Donald Trump ha proclamato, come presidente Usa e in virtù dell’autorità conferitagli da Costituzione e leggi degli Stati Uniti, “il 4 luglio 2026 quale 250esimo anniversario dell’adozione della Dichiarazione d’Indipendenza”, esortando tutti gli americani “a celebrare con orgoglio questa giornata, con tutte le cerimonie del caso, per onorare la gloriosa eredità, la storia e i risultati della nostra amata Repubblica”.
Nel proclama, firmato prima della partenza per il Mount Rushmore, in South Dakota, il tycoon ha ricordato che “250 anni fa, i Padri Fondatori della nostra grande Repubblica si riunirono a Philadelphia per compiere un destino voluto da Dio: la libertà e l’indipendenza degli Stati Uniti d’America.
Cinquantasei uomini – in rappresentanza di schiere di patrioti amanti della libertà sparsi tra le 13 Colonie – impegnarono la propria vita, i propri beni e il proprio sacro onore per firmare un leggendario documento di libertà e proclamare la promessa dell’America: che tutti gli uomini sono creati uguali e possiedono il diritto sovrano alla Vita, alla Libertà e al perseguimento della Felicità”. La Dichiarazione d’Indipendenza include “una serie di verità sacre che trascendono il tempo e lo spazio, creando la più grande forza di virtù, pace, prosperità e grandezza sulla faccia della Terra”.
Per otto lunghi e sanguinosi anni, i patrioti americani guidati dal generale George Washington imbracciarono le armi “per difendere questo credo, affrontando sofferenze brutali e sacrifici immensi affinché la fiamma della libertà potesse continuare ad ardere”. Da quella vittoria nacque “la Repubblica più forte e ricca della storia umana”. Quando la guerra civile minacciò di lacerare la Nazione, “gli americani combatterono e versarono il proprio sangue per preservare l’Unione, spezzando le catene della schiavitù per milioni di persone, ricongiungendo il Paese”: all’indomani di quella lotta, si legge ancora nel testo, “i nostri antenati forgiarono un nuovo Paese nel fuoco dell’industria”. Nelle ore più buie del secolo scorso, furono gli Stati Uniti d’America “a uscire vittoriosi da due guerre mondiali, sconfiggendo le forze del male in ogni occasione e liberando milioni di persone in tutto il mondo dalle tirannie più crudeli che l’umanità abbia mai dovuto affrontare”.
Dichiarazione Indipendenza ha avviato rivoluzione ancora in corso
“Abbiamo la Costituzione più giusta e duratura della terra. Siamo il Paese più forte e potente della terra e, per grazia di Dio, gli Stati Uniti sono la nazione di maggior successo, dai risultati più straordinari e più apprezzati che siano mai esistiti nella storia dell’umanità.
Ed è un onore essere vostro presidente”. Trump, aprendo il suo discorso al Mount Rushmore, sui festeggiamenti dei 250 anni della Dichiarazione di Indipendenza, ha detto che “le parole della nostra Dichiarazione hanno scatenato un terremoto: hanno avviato una rivoluzione che non si è mai conclusa e che continua ancora oggi”.
Trump omaggia i presidenti del Mount Rushmore, ‘uomini d’azione e audaci’
Stasera, “ci troviamo su questa splendida montagna, ed è meraviglioso esprimere la nostra gratitudine a coloro che l’hanno resa possibile, a cominciare dai quattro uomini che più di ogni altro hanno contribuito al raggiungimento di questo traguardo”. “Rendiamo omaggio al padre della patria, George Washington, all’autore della Dichiarazione d’Indipendenza, Thomas Jefferson, al grande emancipatore e salvatore della nostra Unione, Abraham Lincoln, e all’uomo che ha trasformato l’America in una superpotenza mondiale, Theodore Roosevelt. Questi sono gli uomini che hanno proclamato la libertà, conquistato la nostra libertà, salvato la nostra libertà e garantito la nostra libertà. Erano uomini d’azione, uomini ambiziosi, uomini audaci, uomini del destino e uomini di grande intelligenza”, ha proseguito Trump, elencando i nomi dei quattro presidenti i cui volti sono scolpiti proprio sul Mount Rushmore.
