Il Gruppo Volkswagen continua a esplorare mosse straordinarie per finanziare la propria trasformazione industriale, e questa volta il dossier torna a toccare da vicino l’Italia. Dopo l’operazione Everllence, la casa di Wolfsburg starebbe valutando nuove dismissioni che coinvolgerebbero due dei marchi più prestigiosi del suo portafoglio: Ducati e Lamborghini.
Il precedente Everllence e la necessità di nuova liquidità
Il tassello che ha riacceso le speculazioni è già stato posato: Volkswagen ha completato la vendita del 51% di Everllence, la divisione specializzata nei motori navali e industriali, al fondo americano Bain Capital, un’operazione che ha garantito un incasso di 7,4 miliardi di euro e una valutazione complessiva di circa 10 miliardi di euro, ben superiore alle attese iniziali, risultando uno dei maggiori deal industriali conclusi in Germania negli ultimi anni.
Secondo quanto ricostruito dal Financial Times, alcuni consulenti che hanno lavorato all’operazione Everllence ritengono che il successo dell’asta — caratterizzato da continui rilanci e da una forte competizione tra i partecipanti — possa fungere da viatico per altre dismissioni. In quest’ottica, si spera che recenti proposte di acquisto per Ducati, un’ipotesi già emersa nel 2017 e poi bloccata dai sindacati tedeschi, oppure di quotazione per Lamborghini possano trovare terreno fertile ai piani alti di Wolfsburg.
Ducati e Lamborghini: i due gioielli italiani sul tavolo
Le ipotesi che circolano riguardano scenari diversi per i due marchi. Per Ducati si tratterebbe di una cessione vera e propria, un’ipotesi già presa in considerazione nel 2017 ma poi accantonata; la casa motociclistica di Borgo Panigale continua a rappresentare un asset molto redditizio, avendo consolidato negli ultimi anni la propria leadership sportiva in MotoGP e mantenuto risultati economici solidi, con ricavi che si aggirano intorno al miliardo di euro. Il marchio è entrato nell’orbita del Gruppo nel 2012 tramite Audi.
Per Lamborghini, invece, l’ipotesi privilegiata è diversa: non una vendita, ma una quotazione in Borsa. La casa di Sant’Agata Bolognese continua a registrare risultati molto positivi, con ricavi record superiori ai 3 miliardi di euro e una domanda che, almeno finora, ha mostrato una notevole resistenza rispetto al rallentamento del mercato automobilistico mondiale. Il marchio fa parte del Gruppo dal 1998. Una IPO permetterebbe a Volkswagen di raccogliere risorse fresche valorizzando l’azienda sul mercato, senza necessariamente perdere il controllo.
Va sottolineato che, al momento, si tratta di ipotesi allo studio e non di decisioni ufficiali: non ci sono ancora decisioni ufficiali, ma quanto detto conferma come il gruppo stia analizzando diverse strategie per valorizzare i marchi più redditizi e rendere più snella la propria organizzazione.
I numeri della crisi: utili in calo, debito in crescita, azioni in rosso
Il contesto in cui maturano queste strategie è quello di un deterioramento finanziario sensibile. L’utile 2025 del Gruppo si è quasi dimezzato, fermandosi a 6,9 miliardi di euro, mentre il debito complessivo ha raggiunto i 196 miliardi di euro. In Borsa il titolo ha perso oltre il 20% del proprio valore nell’arco di un anno. Un dato ancora più marcato se si guarda a un orizzonte più lungo: dall’arrivo di Oliver Blume alla guida del Gruppo, nel settembre 2022, il titolo ha perso quasi la metà del proprio valore.
Sul fronte occupazionale, il piano allo studio è di dimensioni storiche: si parla di fino a 100.000 esuberi e della chiusura di quattro stabilimenti tedeschi, un intervento che — spiegano diverse testate — rappresenterebbe uno dei maggiori programmi di riduzione del personale nella storia aziendale del Gruppo. Il piano completo dovrà essere sottoposto al consiglio di sorveglianza, presieduto da Blume, nelle prossime settimane, e solo allora si capirà se le indiscrezioni si tradurranno in decisioni operative.
Non solo Ducati e Lamborghini: PowerCo, Admt e Scout
Il dossier delle possibili cessioni non si esaurisce ai due marchi italiani. Sul tavolo ci sarebbero anche possibili aperture del capitale della divisione batterie PowerCo, della società dedicata alla guida autonoma Admt e persino del marchio americano Scout, per il quale sarebbe in corso uno studio sulla possibilità di far entrare investitori esterni.
Gli analisti, tuttavia, invitano alla cautela quanto alla reale probabilità che queste operazioni vadano in porto. Per alcuni di loro le probabilità di realizzazione di operazioni come la vendita di Ducati o la quotazione di Lamborghini sono per ora basse, anche considerando che altre potenziali operazioni, come la cessione di PowerCo, rischiano di rivelarsi tutt’altro che redditizie, trattandosi di un asset ancora in perdita, difficilmente in grado di replicare il successo finanziario ottenuto con Everllence.
Cambiano anche le alleanze tecnologiche: la rottura con Bosch
La revisione strategica del Gruppo tocca anche le partnership tecnologiche. Secondo quanto riportato dalla Bild, il Gruppo sarebbe pronto a interrompere la partnership con Bosch nello sviluppo dei sistemi di guida assistita e della guida autonoma. La collaborazione, avviata nel 2022 attraverso la software house Cariad, avrebbe richiesto investimenti per circa 1,5 miliardi di euro senza però raggiungere i risultati sperati.
Anche ai vertici di Porsche si respira la stessa aria di razionalizzazione: segnali analoghi sono arrivati di recente dal CEO di Porsche, Michael Leiters, intenzionato a razionalizzare il portafoglio prodotti e a incrementare le sinergie all’interno del Gruppo Volkswagen.
Cosa succede ora
Per il momento, dunque, né la cessione di Ducati né la quotazione di Lamborghini sono operazioni confermate: restano ipotesi allo studio, alimentate da indiscrezioni di stampa e dalla pressione di consulenti finanziari che vedono nel successo dell’operazione Everllence un modello replicabile. La parola definitiva spetta al consiglio di sorveglianza del Gruppo, chiamato a esaminare nelle prossime settimane il piano di ristrutturazione presentato da Oliver Blume: un piano che, se confermato nella sua interezza, ridisegnerebbe non solo l’organizzazione industriale di Volkswagen, ma potenzialmente anche il perimetro dei suoi marchi più iconici, incluse due delle eccellenze motoristiche più amate d’Italia.
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