Il 1 giugno 1926 nasceva Norma Jeane Baker. Per tutti, Marilyn Monroe, che lunedì prossimo avrebbe compiuto 100 anni. Stella di Hollywood in vita, icona planetaria dopo la morte (avvenuta a soli 36 anni), aveva un tale charme da poter indossare anche un sacco di patate e risultare comunque una diva. Non è un’espressione figurata: nel 1951 la Twentieth Century Fox la immortalò così per rispondere a una recensione negativa.
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I suoi abiti sono negli occhi di tutti: la gonna bianca che si alza con il vento, l’abito rosa incorniciato dai diamanti, le stole di pelliccia bianca. Ma fuori dal set Marilyn Monroe sceglieva cosa indossare senza curarsi delle mode o dei designer: i suoi look sono diventati una lezione intramontabile su come valorizzare un fisico petite e curvy. Oggi, come cento anni fa.
Il falso mito della taglia
Per molti anni si è parlato di Marilyn Monroe come un’icona plus size dalle forme generose, attribuendole una taglia 48. In realtà le sue misure corrispondono a quelle di una taglia Small. L’attrice era alta 1 metro e 66 (alcune fonti dicono 1.64) e nel corso della sua vita il suo peso è rimasto tra i 50 e i 55 chili. Solo negli ultimi anni, per via dei problemi di salute e dei farmaci, ha avuto delle fluttuazioni maggiori.
Dati che sappiamo con certezza dalle misure annotate dai costumisti: aveva un seno pieno e un vitino sottile. Questa combinazione la consacrerà come riferimento ideale del fisico a clessidra, definito dall’ideale 90-60-90. Seppur lontano dalla silhouette androgina che si affermò negli anni Sessanta, dunque, il corpo di Marilyn Monroe oggi vestirebbe una taglia 40.
I segreti con cui valorizzava la silhouette
Gli studios hollywoodiani erano specializzati nel creare una diva da zero: dalla postura all’uso della voce, dal colore dei capelli agli abiti, ogni dettaglio veniva meticolosamente studiato. Marilyn fece sue queste lezioni e usò gli abiti come uno strumento per valorizzare il suo corpo e trasmettere quel senso di glamour, innocenza ed erotismo che l’avrebbe resa indimenticabile.
Marilyn Monroe nel 1953 (Photo by Keystone-France/Gamma-Keystone via Getty Images)
Per esempio, non amava l’intimo contenitivo tipico di quel periodo né le silhouette troppo rigide: le coppe del reggiseno spesso venivano cucite direttamente all’interno degli abiti. In questo modo poteva giocare con le scollature senza preoccuparsi delle spalline, o che la biancheria facesse capolino nel momento meno opportuno. Prediligeva i vestiti con scollo all’americana – la sua firma di stile – e gli scolli a cuore che lasciavano le spalle scoperte, in modo da valorizzare il décolleté e far sembrare il collo più lungo.
Non è un segreto: preferiva gli abiti stretti, costringendo i sarti a rinforzare le cuciture e inventarsi spacchi strategici per agevolare il movimento. Per lo stesso motivo amava i tessuti fluidi come il satin di seta, il jersey e lo chiffon tagliati in sbieco, capaci di scivolare sul corpo e riflettere la luce.
1953 circa: Marilyn Monroe con lupetto cropped, shorts a vita alta e sandali con la zeppa. (Photo by Michael Ochs Archives/Getty Images)
Da Kennedy a Kim Kardashian: l’abito più scandaloso di Marilyn
Tanto stretto da non farla camminare era anche l’abito più scandaloso che indossò: il naked dress disegnato da Jean Louis e Bob Mackie. Indossò quel vestito al Madison Square Garden, nel 1962, per cantare Happy Birthday a John F. Kennedy. Un’apparizione che sollevò un polverone per vari motivi. Sembra che l’attrice flirtasse con il presidente degli Stati Uniti (e, per chi conosceva i loro trascorsi, era un’ipotesi plausibile) ma anche perché l’abito, sotto la luce dei riflettori, appariva trasparente. Abbandonata la pelliccia, Marilyn sembrava vestita solo di cristalli. Non c’è da stupirsi che, sessant’anni dopo, Kim Kardashian abbia voluto indossarlo a tutti i costi al Met Gala, nonostante le critiche per i danni provocati a un capo storico.
Actress Marilyn Monroe sings “Happy Birthday” to President John F. Kennedy at Madison Square Garden, for his upcoming 45th birthday.
Il guardaroba minimal fuori dal set
Rispetto alle spettacolari creazioni dei costumisti (uno su tutti: William Travilla), gli abiti che Marilyn sceglieva nel tempo libero erano incredibilmente semplici. Minimalisti, addirittura: maglioncini con il collo ad anello, jeans a sigaretta Levi’s, scaldacuore, camicette annodate sopra all’ombelico o e shorts a vita alta. Un guardaroba incredibilmente contemporaneo, in grado di valorizzare la silhouette petite facendo sembrare le gambe più slanciate e bilanciando la figura. Aveva anche trovato la perfetta altezza di tacco: sette centimetri e mezzo, rigorosamente di Salvatore Ferragamo, a cui fu sempre devota.
Perfettamente consapevole della potenza della sua immagine, l’attrice sceglieva spesso colori neutri come il nero, il beige, il bianco per il suo guardaroba “da tutti i giorni”. Stampe e fantasie erano ridotte al minimo, ad eccezione dei pois, degli adorati pantaloni a quadretti Vichy e di alcune bluse colorate di Pucci.
1950: Full-length view of American actor Marilyn Monroe (1926-1962) reclining in a black cocktail dress, in a promotional portrait for director John Huston’s film ‘The Asphalt Jungle’. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)
Per la sera sceglieva tubini neri, con scollature quadrate o a cuore: nella loro semplicità, catturavano perfettamente lo charme di quel fisico a clessidra, ma in modo più morbido, meno appariscente. Lontano dai riflettori, insomma, si vestiva come l’attrice colta che voleva diventare, non come la svampita ammiccante che Hollywood aveva inventato per lei.
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Beatrice Manca
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