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Walter Sabatini, direttore sportivo, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.
Direttore, quando si ha un giocatore a un anno dalla scadenza del contratto, come nel caso di Gila, il Napoli sa che la valutazione tende a scendere perché da gennaio il calciatore potrebbe già firmare a parametro zero. Quanto incide questa dinamica? E che giudizio ha sul difensore? “È una dinamica del mercato che produce inevitabilmente degli effetti. Quando manca un anno alla scadenza, nel giro di sei mesi il giocatore può liberarsi. Ma questo lo sa il Napoli, così come lo sa la Lazio: quindi se la giocano alla pari. Per quanto riguarda il calciatore, non entro nella valutazione perché potrebbe essere sconveniente. Posso dire che Gila è un giocatore che mi piace molto. Però non voglio parlare di calciatori in epoca di calciomercato, perché sarebbe una scorrettezza che non posso permettermi. È un difensore molto forte, con una personalità ben definita: è un comandante, un recuperatore di palloni. Anche quando la squadra è in difficoltà e lascia campo alle spalle, sarebbe un’ottima scelta”.
Per quanto riguarda l’approdo ormai imminente di Massimiliano Allegri, stiamo aspettando soltanto la firma. Le piace questa scelta oppure avrebbe scelto un profilo diverso, ad esempio Vincenzo Italiano? “Non voglio entrare nel merito della scelta. So che sono allenatori diversi, con una storia diversa. Quella di Allegri rappresenta una grande garanzia per il Napoli. È un uomo carismatico, sa quello che vuole e sa come proteggere il gruppo. È un allenatore importante, tanto importante da poter allenare il Napoli, perché non tutti possono farlo”.
Però è stata una scelta un po’ impopolare. A Napoli molti tifosi erano abituati a un altro tipo di calcio e non tutti hanno gradito la decisione di De Laurentiis…
“De Laurentiis spesso ci ha visto giusto, anzi quasi sempre. Ci ha visto giusto prima degli altri. Ricordo che quando Sarri arrivò a Napoli era praticamente uno sconosciuto per il grande pubblico. Fu una scelta molto coraggiosa. Mi ricordo che lo chiamai per dirgli che ammiravo quella decisione. Poi Sarri è diventato il Sarri che tutti conosciamo e oggi sembra tutto normale, ma all’epoca non lo era affatto. De Laurentiis sa perfettamente come orientarsi. È un uomo che giudica non solo gli allenatori, ma soprattutto gli uomini. Il suo lavoro lo porta a confrontarsi continuamente con le persone, con le loro qualità e i loro difetti. Nel calcio, prima vengono gli uomini e poi gli allenatori. Da questo punto di vista è molto avvantaggiato”.
Visto il rapporto di stima reciproca, come mai le vostre strade non si sono mai incrociate? C’è mai stata la possibilità di lavorare insieme a Napoli? “De Laurentiis non è mai stato realmente interessato a me. Mi dispiace perché sarebbe stata un’esperienza molto bella nella mia vita. Però non è successo e quindi è un problema che non si pone”.
Dal punto di vista tattico, considerando la rosa attuale, il ritorno degli esuberi e la presenza di Allegri, vede più probabile una difesa a tre oppure un ritorno alla difesa a quattro? “Oggi la difesa a tre è quasi diventata un obbligo, perché la utilizzano quasi tutti. Quindi c’è la possibilità che venga scelta anche dal Napoli. Io, però, non la sopporto. Preferisco la difesa a quattro perché offre più geometrie, più combinazioni difensive e mi sembra una soluzione più evoluta. Naturalmente questa è una mia idea di calcio. Lo dico sperando che nessuno mi ascolti, perché in questo periodo non dovrei parlare di calcio. Sono qui soltanto per la vostra cordialità. Quando il mercato è aperto, i dirigenti non dovrebbero parlare. Io sono un dirigente, non un giornalista: i giornalisti possono parlare”.
In Italia si gioca sempre più spesso con il 3-5-2 e questo sembra aver ridotto la produzione di esterni offensivi capaci di saltare l’uomo. Secondo lei il modulo incide su questa carenza di talento? “Purtroppo il talento non si crea: il talento si impone da solo. Nessun allenatore può trasformare un giocatore in un talento se non lo è già. Il talento è una qualità innata, un dono della natura, non qualcosa che nasce dalla tattica o viene trasmesso da altri. Detto questo, non credo che il Napoli abbia questo problema, perché dispone di giocatori fortissimi sulle corsie esterne”.
Stavolta Allegri non potrà rinunciare al tridente offensivo, anche perché c’è Alisson Santos…
“Alisson Santos è sicuramente un giocatore di grande qualità. Ha facilità nell’arrivare al tiro e al gol, quindi è un calciatore importante. Ma ci sono anche Politano, che ha raggiunto livelli di rendimento altissimi e si sacrifica tantissimo per la squadra, e poi Neres”.
Come si spiega il fatto che Alisson Santos in Portogallo trovasse poco spazio, mentre in Italia sia diventato devastante? Il livello del nostro campionato è sceso rispetto a quello portoghese? “No, non scherziamo. Stiamo vivendo il contraccolpo della mancata qualificazione della Nazionale al Mondiale e tendiamo a vedere tutto in maniera troppo negativa. Ma non è così. Il calcio italiano resterà sempre importante e popolare. I calciatori continueranno a emergere. Basta guardare quello che ha fatto Silvio Baldini con l’Under 21 e quello che è stato fatto con l’Under 17. Sono tradizioni del nostro calcio che non tramontano”.
Lei confermerebbe Silvio Baldini? “Penso che la conferma di Silvio Baldini sarebbe un atto di grande sensibilità e lungimiranza. Baldini è un uomo libero. Non perché gli altri non lo siano, ma perché non appartiene a nessuna lobby o corrente. L’ho conosciuto quando allenava il Viareggio in Serie C2 e ho avuto modo di apprezzarlo anche durante un corso allenatori. È davvero una persona di grande qualità. Spero che il prossimo presidente federale decida di confermarlo, nonostante si facciano nomi importanti come Mancini e altri. Sarebbe una scelta intelligente, perché Baldini è un uomo di grande personalità”.
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