Trentacinque anni fa l’Ucraina dichiarava la propria indipendenza dall’Unione Sovietica. Oggi, mentre Kiev celebra quella scelta sotto le condizioni imposte da una guerra iniziata su vasta scala il 24 febbraio 2022, una parte dei suoi alleati europei si ritrova nella capitale ucraina per discutere di come proteggerla anche dopo un eventuale cessate il fuoco.
È in questa coincidenza che si inserisce la nuova riunione della Coalizione dei Volenterosi, oltre trenta Paesi chiamati a confrontarsi non soltanto sulle armi da fornire o sulle sanzioni da imporre a Mosca, ma sulle garanzie di sicurezza che dovrebbero accompagnare la fine delle ostilità e ridurre il rischio di una nuova aggressione.
Il vertice del 24 agosto riporta così al centro una questione rimasta aperta durante tutta la guerra: quale forma può assumere la sicurezza dell’Ucraina se Kiev non è protetta dall’articolo 5 della Nato? Nei mesi scorsi Francia e Regno Unito hanno iniziato a costruire una risposta fatta di più livelli: un esercito ucraino capace di mantenere una forte deterrenza, sostegno militare di lungo periodo, monitoraggio di un eventuale cessate il fuoco e una possibile forza multinazionale da dispiegare dopo la fine delle ostilità.
A Kiev sono arrivati il nuovo premier britannico Andy Burnham, il presidente del Consiglio europeo António Costa e diversi leader nordici e baltici, mentre Emmanuel Macron, Friedrich Merz e gran parte degli altri partecipanti sono intervenuti a distanza. Giorgia Meloni ha preso parte alla riunione in videocollegamento.
Dalla dichiarazione finale emerge un’agenda che tiene insieme il presente e il possibile “dopo”: aumentare il sostegno militare, rafforzare con urgenza la difesa aerea, ampliare la cooperazione con l’industria ucraina della difesa, preparare la Forza multinazionale, irrigidire le sanzioni contro Mosca e sostenere il sistema energetico ucraino in vista dell’inverno.
Cosa significa garantire l’Ucraina senza l’articolo 5
Finora la sicurezza di Kiev è dipesa soprattutto dalla capacità degli alleati di fornire sistemi antiaerei, munizioni, mezzi, addestramento e sostegno finanziario mentre i combattimenti erano in corso. Le garanzie sulle quali lavorano i Volenterosi riguardano invece una fase diversa: quella in cui un accordo o un cessate il fuoco dovrebbero essere accompagnati da strumenti destinati a durare anche dopo l’interruzione dei combattimenti.
L’Ucraina non appartiene alla Nato e quindi non beneficia del meccanismo di difesa collettiva previsto dall’articolo 5. Il modello allo studio prova a costruire un sistema alternativo composto da più elementi, a partire dalle stesse forze armate ucraine, considerate il primo livello della futura deterrenza.
A questo si aggiunge la Forza multinazionale per l’Ucraina, che la Coalizione ha confermato di voler continuare a preparare per un possibile dispiegamento dopo una “cessazione credibile delle ostilità”. Nella dichiarazione finale i Volenterosi la inseriscono all’interno di un insieme più ampio di garanzie di sicurezza “politicamente e giuridicamente vincolanti”, da attivare una volta entrato in vigore il cessate il fuoco.
Il progetto ha iniziato ad assumere una forma più definita con la Dichiarazione di Parigi del 6 gennaio e con gli incontri successivi. La forza non sarebbe impiegata per combattere nella guerra in corso, ma dovrebbe affiancare l’Ucraina nella fase successiva, attraverso presenza militare, addestramento, rigenerazione delle capacità e sostegno nei diversi domini operativo-militari.
Parallelamente resta il nodo del monitoraggio di un’eventuale tregua e della risposta alle violazioni. La Coalizione chiede alla Russia un cessate il fuoco “completo, immediato e incondizionato” lungo la linea di contatto e ribadisce la necessità di costruire strumenti che rendano verificabile e sostenibile un eventuale accordo.
Dalla difesa aerea alla pressione su Mosca
La discussione sul dopoguerra non ha ridotto l’urgenza delle esigenze militari immediate. La priorità indicata dalla Coalizione resta la difesa aerea, mentre gli attacchi russi contro città e infrastrutture civili continuano.
