Candiolo diventa INOC e guarda al futuro con la Biobanca più grande d’Italia


Un compleanno davvero speciale con lo sguardo rivolto al futuro della salute e della lotta al cancro. L’Irccs di Candiolo compie 30 anni e diventa INOC – Istituto Nazionale Oncologico Candiolo – aprendo una nuova era nella ricerca oncologica di precisione. E questo grazie a una nuova Biobanca che, con una superficie di 3.000 metri quadrati sarà la più grande d’Italia. Si tratta però solo di una parte del progetto che, grazie a un investimento di 250 milioni di euro, punta ad ampliare entro il 2035 la capacità di ricerca e l’impatto clinico dell’Istituto.

Il doppio compleanno di Candiolo

L’annuncio arriva oggi a Roma, in un incontro alla presenza del ministro della Salute Schillaci, a pochi giorni dal 40esimo anniversario della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, che ha celebrato la ricorrenza cambiando nome in Fondazione Allegra Agnelli. Il riconoscimento di un impegno illuminato e personale, perseguito per decenni con passione e determinazione, ma che soprattutto intende andare avanti.

“Candiolo è così: è stato realizzato grazie ai piccoli donatori. Noi siamo la goccia che non molla mai”, ha rivendicato con un sorriso Allegra Agnelli, presidente Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro. “Tutti potrebbero essere protagonisti del futuro della salute, l’importante è che ci mettano cuore e passione”, dice poi Allegra Agnelli a LaPresse. 

D’altra parte dare concretezza al sogno di sconfiggere il cancro significa trasformare la speranza in strumenti sempre migliori di ricerca e cura al servizio del paziente. “Candiolo è nato come luogo per la comunità, fondato su valori di eccellenza, umanità, accessibilità e fiducia, che hanno guidato la scelta fatta quarant’anni fa e che sono oggi motore del progetto di crescita”, ha aggiunto la presidente.

Un momento della conferenza al ministero

La Biobanca e la Nuvola dei Saperi

Una crescita che passa per la nuova Biobanca che, attraverso un centro dedicato, sarà capace di replicare non solo mini-modelli in 3D del tumore derivati da cellule malate, ma anche il microambiente in cui cresce, tassello cruciale per cure mirate senza precedenti che saranno potenziate dall’integrazione con il ‘passaporto farmacogenomico’ del paziente, una carta di identità genetica che guida nella prescrizione di farmaci e dosaggi su misura. 

INOC sarà dotato anche di una nuova piastra tecnologica che ospiterà fino a 15 sale operatorie ad alta tecnologia e imaging diagnostico avanzato, oltre ad accogliere la ‘Nuvola dei Saperi’, uno spazio di incontro tra ricercatori e clinici che potranno dialogare e lavorare insieme ogni giorno. Immerso nel verde ma anche ecosostenibile, INOC sarà incastonato in un parco di 20.000 metri quadrati e interamente alimentato da fonti energetiche rinnovabili, prodotte sul territorio. 

Entro il 2035 l‘ospedale supererà i 95mila metri quadrati complessivi, con un ampliamento di 35mila rispetto agli attuali. Nella struttura 19mila metri quadrati saranno destinati alla clinica, 6mila alla ricerca e 10mila a spazi tecnologici per l’umanizzazione e la socialità. Non solo un ampliamento strutturale, ma un nuovo orizzonte per una maggiore umanizzazione delle cure, sempre più a misura di persona, all’avanguardia, sostenibili e accessibili a tutti.

Candiolo diventa INOC e guarda al futuro con la Biobanca più grande d’Italia

Le parole di Schillaci e la medicina personalizzata

“In questa giornata celebriamo un’eccellenza che continua a crescere, a rinnovarsi e a confrontarsi con nuove sfide e conoscenze per assicurare cure sempre più mirate”, ha detto Orazio Schillaci, plaudendo alla “generosità, caparbietà e lungimiranza di Allegra Agnelli. La storia le ha dato ragione. Oggi, grazie ai notevoli progressi compiuti nella lotta al cancro, che consentono elevati tassi di guarigione, l’impegno diventa sempre di più quello di garantire ai pazienti oncologici percorsi terapeutici personalizzati, capaci di rispondere alle caratteristiche biologiche e cliniche di ogni individuo”.

“Credo davvero che la medicina personalizzata sia l’innovazione che più di ogni altra riporta il paziente al centro, che consente di guardare alla persona e non solo alla malattia. È una sfida alla nostra portata e che possiamo vincere – ha aggiunto – grazie a realtà come l’INOC che con impegno, passione e determinazione si pongono sempre nuovi traguardi da raggiungere per assicurare ai cittadini le cure e le terapie più all’avanguardia”.

