Montespertoli, sanzione dopo flash mob per la Flotilla: “Grave applicazione del Decreto Sicurezza”


Montespertoli per la Palestina sotto al municipio

Non si placano i commenti in riferimento alla sanzione che ha riguardato un componente di Montespertoli per la Palestina. Come reso noto dal coordinamento il verbale “fondato sull’accusa di aver promosso e partecipato ad un presidio che non era stato preventivamente preavvisato”, è stato ricevuto in seguito ad un flash mob pacifico, che si è svolto lo scorso 22 maggio nel comune dell’Empolese Valdelsa in segno di vicinanza alla Flotilla e agli attivisti intercettati in mare e fermati da Israele. Dopo le prime reazioni continuano i messaggi di solidarietà rivolti al coordinamento.

Empoli per la Pace: “I sindaci siano garanti di partecipazione”

Empoli per la Pace esprime piena solidarietà al Coordinamento Montespertoli con la Palestina e alla Rete Antifascista di Montespertoli per quanto accaduto: una persona del gruppo ha ricevuto una sanzione amministrativa (che va da 1000 fino a 10.000 euro, in applicazione del nuovo Decreto Sicurezza DL 23/2026), per aver partecipato a un flash-mob pacifico. Siamo profondamente allarmati” affermano in una nota. “Quello che sta accadendo nel territorio di Montespertoli non è un caso isolato: è la dimostrazione concreta di come questo decreto stia restringendo gli spazi democratici di espressione e trasformando il dissenso pacifico in un illecito punibile con sanzioni pesantissime. C’è poi una contraddizione che non possiamo tacere: viene multato chi scende in piazza per chiedere giustizia, mentre chi è stato condannato per crimini di guerra e accusato di genocidio resta impunito e continua ad essere ricevuto nelle sedi istituzionali. Questo rovesciamento della giustizia è intollerabile. Vogliamo anche rivolgerci alle istituzioni locali, a partire dai sindaci del nostro territorio. Non basta esprimere preoccupazione quando i provvedimenti liberticidi vengono presentati in Parlamento, se poi si tace quando vengono applicati in modo pretestuoso contro i cittadini. I sindaci hanno strumenti e responsabilità: chiediamo che vengano convocate le riunioni del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica per affermare con chiarezza che l’agibilità democratica senza intimidazioni è il primo requisito di una comunità davvero “ordinata”. L’ordine pubblico non può essere un’arma contro chi manifesta pacificamente: deve essere la condizione che garantisce a ogni persona di partecipare liberamente alla vita democratica del paese. I sindaci devono farsi garanti di questo principio. Empoli per la Pace – concludono – continuerà a difendere il diritto di manifestare, di dissentire e di chiedere giustizia. Lo faremo insieme a tutti coloro che credono che la democrazia si misuri dalla libertà dei cittadini, non dalla loro obbedienza. No al decreto sicurezza“.

Pd Montespertoli: “Modificare norma che lede libertà civili e diritti costituzionali”

Il Partito Democratico di Montespertoli esprime solidarietà alla persona sanzionata a seguito del flash mob del 22 maggio, promosso dal Coordinamento Montespertoli con la Palestina. “Quanto accaduto – dichiara Ottavia Viti, segretaria del pd cittadino rappresenta una conferma concreta dei timori che avevamo espresso nei mesi scorsi sul cosiddetto Decreto Sicurezza voluto dal Governo. Già nell’ottobre 2024 il Consiglio Comunale di Montespertoli aveva approvato un ordine del giorno, presentato dal gruppo consiliare Vivo Montespertoli e sostenuto dal Partito Democratico, con cui si chiedeva lo stralcio del Disegno di Legge Sicurezza, denunciandone il carattere illiberale e repressivo. In quel documento si evidenziava come il provvedimento fosse concepito per criminalizzare il dissenso, estendendo l’intervento del diritto penale a forme di protesta pacifica e non violenta. Oggi, con il Decreto Sicurezza (DL 23/2026), convertito in legge il 24 aprile scorso, quelle preoccupazioni trovano una concreta conferma anche nel nostro territorio, un semplice flash mob viene infatti colpito da una sanzione che può arrivare fino a 10.000 euro. La trasformazione dell’articolo 18 del TULPS da lieve reato penale a grave illecito amministrativo, applicabile attraverso procedure rapide e con limitate garanzie difensive, rappresenta esattamente quella deriva che avevamo denunciato.