Da Kiev Andy Burnham ha chiesto agli alleati di attingere alle proprie scorte per mettere a disposizione dell’Ucraina un numero maggiore di intercettori Patriot. Il premier britannico ha sottolineato che Kiev necessita di ulteriore protezione per la popolazione e che il lavoro della Coalizione riguarda anche la disponibilità immediata dei sistemi già presenti negli arsenali dei Paesi partner.
La dichiarazione finale indica il rafforzamento della difesa aerea come “priorità assoluta” e richiama anche il lavoro della Coalizione antimissile balistica, insieme all’aumento della cooperazione con l’industria della difesa ucraina e alla condivisione delle tecnologie.
Un esempio arriva dall’accordo franco-britannico sui missili da crociera Storm Shadow/Scalp. Durante il vertice Zelensky ha ringraziato Burnham per l’intesa che consentirà all’Ucraina di accedere ai progetti necessari a sviluppare e produrre una propria variante del sistema. Il trasferimento di know-how affianca così la tradizionale consegna di armamenti e punta ad aumentare la capacità di produzione direttamente sul territorio ucraino.
Lo stesso approccio emerge nel sostegno alla più ampia industria bellica di Kiev. I Volenterosi hanno confermato l’intenzione di intensificare la cooperazione tecnologica e produttiva, inserendo le capacità industriali ucraine tra gli elementi della sicurezza di lungo periodo.
Accanto al fronte militare resta quello economico. La Coalizione ha concordato di inasprire le sanzioni contro il complesso militare-industriale russo e contro i soggetti che lo sostengono, contrastare l’elusione delle misure già esistenti e intervenire sulla cosiddetta flotta ombra, utilizzata da Mosca per mantenere parte delle esportazioni energetiche.
Burnham ha inoltre chiesto al Congresso degli Stati Uniti di aumentare la pressione economica sulla Russia. Nella dichiarazione finale i leader hanno accolto favorevolmente le iniziative del Senato americano e hanno indicato l’intenzione di coordinarsi con Washington nei prossimi mesi per ridurre ulteriormente le risorse a disposizione di Mosca.
I 35 anni di indipendenza e il sostegno europeo
La riunione cade nello stesso giorno in cui l’Ucraina ricorda l’Atto di indipendenza approvato il 24 agosto 1991 e poi confermato dal referendum del dicembre successivo con oltre il 90% dei voti favorevoli. La ricorrenza ha attraversato anche la dichiarazione conclusiva della Coalizione, che ha richiamato il diritto dell’Ucraina a difendere sovranità, libertà e integrità territoriale ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e ha condannato gli attacchi russi contro città, infrastrutture critiche e popolazione civile.
I leader hanno citato anche i danni al patrimonio culturale ucraino, tra cui il monastero delle Grotte di Kiev, inserendo la tutela dei siti culturali nel quadro più ampio della difesa dell’identità nazionale.
Sul piano europeo, António Costa ha collegato il dossier delle garanzie anche al percorso di adesione all’Unione, indicando l’integrazione europea come un elemento di stabilità politica e di sicurezza di lungo periodo. Si tratta di un percorso distinto dalle garanzie militari, ma sempre più intrecciato con il futuro assetto dell’Ucraina dopo la guerra.
L’Italia ha partecipato alla riunione con Giorgia Meloni in videocollegamento. Palazzo Chigi ha confermato l’impegno sul fronte umanitario e l’invio di ulteriori generatori destinati a sostenere la rete energetica durante l’inverno, oltre al sostegno al rafforzamento delle sanzioni e al contrasto dei meccanismi di elusione.
Anche il dossier energetico compare tra le priorità comuni della Coalizione. I leader hanno indicato come urgente l’assistenza al settore energetico ucraino attraverso il Fondo di sostegno energetico e la fornitura di attrezzature specializzate, insieme al sostegno alla resilienza economica del Paese di fronte ai tentativi russi di ostacolare nuovamente le attività dei porti ucraini.
Nella stessa riunione i Volenterosi hanno ribadito il sostegno alla disponibilità di Zelensky ad avviare colloqui per una pace “globale, giusta e duratura”, mantenendo sul tavolo in parallelo il rafforzamento della difesa ucraina, la preparazione della forza multinazionale, le garanzie post-cessate il fuoco e l’aumento della pressione economica sulla Russia.
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