Roma, 24 agosto 2026 – Era da giorni che ci si chiedeva quali misure fossero allo studio del governo per far fronte al rialzo dei listini dei carburanti ed evitare che il prezzo del gasolio schizzasse improvvisamente di 17 centesimi al litro a partire da domani, martedì 25 agosto. La risposta è arrivata ieri, con la “micro-proroga” di soli due giorni del taglio alle accise sul gasolio (14 centesimi al litro, che diventano 17 con l’Iva). Un provvedimento arrivato in extremis e coperto, almeno in parte, con le cosiddette accise mobili, ovvero con il maggior gettito Iva che, nel mese di luglio, è stato generato grazie all’aumento dei prezzi alla pompa: parliamo di 20,8 milioni di euro. E poi? Cosa accadrà dal 27 agosto? Riuscirà l’esecutivo a rendere meno amaro il controesodo estivo previsto nel prossimo weekend, nonché il rientro a pieno regime di trasporti e logistica dopo la pausa ferragostana?

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La “benzina del sindaco”

Mentre il governo va a caccia delle risorse necessarie e prova a rilanciare a Bruxelles la proposta di una tassa europea sugli extra-profitti (circoscritta alle compagnie petrolifere), è diventata un caso nazionale l’esperienza di Valle Castellana, borgo montano di 800 abitanti in provincia di Teramo, al confine con il territorio ascolano. Qui l’amministrazione comunale gestisce direttamente l’unico impianto di carburante del paese. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: benzina e diesel vengono venduti con uno sconto reale tra i 10 e i 20 centesimi al litro rispetto alle medie nazionali e ai distributori privati del circondario. Attualmente, il prezzo della benzina è di 1,75 euro e quello del gasolio di 1,89: prezzi che consentono al distributore di registrare, già da settimane, un’affluenza da record. La chiamano ‘la benzina del sindaco’ e, in effetti, l’intuizione è stata proprio del primo cittadino Camillo D’Angelo, che – racconta il collega del Carlino di Ascoli Piceno, Valerio Rosa – “quattro anni fa ha convinto l’amministrazione comunale a rilevare l’unico distributore di carburante della zona”.

Camillo D’Angelo, il sindaco di Valle Castellana: benzina pubblica scontata a 1,75 euro al litro

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Perché la conduzione pubblica fa risparmiare?

L’iniziativa, nata per evitare che un’area interna – già duramente provata dal sisma del 2016 – rimanesse priva di un servizio essenziale, si è presto trasformata in una lezione aperta sulle dinamiche speculative della distribuzione carburanti. Di fronte all’abbandono da parte dei grandi marchi privati, il comune ha scelto di farsi carico della gestione diretta dell’impianto automatizzato. Stringendo accordi diretti con i fornitori e azzerando i costi di intermediazione aziendale, l’amministrazione riesce a fissare il prezzo della benzina attorno a 1,75 euro al litro e quello del diesel a 1,89 euro. In una normale logica di mercato, il margine lordo di guadagno per un gestore di carburanti si attesta mediamente tra i 3 e i 5 centesimi al litro, cifra su cui pesano commissioni bancarie, elettricità e manutenzione degli impianti. Di fronte a un’affluenza costante e a volumi stimati in circa 500.000 litri erogati all’anno per un impianto di medie dimensioni, in grado di coprire un intero comprensorio, il profitto ordinario si aggirerebbe tra i 15.000 e i 25.000 euro. Se il comune decidesse di azzerare lo sconto e allinearsi ai prezzi correnti praticati dalle grandi compagnie private, incassando quel margine aggiuntivo compreso tra 10 e 20 centesimi al litro, l’incasso extra per le casse pubbliche genererebbe tra i 50.000 e i 100.000 euro di utile netto annuo. Una cifra considerevole, cui il sindaco ha scelto però di rinunciare, azzerando il margine di speculazione e di extra-profitto per abbattere i costi di trasporto delle famiglie e sostenere l’economia locale. La gestione pubblica dimostra, quindi, come l’eliminazione dei margini aziendali sul prezzo finale si traduca in un risparmio diretto di oltre 100 euro all’anno per ogni famiglia della zona.

