Il capitale umano del mare entra nell’agenda globale: sicurezza, lavoro e competenze al centro del futuro dello shipping


Dalla Giornata internazionale del Marinaio promossa dall’IMO alla richiesta di rafforzare la Maritime Labour Convention, fino all’allarme sulla carenza di ufficiali certificati. Istituzioni europee, armatori e organizzazioni internazionali convergono su un messaggio comune: senza i marittimi non esistono commercio mondiale, sicurezza energetica e resilienza delle catene di approvvigionamento

Il commercio mondiale, la sicurezza energetica, l’approvvigionamento alimentare e la resilienza delle economie dipendono da un fattore che continua a rimanere poco visibile nel dibattito pubblico: il lavoro dei marittimi. Ogni giorno sono loro a garantire il funzionamento della globalizzazione, assicurando la continuità delle catene logistiche e dei traffici internazionali. Eppure, nonostante il loro ruolo strategico, continuano a essere spesso assenti dai processi decisionali politici al di fuori delle amministrazioni competenti per il settore marittimo.

È il messaggio che ha attraversato la Giornata internazionale del Marinaio 2026, promossa dall’International Maritime Organization (IMO) con il tema “Carrying world trade. Carrying the risks” (“Trasportano il commercio mondiale. Trasportano i rischi”), trasformandosi quest’anno in un vero e proprio appello affinché il fattore umano diventi una priorità delle politiche marittime internazionali.

Il mare sostiene il 90% del commercio mondiale

I numeri fotografano la dimensione economica del fenomeno. Circa il 90% del commercio mondiale viaggia via mare grazie al lavoro di oltre 2,5 milioni di marittimi, impiegati su una flotta che, secondo le diverse rilevazioni internazionali, conta tra 74 mila e oltre 85 mila navi mercantili.

Ogni anno vengono movimentati oltre 12 miliardi di tonnellate di merci e più di 30 milioni di passeggeri, rendendo il trasporto marittimo il principale pilastro degli scambi internazionali. Senza questa infrastruttura umana e logistica, sottolineano le organizzazioni del settore, le economie nazionali non potrebbero funzionare né sostenere la crescita.

Da qui lo slogan che ha accompagnato la campagna internazionale:

“Seafarers: the tireless, most valuable and vulnerable asset of our industry”.

Una definizione che sintetizza la doppia natura del lavoro marittimo: risorsa indispensabile per l’economia globale ma, allo stesso tempo, categoria particolarmente esposta ai rischi geopolitici, operativi e sociali.

La Maritime Labour Convention al centro delle decisioni

Il documento “Seafarer Statement 2026 – Putting MLC at the heart of decision making” ha rappresentato uno dei contributi più significativi della ricorrenza.

Il settore ha chiesto che la Maritime Labour Convention (MLC), considerata il principale riferimento internazionale per la tutela dei diritti dei marittimi e delle condizioni di lavoro a bordo, diventi un criterio guida nelle decisioni dei governi e delle organizzazioni internazionali.

L’obiettivo è fare in modo che la competitività dello shipping non venga misurata soltanto in termini di efficienza delle flotte o capacità infrastrutturale, ma anche attraverso la qualità del lavoro, la sicurezza degli equipaggi, la formazione professionale e la protezione sociale.

Geopolitica e rotte commerciali: cresce il rischio per gli equipaggi

L’edizione 2026 della Giornata del Marinaio si è svolta in un contesto internazionale segnato dall’intensificarsi delle tensioni geopolitiche.

Lo Stretto di Hormuz, il Mar Rosso, il Mar Nero e il Mar di Azov sono tornati al centro delle preoccupazioni dell’industria marittima, evidenziando quanto gli equipaggi siano esposti ai conflitti e all’instabilità internazionale.

Il messaggio condiviso dalle organizzazioni del settore è stato chiaro: non può esistere libertà di navigazione senza sicurezza per chi naviga.

In questo contesto l’IMO ha annunciato un piano per l’evacuazione in sicurezza degli oltre 11 mila marittimi presenti nella regione dello Stretto di Hormuz, iniziativa accolta come un primo passo per ripristinare condizioni operative compatibili con la continuità dei traffici commerciali.

Anche la Commissione europea, attraverso EU Transport, ha ribadito che i marittimi non devono diventare vittime involontarie delle crisi geopolitiche. Bruxelles ha confermato il sostegno agli sforzi dell’IMO per assistere le navi bloccate, facilitare l’evacuazione degli equipaggi e accompagnare il graduale ritorno alla normalità lungo una delle rotte energetiche più strategiche del pianeta.

Una posizione condivisa dall’intero settore

La ricorrenza ha registrato una convergenza senza precedenti tra istituzioni, armatori, organismi tecnici e associazioni di categoria.

La European Community Shipowners’ Associations (ECSA) ha definito i marittimi la “spina dorsale” del commercio mondiale, sottolineando come la libertà di navigazione non possa prescindere dalla sicurezza degli equipaggi.

La International Association of Classification Societies (IACS) ha ricordato che gli standard tecnici sviluppati dall’associazione hanno come primo obiettivo la tutela delle persone a bordo. Il cosiddetto human element continua infatti a rappresentare il fondamento della sicurezza marittima.