Il privato senza scopo di lucro al servizio della sanità pubblica

Dal canto suo Andrea Agnelli, presidente INOC, ha ricordato come Candiolo sia “un centro di ricerca e cura sul cancro, privato e senza scopo di lucro. Rappresenta un esempio fortemente virtuoso: è fondato sul principio del sostegno privato a favore dell’interesse pubblico, con attività di cura e ricerca interamente al servizio della sanità pubblica”. Agnelli si è detto “fiero di mia madre: è la prima volta che siedo accanto a lei, ma ricordo ancora quando avevo appena messo i pantaloni lunghi e lei mi spiegava” il suo impegno, “insegnandomi che anche le 100 lire contano: sono le gocce su cui è stato fondato Candiolo”.

La sfida decisiva

Per INOC, che già attrae giovani cervelli, come ha spiegato la direttrice scientifica Anna Sapino, la sfida decisiva è “sconfiggere il cancro attraverso la medicina di precisione. La nostra piattaforma strutturale e tecnologica di ricerca vede al suo interno la Biobanca, il Centro Organoidi, il Centro di Omiche Avanzate e il collegamento con il repository di dati clinici. Il cuore pulsante di Biolife sarà la Biobanca: sarà l’archivio vivente più grande d’Italia di campioni biologici umani associati ai dati clinici per creare coorti di pazienti in vitro. La nuova struttura raccoglierà e conserverà dai tessuti al plasma, dal Dna al sangue, fino alla saliva e alle feci, in modo da preservare tutte le componenti biologiche offerte dal paziente, perché nulla vada perduto”.

“La conservazione di campioni vitali è il tassello cruciale al funzionamento del Centro Organoidi, un innovativo laboratorio, che con tecnologie avanzate, consentirà non solo di replicare mini-modelli in 3D dei singoli tumori derivati dalle cellule malate, ma anche il microambiente in cui crescono, con vasi sanguigni, cellule del sistema immunitario e fibroblasti, per ricreare in laboratorio il tumore così come è presente nell’organismo e vedere come reagiscono tutte le componenti di difesa messe in campo. Tutto questo consentirà di testare nuovi farmaci con uno screening farmacologico su ampia scala per offrire terapie contro il cancro su misura, non solo ai nostri pazienti ma anche a tutti coloro che hanno le stesse caratteristiche molecolari”, chiarisce Sapino. 

Il passaporto farmacogenomico allo studio a Candiolo

Non solo: la personalizzazione passerà anche attraverso l’analisi delle varianti del Dna del paziente, che possono influenzare la risposta ai farmaci, partendo dal “passaporto farmacogenomico”.  Una sorta di “carta d’identità genetica del paziente che rivelerà come l’organismo di ogni singolo individuo metabolizza i farmaci. Tutto questo si tradurrà in terapie più mirate, non solo antitumorali, ma anche ad esempio antibiotici o antiacidi per lo stomaco, per ridurre il rischio di “tentativi” di trattamenti inefficaci o addirittura dannosi”,  aggiunge Sapino.

Le tappe dello sviluppo

Il piano di sviluppo decennale prenderà il via in autunno. “Un ampliamento di 35mila metri quadrati porterà la superficie complessiva a superare i 95mila entro il 2035, di cui 19mila dedicati alla clinica, 6mila alla ricerca e 10mila a spazi tecnologici per l’umanizzazione e la socialità: un luogo in cui scienza e umanità si incontreranno con un solo obiettivo, mettere il paziente al centro di un’opera che non amplia soltanto gli spazi fisici, ma rafforza l’integrazione tra ricerca e cura, fondata sulle competenze più qualificate e sulle tecnologie più innovative e avanzate”, spiega Salvatore Nieddu, Direttore Generale di INOC. 

“La nuova piastra tecnologica, progettata per evolversi nel tempo, ospiterà l’imaging diagnostico integrato e fino a 15 sale operatorie ad alta tecnologia, destinate alla chirurgia maggiore robotica e mininvasiva e all’interventistica endoscopica avanzata. Le sale saranno dotate di imaging intraoperatorio, sistemi di navigazione chirurgica e connettività per lo streaming verso aule didattiche e simulation center. L’obiettivo è affiancare alle attività di diagnosi e cura un vero e proprio living lab per la prototipazione e l’incubazione di nuove tecnologie, in un ambiente ospedaliero reale e controllato, adatto a studi real world”. 

L’approccio One Health

Il principio fondamentale che ispira il progetto è quello di One Health, “cioè la consapevolezza che la nostra salute non può essere dissociata dalla salute di tutto ciò che ci circonda, dalle piante agli animali, fino all’ecosistema. Il nostro obiettivo è pertanto quello di dare agli spazi esterni, al centro congressi e agli spazi comuni la stessa centralità di ciò che avviene dentro l’ospedale, integrando l’attenzione al paziente con l’attenzione all’ambiente”, interviene in un videomessaggio Carlo Ratti, fondatore CRA – Carlo Ratti Associati, che realizzerà il progetto paesaggistico e il nuovo Centro Congressi. 

Perchè la tecnologia deve andare di pari passo con l’umanizzazione delle cure. E nell’Istituto situato a circa 15 km dal centro di Torino ci credono davvero da almeno 30 anni.

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 Margherita Lopes

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