“Una scelta coraggiosa”

Il sindaco di Valle Castellana ha spiegato come la scelta sia stata determinata “da un’esigenza reale, ed è ora diventata una opportunità, tanto che diversi comuni come quello di Castelli, sempre in provincia di Teramo, ci hanno chiesto come attivare l’iter per seguire il nostro esempio”. Un’opportunità anche per le entrate del piccolo comune, incrementate dall’afflusso record di utenti provenienti dalle numerose frazioni (circa 40), nonché dai paesi vicini: “Siamo passati da 75.000 euro di entrate del 2024 a 500.000 del 2025 e le previsioni per il 2026 sono ancora migliori – conferma il primo cittadino – perché c’è stata una grande riscoperta della montagna durante l’estate e abbiamo avuto molti più turisti, anche stranieri”.

Alla domanda su quali siano i costi per l’amministrazione, il sindaco risponde ricordando “l’elettricità e la manutenzione dell’impianto, che è un self-service, quindi non c’è personale – dice – Abbiamo installato un importante impianto di video sorveglianza, ma per il resto dobbiamo solo acquistare il carburante e distribuirlo al prezzo di costo, senza guadagno, naturalmente”.

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Un caso che potrebbe fare scuola? Il parere dell’economista

Perché, allora, non replicare altrove – magari in tutta Italia – l’esperimento della ‘benzina del sindaco’? Lo abbiamo chiesto a uno che di caro carburanti sicuramente s’intende: l’economista e docente della Luiss Alessandro Lanza, dirigente della Fondazione Eni ‘Enrico Mattei’. Il prof ha preferito spiegarci prima perché l’iniziativa del primo cittadino del comune abruzzese ha funzionato: le sue risposte, c’era da aspettarselo, sono da manuale di economia politica. “Siamo in un contesto molto specifico, che definirei di monopolio naturale in territorio montano isolato – avverte –. Per l’unico distributore si prospettava il rischio concreto di chiusura per mancanza di redditività privata. Il comune non deve generare profitto, quindi bene ha fatto a rilevare il distributore e puntare sulla conduzione pubblica. Come ente pubblico, infatti, il comune può accettare margini minimi che un privato non potrebbe sostenere, perché sul privato gravano anche costi come l’affitto dell’immobile, ammortamenti, stipendi e la remunerazione del capitale investito”. Come ha già spiegato il sindaco nella sua intervista, inoltre, “il ritorno indiretto dell’operazione, dovuto alla maggiore affluenza turistica e al mantenimento di un servizio essenziale in un territorio minacciato dallo spopolamento – prosegue Lanza – compensa il margine ridotto”.

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Perché non è sostenibile su larga scala

I limiti alla replicabilità su scala più ampia sono, tuttavia, significativi: secondo il docente, “l’esperimento di Valle Castellana regge finché i volumi generati bastano a coprire i costi fissi di gestione (personale, manutenzione e sicurezza degli impianti, adempimenti fiscali sui carburanti). In centri più grandi, in cui operano più distributori privati, un impianto comunale a prezzo di costo rischia di creare un caso di concorrenza sleale”, dando il via a infiniti contenziosi. Non solo: “la conduzione pubblica di un distributore di benzina richiede competenze tecniche e gestionali (ad esempio, sulla gestione delle scorte e delle licenze) che un piccolo Comune, spesso, non ha in pianta stabile. Il modello dipende, infine, da una domanda ‘aggiuntiva’ (turisti, pendolari, operai impegnati nella ricostruzione post-sisma) che a Valle Castellana esiste grazie alla posizione lungo un flusso turistico-lavorativo; non è detto, però, che valga ovunque”.


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