Case report clinico realizzato utilizzando Kulzer Vivida Home, gel contenente perossido di idrogeno al 6%
Lo sbiancamento dentale professionale si basa sul meccanismo ossidante del perossido di idrogeno (HP) o del perossido di carbamide (CP), capaci di liberare radicali liberi di ossigeno che degradano le molecole cromofore, determinando un aumento della luminosità e del valore cromatico dei denti naturali [1].
Le principali modalità terapeutiche comprendono lo sbiancamento in-office, eseguito con gel ad alta concentrazione e con risultati rapidi, e lo sbiancamento domiciliare mediante mascherine personalizzate e gel a bassa concentrazione [1,2]. Sebbene i protocolli in-office consentano tempi ridotti, risultano associati a una maggiore incidenza di sensibilità dentinale post-trattamento [2]. Le formulazioni domiciliari a basse concentrazioni di perossido di idrogeno rappresentano quindi una valida opzione per i pazienti predisposti alla sensibilità o con necessità cliniche specifiche [3].
Caso clinico
Paziente di sesso maschile, 35 anni, in buono stato di salute generale, si è presentato per una richiesta di miglioramento estetico del sorriso. L’anamnesi ha evidenziato bruxismo notturno, trattato con placca di svincolo, il cui uso notturno non poteva essere interrotto. Il paziente riferiva inoltre elevata sensibilità dentinale, fattore che controindicava protocolli sbiancanti in-office ad alta concentrazione.
L’esame clinico iniziale evidenziava una tonalità B2 secondo la scala A–D shade guide con Bleach Shades, una lieve discromia generalizzata e l’assenza di restauri estetici estesi nel settore anteriore. Prima del trattamento è stata effettuata una seduta di igiene professionale. (Foto 1)
Scelta del protocollo
La scelta di un protocollo domiciliare diurno è stata determinata da due fattori principali: l’impossibilità di utilizzare mascherine sbiancanti durante la notte e l’elevata sensibilità dentinale preesistente. È stato selezionato il gel contenente perossido di idrogeno al 6%, formulazione associata, in letteratura, a una minore sensibilità rispetto ai gel ad alta concentrazione [3,4]. La formulazione utilizzata è il Kulzer Vivida Home (Kulzer GmbH), a base di HPS (Hydrogen Peroxide Superior), che comprende un sistema stabilizzante costituito da sodio stannato, acido etidronico ed EDTA, sostanze impiegate per migliorare la stabilità del perossido di idrogeno [5]. La presenza di poloxamer contribuisce inoltre alla viscosità del gel e alla permanenza del materiale sulla superficie dentale [6].
Protocollo operativo
Le istruzioni d’uso di Kulzer Vivida Home indicano un tempo di applicazione di 15–30 minuti al giorno. In questo caso si è scelto di estendere la sessione a 60 minuti, per due motivi. Il primo riguarda il meccanismo di rilascio del perossido: studi in vivo mostrano che la maggior parte dell’H₂O₂ attiva viene consumata nei primi 30 minuti, con un progressivo rallentamento del rilascio oltre tale soglia (7, 8, 9). Applicare il gel per 60 minuti ha permesso di sfruttare l’intera quota di perossido disponibile, senza comportare rischi aggiuntivi di sensibilità per il paziente (7, 8, 9). Il secondo motivo era pratico: richiedere 60 minuti garantiva che, anche in caso di applicazione frettolose, il paziente raggiungesse comunque un tempo di contatto sufficiente per un’efficacia clinica adeguata.
Il paziente è stato istruito a:
1. Applicare una piccola quantità di gel nelle aree vestibolari anteriori;
2. Indossare la mascherina per 60 minuti al giorno in orario diurno;
3. Risciacquare accuratamente al termine della seduta;
4. Applicare successivamente il gel desensibilizzante Kulzer Vivida Tooth Conditioner per 10 minuti;
5. Presentarsi al controllo dopo 15 giorni.
La durata complessiva di 30 giorni non era prestabilita a priori, ma è stata concordata con il paziente al controllo di metà trattamento: in assenza di qualsiasi episodio di sensibilità dentinale o irritazione gengivale, e considerando le elevate aspettative estetiche, si è deciso di proseguire con un ulteriore ciclo di 15 giorni. La letteratura supporta l’estensione del trattamento domiciliare fino a 3–4 settimane come strategia per massimizzare il risultato cromatico con basse concentrazioni di perossido, senza un aumento significativo degli effetti avversi (10).
