#Finsubito news dalla rete – Assonime, dai SIA al credito d’imposta su aumenti di capitale: le ricette per rilanciare la Borsa



(Teleborsa) – Un conto di risparmio e investimento a tassazione agevolata, crediti d’imposta per chi sottoscrive aumenti di capitale delle PMI quotate e incentivi più ampi alla quotazione. Sono alcune delle proposte contenute nel position paper “Più Borsa, più crescita”, elaborato da Assonime in collaborazione con Borsa Italiana. L’obiettivo è trasformare una parte della ricchezza finanziaria delle famiglie, circa 6.000 miliardi di euro, di cui almeno 1.600 miliardi in liquidità, in capitale di rischio per le imprese. “Con le proposte illustrate in questo documento non si intende introdurre una serie di agevolazioni settoriali, ma contribuire alla costruzione di una nuova politica del risparmio“, si legge nel documento.

Incentivi alla quotazione

Oggi le PMI che si quotano possono contare su un credito d’imposta del 50% sui costi sostenuti, valido fino a fine 2027. Assonime propone di allungarne la durata, perché il processo di quotazione è lungo e richiede una programmazione di medio-lungo periodo, e di estenderlo a tutte le società con capitalizzazione inferiore a 1 miliardo, secondo la definizione di PMI del TUF. L’agevolazione andrebbe applicata anche alle spese che le società devono sostenere per restare quotate, come i contributi a Borsa e Consob, l’informativa regolamentata, le assemblee, lo specialist e l’investor relation, e ai passaggi da un segmento all’altro, ad esempio da un sistema multilaterale al mercato regolamentato.

I conti di risparmio e investimento (SIA)

Il pilastro principale è l’introduzione in Italia dei Savings and Investment Accounts, raccomandati dalla Commissione europea e ispirati al PEA francese e all’ISK svedese. L’idea è favorire l’investimento diretto delle famiglie in Borsa, senza legarlo necessariamente a un prodotto distribuito da una rete bancaria. Almeno il 70% del conto andrebbe investito in azioni italiane ed europee, anche tramite fondi prevalentemente azionari, senza vincoli di detenzione o con un periodo minimo molto breve, pensato solo per evitare il trading. Sarebbero vietati le partecipazioni qualificate, gli strumenti di Paesi che non garantiscono un adeguato scambio di informazioni e le cripto-attività.

Assonime ipotizza un tetto di versamento di 50 mila euro il primo anno e di 20 mila euro negli anni successivi, con un limite complessivo, ad esempio, di 200 mila euro. Per la tassazione le soluzioni sono due. La prima è un’imposta sostitutiva annua, ad esempio dello 0,7%, sul valore medio del portafoglio, che assorbirebbe tutte le altre imposte, compresi bollo e Tobin tax. La seconda, sul modello svedese, prevede l’aliquota del 26% su un rendimento figurativo, calcolato sulla media dei tassi BCE dell’anno precedente più un punto, con un minimo ad esempio dell’1,25%. In entrambi i casi è prevista una franchigia di esenzione, ad esempio 10 mila euro, che salirebbe a 20 mila euro per gli under 35. Il conto sarebbe esente dall’imposta di successione, come i PIR, e non comporterebbe alcun adempimento dichiarativo per il risparmiatore. Il trasferimento nel conto di titoli già posseduti sarebbe invece tassato al momento del conferimento. Assonime suggerisce anche conti dedicati ai minori, sul modello dei Junior ISA britannici.

Credito d’imposta per gli aumenti di capitale delle PMI

Per sostenere la raccolta delle PMI quotate, italiane o europee con capitalizzazione inferiore a 1 miliardo, il documento propone un sistema sperimentale per il triennio 2027-2029. Chi sottoscrive direttamente, o tramite fondi ed ELTIF, nuove azioni emesse in aumenti di capitale riceverebbe un credito d’imposta, ad esempio del 20%, che salirebbe al 25% per gli under 35. Il tetto annuo sarebbe di 10 mila euro per le persone fisiche e di 100 mila euro per le società, con un obbligo di detenzione di 12 mesi. L’emittente potrebbe invece dedurre, per tre anni, un importo nozionale pari ad esempio al 4% del nuovo capitale. Le nuove azioni potrebbero essere inserite anche nei SIA.

Crescita dimensionale e aggregazioni

Assonime chiede l’abrogazione della norma che, per le società che applicano i principi IAS, lega la deducibilità di avviamento e marchi all’imputazione a conto economico. Poiché questi beni nei bilanci IAS non vengono ammortizzati, la norma rende la deduzione “di fatto inesistente” e scoraggia le acquisizioni. In subordine, l’associazione propone di tornare a una deduzione extracontabile ai fini IRES e IRAP, in 18 anni per le operazioni con terzi e in un periodo più lungo, ad esempio 20 anni, per quelle infragruppo.

Il documento propone inoltre di eliminare la tassazione multipla dei dividendi distribuiti tra società che aderiscono allo stesso consolidato fiscale, almeno per gli utili che hanno già scontato una volta l’imposizione. Il tema è anche oggetto di una procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea contro l’Italia. Per le quotate controllate grazie al voto plurimo, la soglia di partecipazione necessaria per il consolidato fiscale scenderebbe dal 50% al 30%, così da non ostacolare l’ingresso di nuovi investitori. Completano il capitolo il ritorno di un affrancamento agevolato dell’avviamento, ad esempio con un’imposta sostitutiva del 15%, e la reintroduzione del bonus aggregazione, con il riconoscimento fiscale dei maggiori valori fino a 5 milioni di euro.

Semplificazioni sui bilanci

Sul fronte contabile, Assonime propone di esonerare dal bilancio consolidato le capogruppo italiane controllate da società extra-UE, di consentire l’uso degli IAS/IFRS anche alle micro imprese che fanno parte di gruppi che li adottano e di permettere ai gruppi internazionali con sede in Italia di presentare i conti in una valuta diversa dall’euro.

Adempimento collaborativo per le quotate

Infine, le società quotate potrebbero accedere al regime di adempimento collaborativo con il Fisco, la cosiddetta cooperative compliance, indipendentemente dalla soglia di ricavi oggi prevista. La valutazione preventiva del loro sistema di controllo del rischio fiscale verrebbe fatta direttamente dall’Agenzia delle Entrate, anziché da certificatori esterni. Per queste imprese Assonime propone anche una nuova procedura di regolarizzazione: in caso di violazioni fiscali o contributive emerse durante una gara pubblica, l’esclusione dall’appalto non scatterebbe se l’impresa paga o si impegna in modo vincolante a pagare entro 30 giorni.

(Teleborsa) 22-10-2026 19:39


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