Una sera ad Agios Nikolaos, nel Mani, la mezzaluna disegna sul mare una strada bianca fino all’orizzonte. «Papà, ma quanto è lontano?», mi chiede mio figlio. Per un uomo con gli occhi poco sopra il livello dell’acqua, sorprendentemente poco: cinque chilometri. Gli racconto di quando vivevo a Saint Joseph, sulla sponda orientale del lago Michigan. Nelle giornate limpide, dalle dune, si vedevano le punte dei grattacieli di Chicago a cento chilometri. Non la città: solo la parte più alta della skyline. La curvatura della Terra nascondeva tutto il resto. È così che funziona l’orizzonte. A livello dell’acqua è vicino, ma basta alzarsi perché si allontani. Per questo, per secoli, qualcuno saliva sull’albero maestro. Il suo lavoro era semplice: vedere prima degli altri quello che stava arrivando. Una costa, una tempesta, un iceberg.
Anche nella nostra società esistono molte vedette. Il medico che comincia a incontrare la stessa patologia. Il commerciante che sente cambiare le richieste. L’insegnante che osserva nei ragazzi comportamenti che gli adulti scopriranno anni dopo. Il problema è che non sempre, sul ponte di comando, c’è qualcuno disposto ad ascoltarle.
Ma c’è anche un modo opposto di fare la vedetta. Qualche volta, invece di salire, bisogna scendere. Andare rasoterra, fermarsi nei bar, parlare con chi vive in un quartiere da cinquant’anni e con chi ci è arrivato da cinque. È quello che ha fatto VareseNews con Cosa sarà Varese, attraversando le dodici aree della città. La mappa di quelle serate è già stata pubblicata. Proviamo a leggerla per dare un’interpretazione.
Un arcipelago, non una città
La prima cosa che emerge è che Varese è meno omogenea di quanto suggerisca una cartina. Gli abitanti di Casbeno, San Fermo, Capolago, Bizzozero parlano di paese, di borgo, di comunità. Forse continuiamo a pensarla come una città divisa in quartieri, mentre sociologicamente è quasi il contrario: una federazione di piccoli paesi che condividono una città. Non è folklore. È un dato da cui partire per amministrarla.
Con un rovescio da nominare: l’identità forte di paese tiene insieme chi c’è già e non sempre apre a chi arriva. Le stesse reti che a Calcinate del Pesce fanno resistere una comunità possono diventare, viste da fuori, una porta chiusa. Chi è arrivato da cinque anni non ha lo stesso accesso di chi c’è da cinquanta, e questo nelle serate di ascolto si sente poco, perché chi non entra nelle reti di solito non viene nemmeno alle riunioni.
I luoghi dove ci si incontra senza appuntamento
Quando gli abitanti spiegano cosa rende vivo un quartiere, raramente parlano di una grande opera. Parlano dell’oratorio, del circolo, del campo sportivo, del bar, della festa, del negozio. Luoghi apparentemente minori, con una caratteristica decisiva: permettono di incontrarsi senza essersi dati appuntamento. Sono infrastrutture sociali. Capolago resiste senza scuola e senza oratorio, e sa cosa significa perderle. Quando diminuiscono, compare una parola precisa: dormitorio. Ad Avigno e Masnago l’hanno usata i residenti, non un urbanista. Un quartiere non diventa dormitorio perché mancano le case: lo diventa quando restano quasi soltanto quelle. Forse è il segnale più importante dell’intero viaggio: la comunità non scompare solo quando diminuiscono gli abitanti. Scompare quando diminuiscono i motivi per incontrarsi.
La periferia può essere anche in centro
Poi ci sono asfalto, tombini, marciapiedi, illuminazione, fermate. Presi uno alla volta sembrano il repertorio ordinario di qualsiasi giro nei quartieri italiani. Ma quando lo stesso vocabolario ritorna in zone diverse, la periferia smette di essere il luogo più lontano dal centro: è il punto in cui un cittadino comincia a sentire che la cura della città si è fermata prima di arrivare a casa sua. È la last mile dell’amministrazione. Cento piccoli segnali costruiscono la fiducia molto più di un’inaugurazione.
E se guardiamo insieme allagamenti, tombini che non reggono i temporali e strade che diventano fiumi, forse l’adattamento climatico è già entrato nell’amministrazione quotidiana prima che imparassimo a chiamarlo così. È anche questo il lavoro delle vedette: vedere un fenomeno prima che abbia un nome.
Non declino, ma sfilacciamento
Se ci fermassimo qui il quadro sarebbe malinconico. Non lo è. Ovunque ci sono associazioni, parrocchie, gruppi sportivi, Alpini, volontari, comitati. Varese non è povera di capitale sociale: ne ha moltissimo. Ma è un capitale fragile, affidato a poche persone, pochi luoghi e pochi rituali. Per questo non vedo una città in declino. Vedo una città che rischia di sfilacciarsi. Il declino appare negli indicatori. Lo sfilacciamento comincia prima, quando diminuiscono i punti in cui le vite si incrociano. Da una parte può esserci una Varese arcipelago, fatta di quartieri-paesi diversi ma collegati. Dall’altra una città residenziale bellissima, verde, tranquilla, magari più pregiata. E progressivamente più dormitorio. La discriminante non saranno soltanto i soldi. Sarà la densità delle relazioni.
Una verifica personale
Mentre scrivo, la mia famiglia sta per trasferirsi da Lomnago a Gavirate. Lomnago è un luogo bellissimo, con persone a cui dobbiamo molto. Ma la dispersione e la mancanza di un vero centro rendono difficile proprio quella cosa: incontrarsi senza essersi dati appuntamento. Con un ragazzo di quindici anni conta parecchio. A Gavirate c’è un centro, c’è l’oratorio, ci sono atletica, calcio, basket, piscina. Ci sono luoghi in cui un quindicenne può costruire una parte della propria vita senza dipendere dall’automobile dei genitori. Non è una graduatoria tra comuni. È una scelta familiare, e insieme una piccola verifica sul campo: forse la qualità di un territorio si misura anche in quante persone possiamo raggiungere uscendo dalla porta di casa.
Il messaggio dalla vedetta al ponte di comando, allora, è questo: non vedo un iceberg. Vedo lentamente diminuire i luoghi in cui le persone si incontrano. Presi uno alla volta sembrano dettagli. Sulla via delle prossime elezioni, è anche il criterio con cui varrà la pena leggere i programmi. Non quante opere si costruiranno. Quanti motivi per incontrarsi resteranno in piedi.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