Il diritto di riunione e di manifestazione, garantito dagli articoli 17 e 21 della Costituzione – prosegue Viti – non può essere svuotato di significato attraverso sanzioni economiche tanto elevate da assumere un evidente carattere intimidatorio. Colpire chi manifesta pacificamente significa colpire uno dei pilastri fondamentali della nostra democrazia. Quanto accaduto dimostra gli effetti concreti di una legge che riteniamo ingiusta. La nostra contestazione non riguarda le forze dell’ordine, che applicano le norme approvate dal Parlamento, ma le scelte del Governo e della maggioranza che hanno voluto e sostenuto un impianto legislativo che rischia di colpire il diritto al dissenso e alla libera manifestazione del pensiero. Il Partito Democratico di Montespertoli ribadisce la propria netta contrarietà al Decreto Sicurezza e chiede che le istituzioni locali continuino a farsi portavoce, nelle sedi opportune, della necessità di modificare o abrogare le disposizioni che comprimono le libertà civili e i diritti costituzionali. Un territorio come il nostro non può assistere in silenzio all’utilizzo di strumenti repressivi nei confronti di chi esercita il diritto al dissenso. Al di là delle appartenenze politiche e delle organizzazioni coinvolte, ciò che è in gioco riguarda la qualità della nostra democrazia. Una società nella quale manifestare pacificamente comporta il rischio di sanzioni economiche così pesanti è una società meno libera per tutti, indipendentemente da chi governa e da chi si oppone. È una questione che dovrebbe interrogare chiunque abbia a cuore i valori fondamentali su cui si fonda la Repubblica italiana“.

Movimento 5 Stelle Empolese Valdelsa: “Inaccettabile. Sindaci si mobilitino”

Il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle Empolese Valdelsaesprime la propria totale e incondizionata solidarietà al Coordinamento Montespertoli con la Palestina, recentemente colpito da un provvedimento sanzionatorio sproporzionato e dal chiaro intento intimidatorio”. Per il M5S “questo episodio rappresenta la prima, gravissima, applicazione sul nostro territorio degli effetti nefasti del nuovo Decreto Sicurezza (DL 23/2026) voluto dal Governo Meloni. Un decreto che, come il Movimento 5 Stelle denuncia da tempo a livello nazionale, non porta maggiore sicurezza ai cittadini, ma si configura come un mero strumento di repressione del dissenso politico e sociale. Trasformando l’art. 18 del TULPS da reato penale di lieve entità a pesante illecito amministrativo, il Governo ha di fatto introdotto multe salatissime per colpire chi manifesta pacificamente, privando i cittadini di adeguate garanzie difensive e limitando drasticamente il diritto costituzionale di riunione. È inaccettabile che si utilizzi la scure di sanzioni amministrative fino a 10.000 euro per punire un gruppo di pochissime persone, assolutamente pacifiche, che non intralciavano in alcun modo il traffico né causavano problemi all’ordine pubblico. Il loro unico “crimine” è stato quello di manifestare a sostegno della Global Sumud Flotilla e di chiedere giustizia per la popolazione di Gaza, stremata da mesi di bombardamenti e carestia.

Assistiamo a un paradosso vergognoso e inaccettabile: nel nostro Paese si sanziona pesantemente chi scende in piazza per chiedere giustizia, pace e il rispetto dei diritti umani, mentre si osannano con tutti gli onori leader politici condannati per crimini di guerra e indagati per genocidio dalle corti internazionali. È l’espressione di un “osceno capitalismo di guerra” che il Movimento 5 Stelle contrasta fermamente, ribadendo la propria posizione per un cessate il fuoco immediato, il riconoscimento dello Stato di Palestina e lo stop ai rapporti con il governo Netanyahu, responsabile di sistematiche violazioni del diritto internazionale umanitario. Colpire una singola persona all’interno di un movimento spontaneo e orizzontale come il Coordinamento Montespertoli con la Palestina significa voler colpire il diritto stesso di pensare, organizzarsi e dissentire collettivamente. Un territorio con una profonda radice antifascista come l’Empolese Valdelsa e, nello specifico, Montespertoli, non può accettare passivamente questa deriva autoritaria. Per questo motivo, rispondiamo convintamente all’appello del Coordinamento Montespertoli con la Palestina e la Rete antifascista, ribadendo la necessità che tutte le forze politiche, le associazioni e i movimenti sociali assumano una posizione chiara. In primis, chiediamo ai Sindaci del nostro territorio di farsi garanti dei diritti costituzionali dei propri cittadini. Le istituzioni locali devono muoversi concretamente per garantire serenità a chi manifesta in modo pacifico, tutelando la libertà di espressione e di partecipazione democratica contro i tentativi di sgretolamento sociale portati avanti da questo Governo. I primi cittadini sollecitino magari una convocazione straordinaria del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica per riportare al Prefetto la gravità della situazione, onde evitare che episodi come questo si ripetano nel tempo. Il Movimento 5 Stelle Empolese Valdelsa continuerà a stare dalla parte di chi lotta per la giustizia e per la liberazione del popolo palestinese, opponendosi con ogni mezzo a provvedimenti liberticidi che mirano solo a zittire le voci scomode“.

