Il quadro politico per le imminenti elezioni suppletive della Camera dei deputati nel collegio uninominale di Reggio Calabria incontra un inatteso cambio di passo. Con una comunicazione ufficiale diffusa dal movimento Futuro Nazionale, guidato da Roberto Vannacci e dal coordinatore Massimiliano Simoni, è stata resa nota la candidatura di Domenico Giannetta. La decisione di lanciare un volto noto della politica calabrese ha immediatamente rimescolato le carte sul tavolo, posizionando la formazione di Vannacci in diretta competizione con il centrodestra tradizionale e con il centrosinistra. La mossa ha generato un acceso dibattito tra gli osservatori politici e gli addetti ai lavori in questa domenica di fine estate, per la natura della figura prescelta, determinando reazioni contrastanti sia nei palazzi del potere regionale che all’interno della stessa comunità militante che fa riferimento all’eurodeputato.

La strategia con Minicuci e lo strappo di Giannetta da Forza Italia

La scelta di Domenico Giannetta rappresenta la conclusione di un percorso ventennale all’interno di Forza Italia, un vero e proprio tradimento che vedrà ovviamente Giannetta decadere immediatamente dal ruolo di capogruppo azzurro nel Consiglio Regionale della Calabria. Pur consapevole della palese difficoltà di conquistare direttamente il seggio uninominale in questa singola tornata, l’ex esponente berlusconiano – da sempre nel Pdl per vocazione democristiana – ha accettato la sfida nell’ambito di un’intesa più ampia promossa da Roberto Vannacci. Nel disegno politico del movimento, l’operazione non si esaurisce nella competizione di settembre ma si inserisce in una strategia d’area a lungo termine che vede pienamente coinvolto anche Antonino Minicuci. L’ex candidato sindaco, lontano dall’essere uscito di scena, rimane una figura chiave dell’intera manovra di Futuro Nazionale in Calabria e figura tra i profili destinati a un ruolo di primo piano nelle future liste per le elezioni politiche generali, accanto alle garanzie di candidatura concordate per lo stesso Giannetta, che nel 2020 aveva provato l’ebrezza di diventare deputato per poche settimane subentrando a Jole Santelli in un rocambolesco rimpallo tra elezioni locali e conferma al consiglio regionale.

Il comunicato stampa di Futuro Nazionale: “da Forza Italia politica rancida e poltronara”

Stamattina abbiamo depositato la lista di Futuro Nazionale per le elezioni suppletive di Reggio Calabria: il nostro progetto di nazione grande, sovrana e sicura prende forma e corre sulle gambe di uomini e donne forti. Di quelli deboli, timidi e tentennanti ne abbiamo le Camere piene“. Lo annunciano il presidente di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, e il coordinatore nazionale, Massimiliano Simoni. “E’ la prima volta che Futuro Nazionale deposita il proprio simbolo per correre a una competizione elettorale ed è per noi motivo di orgoglio perché ora diamo un’alternativa seria e credibile a tutti i cittadini del collegio di Reggio che sono stanchi dei soliti schemi di una politica nauseante che fa promesse che non realizza o che propone soluzioni aberranti ad una crisi che ormai attanaglia tutti gli italiani. Noi non siamo quelli dei blocchi navali mai realizzati, della rottamazione della Fornero, dell’eliminazione delle accise e delle garanzie di sicurezza che passano, però, dalla liberazione di 10.000 criminali dalle patrie galere. E non siamo nemmeno quelli dei No Tav, no TAP, no gas, no petrolio, no trivelle, no caldaie, no infrastrutture, no ponte, più tasse, più patrimoniali e più fluidità e meticciato per tutti. Siamo quelli che si impegnano a rendere il tuo voto utile difendendo e promuovendo l’Italia e gli italiani quale nostro unico obiettivo e faro permanente“, continuano Vannacci e Simoni. “Abbiamo candidato il Capogruppo Domenico Giannetta che ringraziamo, poiché rappresenta una figura di grande spessore che da anni valorizza egregiamente la provincia di Reggio in regione e siamo sicuri che potrà portare autorevolmente la voce del territorio reggino a Roma. E già da questa candidatura si palesa la differenza tra Futuro Nazionale e la politica rancida e poltronara di Forza Italia che preferisce candidare un romano sconosciuto al territorio usando i voti dei reggini: noi puntiamo sulle competenze, sulla conoscenza del territorio e delle comunità locali, sull’esperienza e sulla capacità di rappresentare l’identità di una provincia, di una circoscrizione e di un popolo in Parlamento. Ringraziamo il nostro Organizzativo Nazionale, onorevole Edoardo Ziello per aver curato il percorso insieme al Referente Regionale, onorevole Domenico Furgiuele“, concludono.

Le durissime parole di Occhiuto: “Giannetta via dalla maggioranza, mio governo non ha nulla a che spartire con Vannacci”

Da questo momento Domenico Giannetta è fuori dalla maggioranza di centrodestra della Regione Calabria. Il mio governo regionale non ha nulla a che spartire con chi sceglie Roberto Vannacci. Quanto al generale, gli consiglierei di non fare troppo il gradasso. Vedremo la sera del 28 settembre quale sarà il partito vincitore e quale quello rancido”. Così si è appena espresso Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria.

Come cambia lo scenario politico

L’uscita di scena di Giannetta dai ranghi azzurri è stata accolta con sostanziale distacco dai vertici regionali del centrodestra. Il Sindaco di Reggio Calabria e coordinatore regionale Francesco Cannizzaro e il presidente della Regione Roberto Occhiuto non mostrano alcuna preoccupazione per la tenuta del proprio bacino elettorale, valutando che l’influenza del neo-candidato sia storicamente radicata nell’area tirrenica di Oppido Mamertina – dov’è stato a lungo Sindaco – e meno incisiva nel tessuto urbano della città di Reggio Calabria. Sul piano dell’offerta politica, la presenza di Giannetta introduce un’evidente sovrapposizione: essendo anch’egli medico di professione, la sua figura si sovrappone a quella del candidato del centrosinistra Frank Benedetto, annullando la possibilità di rivendicare un profilo categoriale esclusivo da spendere in campagna elettorale. Ma l’elemento politico più importante è un altro e riguarda la dura reazione della base della destra che aveva creduto in Vannacci.

La delusione della base identitaria e il nodo politico di Futuro Nazionale

La vera criticità dell’operazione risiede nel netto rifiuto manifestato dalla base militante di Futuro Nazionale. Gli attivisti d’area e i sostenitori che avevano aderito al progetto di Roberto Vannacci attendevano la designazione di un profilo nettamente identitario, capace di rappresentare la destra e di incalzare la maggioranza guidata da Giorgia Meloni su temi sovranisti e di rottura. L’indicazione di un esponente di chiara matrice democristiana e centrista, con due decenni di militanza trascorsi nelle istituzioni tradizionali, ha gelato le aspettative dei sostenitori della prima ora. L’aver parzialmente accantonato l’ipotesi di una candidatura di rottura immediata sul territorio per perseguire una manovra d’apparato ha acceso la contestazione interna. Durissime le razioni sui social, dove i militanti scrivono “non è di destra, non lo votiamo” commentando la notizia. Anziché sfidare il centrodestra da posizioni radicali, il movimento si trova a competere al centro dello schieramento, esponendosi al concreto rischio di un forte disimpegno della propria base alle urne. Per un progetto alternativo a Meloni, che però così rischia di naufragare già sul nascere, travolto da contraddizioni interne e palesi ipocrisie. E così, con due candidati su tre travolti dai malumori interni, la vittoria al Centrodestra è servita su un piatto d’argento…



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Peppe Caridi

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