sollevato riguarda, dunque, anche il rapporto tra comunicazione politica e comunicazione istituzionale, soprattutto quando i messaggi vengono veicolati attraverso strumenti direttamente riconducibili alla funzione pubblica esercitata.

Facebook e Instagram del sindaco, la questione della rilevanza istituzionale

Un ulteriore aspetto richiamato nell’atto riguarda l’utilizzo dei social network da parte degli amministratori pubblici. I consiglieri evidenziano che i canali social di un amministratore, quando vengono utilizzati per diffondere comunicati stampa formali, non avrebbero una rilevanza esclusivamente privata, ma assumerebbero anche una dimensione istituzionale. La circostanza viene evidenziata proprio perché il contenuto oggetto della contestazione sarebbe stato diffuso sia attraverso il circuito dell’informazione tradizionale sia attraverso le pagine Facebook e Instagram riconducibili al sindaco. Per i firmatari, ciò rafforza la necessità di fare chiarezza sulla natura delle dichiarazioni e sulle informazioni poste alla loro base.

La prima domanda al sindaco: “a quali intimidazioni fa riferimento?”

La prima richiesta formulata nell’interrogazione punta direttamente al cuore della vicenda. I consiglieri chiedono a quali intimidazioni faccia riferimento il sindaco e se non ritenga necessario spiegare quale comportamento, posto in essere da chi e in quale circostanza, abbia effettivamente costituito un’intimidazione. L’obiettivo dichiarato dell’atto è quindi quello di ottenere una spiegazione precisa sul contenuto delle parole pronunciate, superando qualsiasi interpretazione generica o esclusivamente politica. La questione assume particolare rilevanza proprio perché il riferimento alle intimidazioni è stato formulato nel contesto delle reazioni alla pubblicazione del parere dell’Ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana sulla presentazione delle ulteriori liste di Sud chiama Nord.

La richiesta di valutare una denuncia all’Autorità giudiziaria

La seconda domanda contenuta nell’interrogazione riguarda invece le eventuali conseguenze di natura giudiziaria. I consiglieri chiedono al sindaco se, qualora le intimidazioni richiamate siano effettivamente avvenute, non ritenga di doversi rivolgere, come previsto dalla legge, all’Autorità giudiziaria per denunciarle. Il presupposto indicato nell’atto è che eventuali intimidazioni potrebbero arrivare a condizionare l’attività istituzionale del primo cittadino e che, proprio per questo, dovrebbero essere portate formalmente all’attenzione degli organi competenti. Il passaggio rende ancora più esplicita la richiesta di chiarimento: o esistono fatti concreti riconducibili a intimidazioni, rispetto ai quali i consiglieri chiedono di conoscere le iniziative intraprese, oppure diventa necessario valutare il significato e l’opportunità delle parole utilizzate nella comunicazione pubblica.

L’ipotesi di una rettifica pubblica delle dichiarazioni

La terza e ultima questione posta al sindaco riguarda infatti l’eventuale rettifica pubblica. I consiglieri chiedono se, diversamente, il primo cittadino non ritenga doveroso rettificare pubblicamente quanto espresso, allo scopo di tutelare l’onorabilità del Comune di Messina. L’interrogazione configura così due possibili scenari: da un lato l’esistenza di intimidazioni concrete, che secondo i firmatari richiederebbero una denuncia e una puntuale ricostruzione dei fatti; dall’altro l’assenza di circostanze riconducibili a tale fattispecie, situazione nella quale i consiglieri ritengono opportuno un intervento pubblico di rettifica.

Il confronto politico si sposta adesso in Consiglio comunale

La vicenda, partita dalla pubblicazione del parere giuridico regionale sulle liste di Sud chiama Nord, si sposta così sul terreno del confronto istituzionale a Palazzo Zanca. L’interrogazione a risposta immediata chiede al sindaco di spiegare il contenuto delle dichiarazioni rilasciate dopo il servizio della Gazzetta del Sud e, soprattutto, di chiarire se il riferimento alle intimidazioni sia collegato a fatti specifici. Sul tavolo restano quindi il contenuto del parere redatto dall’Ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana, la questione delle firme che, secondo quanto riportato dalla stampa e richiamato nell’interrogazione, sarebbero state necessarie per le ulteriori 14 liste di Sud chiama Nord, e le conseguenti dichiarazioni del sindaco. A queste si aggiunge ora una questione strettamente istituzionale: stabilire a quali episodi il primo cittadino intendesse riferirsi parlando di intimidazioni e se tali circostanze siano state o debbano essere sottoposte all’attenzione dell’Autorità giudiziaria. In alternativa, i consiglieri chiedono una rettifica pubblica finalizzata a salvaguardare l’immagine e l’onorabilità del Comune di Messina. Sarà dunque la risposta del sindaco all’interrogazione a chiarire il significato e la portata delle affermazioni finite al centro del nuovo confronto politico cittadino.


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Danilo Loria

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