Ex assessora Rettori: “Manifestare è un atto di resistenza civile. Un diritto da difendere”

Ad intervenire sulla vicenda anche Elisabetta Rettori, ex assessora alla Cultura del Comune di Montespertoli, dal 1998 al 2004. “La capacità di scendere in piazza per difendere le proprie idee (che siano esse legate alla pace, alla giustizia sociale o ai diritti umani) costituisce un atto di responsabilità civica che contribuisce al progresso morale della comunità. Questa libertà trova il suo pilastro nell’articolo 17 della Costituzione Italiana, il quale sancisce solennemente che “i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi”. Tale norma non è un mero vincolo procedurale, bensì una garanzia che protegge la dignità dell’individuo nel suo esercizio di pensiero. Come insegna Cicerone: “summum ius, summa iniuria”, ossia “il massimo diritto (applicato con estremo rigore) è la massima ingiustizia”, un’applicazione della legge che prescinda dal buonsenso e dalla tutela dei diritti civili rischia di tradursi in una forma di ingiustizia. Pertanto, ogni autorità è chiamata a interpretare le norme di pubblica sicurezza non come ostacoli all’espressione del dissenso, ma come strumenti volti a tutelare chi, in pace, sceglie di dare voce alla propria coscienza“.

Al flash mob di Montespertolisi è dato voce al senso di ingiustizia ed al dolore di una guerra assurda che sta massacrando un popolo da ormai molto tempo ed è stato un momento in cui, pacificamente e serenamente, si è manifestato quel sacrosanto senso civico che anima ogni democrazia. Manifestare contro l’orrore che si consuma a Gaza non è un atto di mera partecipazione politica, bensì un atto di igiene della coscienza. In un’epoca segnata da silenzi assordanti e distrazioni indotte, realizzare un breve flash mob per ricordare il valore della vita umana in modo pacifico e senza intralcio o pericolo alla pubblica sicurezza, significa opporre la propria presenza umana alla violenza distruttrice, riaffermando l’inviolabilità della vita che ogni principio democratico ha come fondamento ultimo.

L’articolo 17 della Costituzione sopra citato non è solo il presupposto legale della nostra libertà di riunione, ma il terreno su cui poggia il nostro dovere di non restare indifferenti. Quando la legge, nel suo rigore, si scontra con il grido di chi chiede giustizia per un popolo oppresso, essa deve ricordare la sua vera funzione: non quella di silenziare, ma di proteggere lo spazio in cui la dignità umana può ancora esprimersi. Manifestare, dunque, diviene un atto di resistenza civile necessario per mantenere integro il tessuto etico della nostra società. Ecco perché la notizia della sanzione inflitta nel mio Comune per un flash mob a sostegno del Popolo Palestinese rappresenta un segnale preoccupante di quanto il ricorso al diritto possa trasformarsi in uno strumento di contenimento del dissenso. Colpire con multe pecuniarie pesanti, che possono giungere fino a diecimila euro, un’iniziativa pacifica e spontanea, nata dalla pura volontà di testimonianza, non è soltanto una questione di rispetto delle procedure. È, nell’essenza, un’ingiustizia etica.

Quando la norma, – conclude Rettori – in questo caso la nuova formulazione dell’articolo 18 del TULPS, viene applicata per silenziare la partecipazione civile invece di garantirla, ci troviamo di fronte all’applicazione estrema del rigore legale che si traduce nella massima offesa alla giustizia (“summum ius, summa iniuria”). Trasformare l’espressione di una coscienza collettiva in un illecito sanzionabile non ferisce solo i singoli attivisti, ma colpisce il cuore della nostra Democrazia, tentando di trasformare la cittadinanza attiva in un comportamento temuto e punito. In un momento in cui la solidarietà umana dovrebbe essere il fulcro di ogni riflessione, il tentativo di isolare le persone dietro una burocrazia repressiva rivela quanto sia urgente, oggi più che mai, difendere il diritto inalienabile di manifestare, dissentire e prendersi cura del mondo che abitiamo“.

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 Margherita Cecchin

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