Identità Usa sotto nuovo attacco, non saremo mai un Paese comunista
L’identità americana “è sotto un nuovo attacco di radicali ed estremisti interni” e, per questo, “possiamo perdere le elezioni di metà mandato solo se ci comportiamo da stupidi”. Donald Trump, parlando al Mount Rushmore, ha citato il rischio di comunismo. “Il Partito Comunista è composto da immigrati clandestini, criminali e da chiunque non debba lavorare. Il comunismo è un fallimento. Lo è sempre stato e lo è tuttora. È un fallimento totale. Guardate le persone che lo promuovono. Alla vigilia di questo 250/mo anniversario della libertà americana, dichiariamo e giuriamo che l’America non sarà mai un Paese comunista”, ha aggiunto.
A una generazione di distanza da quando “abbiamo combattuto e vinto la Guerra Fredda contro la minaccia del comunismo, assistiamo oggi a una recrudescenza di tale minaccia nella nostra terra, alimentata anche da chi è appena arrivato nel nostro Paese e abbraccia idee diametralmente opposte al nostro stile di vita.
Non si tratta di semplici divergenze politiche, come quelle su tasse o regolamenti”, ha continuato Trump, per il quale “il comunismo rappresenta una minaccia mortale per la libertà americana. È la minaccia più grave che il nostro Paese abbia mai affrontato, superando persino la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, Pearl Harbor o l’11 settembre”.
Perché il comunismo “è nemico dei popoli liberi ovunque essi siano. È nemico della Costituzione. Soprattutto, è nemico del 4 luglio 1776. Mentre radicali ed estremisti attaccano a ogni piè sospinto la nostra straordinaria storia, tacciono sulla storia nefasta del comunismo stesso. Il loro sistema ha causato più morte e distruzione di qualsiasi altro sistema mai sperimentato: nel secolo scorso ha ucciso 100 milioni di persone. Il comunismo è l’esatto opposto della vita, della libertà e della ricerca della felicità: è morte, tirannia e ricerca del male”, ha rincarato il presidente.
“La morale comunista, priva di Dio, sostiene che qualsiasi mezzo sia giustificato per realizzare le visioni disumane che propugna. Non nutre alcun rispetto per la legge, la giustizia, i principi, la tradizione o i diritti conferiti da Dio. È un’ideologia fondata su furto, controllo, menzogne e omicidi di massa. Tali dottrine non possono trovare spazio in una democrazia, poiché la prima cosa che fanno, una volta al potere, è distruggerla, proprio come hanno fatto i comunisti in altri Paesi di tutto il mondo”, ha attaccato Trump. “In parole povere, il comunismo incarna idee e abusi peggiori della storia, perpetrati dalle persone peggiori; la fondazione dell’America rappresenta invece idee e tradizioni migliori della storia, opera delle persone migliori. Si può essere leali a Karl Marx oppure all’America. Si può essere comunisti o patrioti. Non si può essere entrambe le cose”, ha tuonato il tycoon, chiudendo un discorso di quasi 30 minuti, tra gli applausi.
Trump chiude la visita al Mount Rushmore e rientra a Washington per il 4 luglio
Il presidente americano Donald Trump rientra a Washington dopo la visita al Mount Rushmore. Nella capitale americana, il tycoon parlerà in serata al Nationale Mall, nell’ambito degli sforzi per imprimere il proprio marchio politico sulle celebrazioni per il 250/mo anniversario dell’America.
Un’organizzazione legata a Trump, denominata ‘Freedom 250’, ha assunto il controllo di gran parte dei festeggiamenti sottraendoli al gruppo bipartisan ‘America250’, spingendo molte persone a disertare gli eventi principali.
La ‘Great American State Fair’ (Grande Fiera Statale Americana) nella capitale, concepita per celebrare la ricorrenza nazionale, ha registrato scarsa affluenza ed è stata oggetto di diffusa derisione a causa dei suoi stand vuoti. Anche un’ondata di caldo record ha tenuto lontani molti visitatori, malgrado Trump si sia detto per nulla scoraggiato dalle alte temperature. “Il 4 luglio ci saranno circa 41 gradi e io andrò lì a tenere un discorso lunghissimo, giusto per dimostrare che posso fare qualsiasi cosa”, ha detto mercoledì.
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