Risultati
Il paziente è stato rivalutato dopo 15 giorni, senza evidenza di sensibilità dentinale né di irritazioni gengivali e con una progressione cromatica già clinicamente percepibile. In assenza di effetti avversi e considerando le elevate aspettative estetiche del paziente, si è concordato di estendere il trattamento per un ulteriore ciclo di 15 giorni. Al termine dei 30 giorni complessivi, il colore dentale è passato da B2 a BL3 secondo la scala A–D shade guide con Bleach Shades (Foto: 2), con un miglioramento cromatico uniforme e clinicamente significativo (foto 3). Il paziente ha riferito piena soddisfazione estetica e ottima tollerabilità del protocollo.
Discussione
I protocolli domiciliari con formulazione a base di HPS al 6% di Kulzer Vivida Home rappresentano una strategia particolarmente utile nei pazienti con elevata sensibilità dentinale o con limitazioni funzionali che rendono difficoltoso l’utilizzo notturno delle mascherine [3,4].
Nel caso presentato, il trattamento diurno ha consentito di mantenere l’uso della placca di svincolo notturna senza interferire con la terapia per il bruxismo, migliorando al contempo l’aderenza del paziente al protocollo.
Le caratteristiche nella formulazione del gel, il pH controllato, la viscosità aumentata e la bassa concentrazione di perossido hanno garantito l’assenza di sensibilità durante il trattamento [5,6].Il miglioramento cromatico ottenuto conferma inoltre che tale protocollo domiciliare, nonostante le basse concentrazioni, può produrre risultati clinicamente significativi.
Conclusioni
Il presente case report mostra come lo sbiancamento Kulzer Vivida Home al 6% di HPS possa rappresentare una soluzione efficace e ben tollerata nei pazienti con elevata sensibilità dentinale. Il protocollo adottato ha consentito di ottenere un miglioramento cromatico clinicamente significativo senza effetti collaterali riferiti dal paziente, dimostrando una buona compatibilità con le esigenze funzionali del caso clinico.
Lavoro a cura della dott.ssa Cecilia De Stefanis – Igienista dentale (Torino)
Bibliografia
1. Joiner A. The bleaching of teeth: a review of the literature. J Dent. 2006;34(7):412–419.
2. Butera A, Maiorani C, Rederiene G, Checchi S, Nardi G. Evaluation of the effectiveness of different types of professional tooth whitening: a systematic review. Bioengineering. 2024;11(12).
3. Martin J, Vildosola P, Bersezio C, Herrera A, Bortolatto J, Saad J, et al. Effectiveness of 6% hydrogen peroxide concentration for tooth bleaching — a double-blind, randomized clinical trial. J Dent. 2015;43(8):965–972.
4. Lilaj B, Dauti R, Agis H, Schmid-Schwap M, Franz A, Kanz F, et al. Comparison of bleaching products with up to 6% and with more than 6% hydrogen peroxide: whitening efficacy and side effects – an in vitro study. Front Physiol. 2019;10.
5. Dias S, Mata A, Silveira J, Pereira R, Putignano A, Orsini G, et al. Hydrogen peroxide release kinetics of four tooth whitening products — in vitro study. Materials. 2021;14(24):7597. doi:10.3390/ma14247597
6. Dumortier G, Grossiord JL, Agnely F, Chaumeil JC. A review of poloxamer 407 pharmaceutical and pharmacological characteristics. Pharm Res. 2006;23(12):2709–2728.
7. Al-Qunaian T, Matis B, Cochran M. In vivo kinetics of bleaching gel with three-percent hydrogen peroxide within the first hour. Oper Dent. 2003;28(3):236–41.
8. De La Pena V, Carreira A, Aneiros R, Raton M, Rivera F. A study of in vivo degradation of two vital home bleaching gels. Dent Mater J. 2013;32:654–658.
9. Mailart M, Ferracioli C, Torres C, Palo R, Borges A. Hydrogen peroxide degradation of bleaching systems with different trays: randomized clinical trial. Am J Dent. 2020;33(2):89–94.
10. Kury M, Prunes B, Saraceni C, Hilgert L, Fronza B, Lima A. Clinical decision-making in tooth bleaching based on current evidence: a narrative review. Dent Mater. 2025. doi:10.1016/j.dental.2025.03.002
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