Anche BIMCO, la principale organizzazione mondiale degli armatori, ha richiamato l’attenzione sul fatto che il contributo dei marittimi rimane largamente sconosciuto all’opinione pubblica, nonostante sia essenziale per il funzionamento dell’economia mondiale. L’organizzazione ha ribadito l’impegno a rafforzare le attività di advocacy, la tutela giuridica degli equipaggi e il dialogo con i decisori politici.

Le sei priorità indicate dall’ICS

La International Chamber of Shipping (ICS) ha accompagnato la Giornata del Marinaio con una dichiarazione che individua alcune priorità sulle quali rafforzare la cooperazione tra industria, sindacati, governi e organizzazioni internazionali.

Tra queste figurano il trattamento equo dei marittimi, la tutela della sicurezza marittima e della libertà di navigazione, il contrasto alle pratiche di reclutamento illegale, la lotta al fenomeno dell’abbandono degli equipaggi, il riconoscimento dello status di lavoratore chiave, la semplificazione della mobilità internazionale attraverso procedure agevolate, comprese soluzioni di viaggio senza visto, e un maggiore coordinamento delle decisioni in sede intergovernativa.

Secondo l’ICS, il riconoscimento della centralità dei marittimi non può limitarsi a una ricorrenza annuale, ma deve tradursi in un’azione politica continuativa e condivisa.

EMSA: il capitale umano prima delle infrastrutture

Anche l’Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) ha insistito sulla centralità delle persone.

La direttrice esecutiva Maja Markovčić Kostelac, intervenendo alle celebrazioni di Kotor, in Montenegro, insieme al ministro dei Trasporti e degli Affari marittimi Filip Radulovic, ha osservato che la forza del settore marittimo non dipende soltanto dalla dimensione della flotta o dalla qualità delle infrastrutture, ma soprattutto dalle competenze, dalla professionalità e dall’impegno di chi opera a bordo.

Per questo, ha sottolineato, governi, armatori, operatori, istituti di formazione e industria condividono la responsabilità di garantire che i marittimi siano adeguatamente preparati, formati, protetti e rispettati lungo tutto il percorso professionale.

Inclusione ancora lontana

La riflessione sul capitale umano ha coinvolto anche il tema della diversità.

WISTA International ha ricordato che, secondo l’indagine IMO-WISTA Women in Maritime 2024, le donne rappresentano appena l’1% della forza lavoro marittima mondiale.

L’organizzazione ha evidenziato come costruire un settore più inclusivo sia una condizione necessaria per assicurare il ricambio generazionale e la competitività futura dello shipping, garantendo ambienti di lavoro nei quali tutti possano operare in sicurezza, con pari opportunità e prospettive di crescita professionale.

Il nodo strutturale: entro il 2030 serviranno oltre 113 mila ufficiali

Accanto alla sicurezza, il settore deve affrontare una sfida altrettanto strategica: quella delle competenze.

Il Rapporto sulla forza lavoro marittima 2026, pubblicato da BIMCO e ICS, evidenzia che nella flotta mondiale operano oggi 2,57 milioni di marittimi distribuiti su 85.148 navi mercantili.

Lo studio stima che nel 2026 il comparto registri già una carenza di 39.100 ufficiali certificati STCW, mentre risulti un surplus di 56.890 marinai. Il problema riguarda quindi soprattutto il personale altamente qualificato.

Le previsioni indicano che, entro il 2030, saranno necessari 113.735 ufficiali certificati STCW aggiuntivi per garantire l’operatività della flotta mondiale.

Per soddisfare la domanda sarà necessario inserire ogni anno 22.747 nuovi ufficiali e 8.475 sottufficiali e marinai, con una crescita media annua rispettivamente del 2% e dello 0,5%.

Numeri che pongono la formazione e l’attrattività della professione tra le principali priorità strategiche dell’industria.

L’Europa lavora anche sulla leva degli investimenti

L’attenzione verso il capitale umano si inserisce in un più ampio percorso di revisione delle politiche europee per il settore marittimo. La Commissione europea ha infatti avviato una consultazione pubblica per modificare in modo mirato il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (EMFAF), con l’obiettivo di semplificarne l’attuazione, ridurre gli oneri amministrativi e favorire nuovi investimenti nella fase finale della programmazione 2021-2027, recependo al contempo nell’ordinamento europeo l’Accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio sulle sovvenzioni alla pesca.

Dalla celebrazione all’agenda politica

Il messaggio emerso dalla Giornata internazionale del Marinaio va oltre il riconoscimento simbolico di una professione essenziale.

Le organizzazioni internazionali hanno chiesto che il lavoro marittimo diventi una priorità delle politiche economiche, industriali e dei trasporti. Sicurezza della navigazione, libertà dei traffici, competitività delle flotte, transizione energetica e resilienza delle catene di approvvigionamento sono sempre più legate alla capacità di attrarre, formare e tutelare il capitale umano.

Per il settore, il passaggio è ormai inevitabile: riconoscere che la principale infrastruttura dello shipping non è costituita soltanto da porti, navi o tecnologie, ma dalle persone che, ogni giorno, rendono possibile il funzionamento dell’economia mondiale. Non basta una giornata di celebrazione. Come hanno ribadito BIMCO, ICS e le altre organizzazioni del comparto, serve un impegno costante affinché i marittimi siano riconosciuti come lavoratori chiave, protetti dal diritto internazionale e posti stabilmente al centro delle decisioni che riguardano il futuro del commercio globale.


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