Al Bluetech Ocean Forum 2026 il Portogallo accelera su investimenti e infrastrutture del mare. Italia in primo piano su cantieristica, digitalizzazione portuale e cooperazione mediterranea
Oeiras prova a fare un salto di scala nella blue economy europea: non più settore emergente o somma di iniziative frammentate, ma ecosistema industriale strutturato, capace di attrarre investimenti, generare innovazione e rafforzare la competitività dei sistemi portuali e logistici. È questa la direttrice emersa dall’Oeiras Bluetech Ocean Forum 2026, ospitato il 15 e 16 giugno all’IPMA, nell’ambito delle Global Oeiras Ocean Days.
L’evento ha riunito istituzioni, cluster marittimi, operatori industriali, centri di ricerca, startup e investitori internazionali, con un obiettivo dichiarato: trasformare la conoscenza e la capacità tecnologica legata al mare in progetti industriali e finanziari concreti.
Dalla “potenzialità” all’agenda industriale
Il primo elemento emerso dal forum è il cambio di paradigma. La blue economy non viene più letta come un insieme di opportunità future, ma come una filiera da organizzare, finanziare ed eseguire.
Il concetto chiave, ribadito nei lavori della prima giornata, è quello di una blue economy come “agenda per l’esecuzione, l’investimento e l’impatto”. Una definizione che sposta il baricentro dal dibattito teorico alla costruzione di infrastrutture economiche e industriali.
Il modello Hub Azul: infrastruttura della conoscenza e del mercato
Cuore della strategia portoghese è la Hub Azul Portugal Network, presentata come infrastruttura nazionale dell’economia del mare. Il modello mette in rete i poli di Leixões, Aveiro, Peniche, Oeiras Mar e Olhão, integrando anche la dimensione formativa attraverso la Scuola Hub Azul (Escola Superior Náutica Infante D. Henrique e FOR-MAR).
L’impianto è quello di una piattaforma unica che connette ricerca applicata, infrastrutture di test, imprese e accesso ai mercati. In altre parole, un sistema che mira a ridurre la distanza tra innovazione e industrializzazione, uno dei nodi storici della blue economy europea.
Nel dibattito è emersa la necessità di rafforzare le pipeline di progetti investibili, migliorare la capacità di leggere i mercati e consolidare la cooperazione tra mondo scientifico e industria. L’obiettivo è rendere scalabile l’innovazione, trasformandola in valore industriale e occupazionale.
Porti e logistica come infrastrutture strategiche
Sebbene il forum non fosse centrato esclusivamente su portualità e shipping, il tema delle infrastrutture marittime è emerso come elemento trasversale. La logica dei cluster e delle hub territoriali implica infatti una crescente integrazione tra porti, industria e sistemi logistici.
In questo contesto, la blue economy viene sempre più interpretata come estensione naturale delle reti infrastrutturali: i porti non solo come punti di transito, ma come nodi di innovazione, intermodalità e sviluppo industriale.
Italia protagonista nel Mediterraneo marittimo
Un passaggio centrale del forum è stato il panel “Italy Showcase”, aperto dall’ambasciatore d’Italia in Portogallo Claudio Miscia. L’Italia è stata indicata come attore chiave della blue economy europea, grazie alla posizione geografica nel Mediterraneo e a una leadership consolidata nella cantieristica navale e nella nautica.
Nel confronto è emerso il ruolo del cluster marittimo italiano come sistema integrato, con forte capacità industriale e una crescente attenzione alle traiettorie europee su sostenibilità, decarbonizzazione e digitalizzazione.
Le priorità indicate riguardano tre assi principali:
- transizione sostenibile e carburanti alternativi;
- trasformazione digitale e navigazione intelligente;
- formazione e sviluppo delle competenze marittime.
Accanto alla dimensione industriale, è stata sottolineata la centralità della cooperazione nel campo dei servizi marittimi e della logistica. In particolare, digitalizzazione dei porti, intermodalità, modernizzazione doganale e integrazione delle catene logistiche sono stati indicati come fattori decisivi per rafforzare i corridoi di trasporto europei.
In uno scenario geopolitico più instabile, porti e sistemi logistici vengono così riletti come infrastrutture strategiche non solo economiche, ma anche di sicurezza e resilienza delle supply chain.
ENMC: verso una rete europea dei cluster marittimi
Il forum ha ospitato anche l’assemblea dell’European Network of Maritime Clusters (ENMC), presieduta da Fabrice Maire. L’incontro ha permesso di fare il punto sulle attività del 2025 e sulle iniziative della WestMed Maritime Clusters Alliance.
Tra gli elementi rilevanti, l’ingresso del UK Maritime Regions Network, che rafforza la dimensione europea della rete dei cluster.
Per la Federazione del Mare, la blue economy sta assumendo una configurazione sempre più industriale e dinamica, in grado di generare crescita, occupazione e sviluppo imprenditoriale. Un’evoluzione che si inserisce nel quadro delle strategie industriali marittime e portuali della Commissione europea e nella prospettiva della futura EU Industrial Maritime Value Chains Alliance, pensata per rafforzare competitività e resilienza del settore.
Mediterraneo e cooperazione: un sistema in costruzione
Un’ulteriore direttrice emersa riguarda il Mediterraneo come spazio di cooperazione industriale. La Federazione del Mare ha richiamato il rafforzamento della rete dei cluster attraverso accordi con Libia e Tunisia e iniziative congiunte nell’ambito di progetti europei.
La cooperazione tra Italia e Portogallo è stata indicata come esempio concreto di integrazione tra sistemi marittimi, con un lavoro congiunto già attivo su più iniziative europee e un percorso di ulteriore rafforzamento.
In questo quadro, il Mediterraneo emerge come spazio economico ad alta complessità, dove sviluppo della blue economy, infrastrutture portuali e logistica devono confrontarsi con vincoli geopolitici ma anche con opportunità industriali crescenti.
Una filiera europea del mare ancora in costruzione
Il quadro complessivo che arriva da Oeiras è quello di una blue economy sempre più vicina a una filiera industriale integrata. Porti come piattaforme produttive, cluster come strumenti di politica industriale, innovazione come leva per la competitività logistica.
Un sistema ancora in costruzione, ma che punta a definire una traiettoria chiara: trasformare il mare in una infrastruttura economica europea, capace di tenere insieme industria, portualità, shipping e sviluppo tecnologico.
L’articolo Blue economy, dall’innovazione ai porti: a Oeiras il modello europeo tra investimenti, cluster e logistica marittima proviene da Adriaeco.
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