Papa Leone a Lampedusa, visita lampo nell’isola, la messa e l’incontro con i migranti


Papa Leone è arrivato a Lampedusa dove è stato accolto dall’arcivescovo metropolita di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano; dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano; dal presidente della Regione Sicilia Renato Schifani; dal prefetto di Agrigento Salvatore Caccamo; dal sindaco di Lampedusa Filippo Mannino; dal presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento Giuseppe Pendolino.

Papa Leone arriva a Lampedusa, a 13 anni esatti dal suo predecessore (Francesco si recò nell’Isola l’8 luglio 2013) per proseguire il cammino di attenzione all’accoglienza verso chi è costretto a migrare. Dagli anni ‘90 l’isola, che dista solo 113 chilometri dalle coste della Tunisia, è meta di approdo di migliaia di persone che tentano di attraversare il Mediterraneo con imbarcazioni spesso di fortuna in cerca di un futuro migliore. Qui Papa Leone XIV ha scelto di compiere la sua visita. Un luogo simbolo di un tema, l’accoglienza, quanto mai attuale e che, come ha sottolineato in conferenza stampa l’Arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano “è ostacolata sempre di più da proposte politiche come la remigrazione”.

Due i momenti salienti della trasferta lampo del Pontefice statunitense: l’omaggio ai migranti morti nel Mediterraneo, cimitero del mare, e la messa al campo sportivo per ‘abbracciare’ idealmente la cittadinanza, i fedeli, e i migranti arrivati a Lampedusa.


Papa Leone XIV in visita a Lampedusa, 4 luglio 2026 (rainews)

La preghiera al cimitero: in ginocchio sulle tombe dei migranti

Il Pontefice ha cominciato la sua visita omaggiando i migranti morti durante la traversata del Mediterraneo al Cimitero di Lampedusa. Il Papa si è inginocchiato e ha sostato in preghiera. Con il Pontefice, anche il vicario di Roma, card. Baldo Reina di origini agrigentine.

Secondo le ultime stime sono attesi tra i 10 e i 15 mila fedeli su un’isola che di circa 6mila abitanti. Il centro di Lampedusa è pieno di foto del pontefice statunitense e già si vedono dalle finestre striscioni per accogliere il Pontefice come: “Benvenuto Papa Leone”.


Il Papa in preghiera sulle tombe dei migranti al cimitero di Lampedusa

Il Papa in preghiera sulle tombe dei migranti al cimitero di Lampedusa (ansa)

Il Papa alla Porta d’Europa da solo

Papa Leone si è recato alla Porta di Europa, il toccante monumento alto circa 5 metri, che si trova all’estremo promontorio sud-orientale di Lampedusa (localita’ Cavallo Bianco). L’opera, in ceramica e ferro battuto, è rivolta verso la Libia per onorare la memoria dei migranti dispersi in mare. Il Pontefice ha incontrato brevemente una famiglia di migranti e una famiglia che ha adottato un ragazzo migrante.  Leone ha poi raggiunto la Porta tenendo per mano i due figli della famiglia dei migranti e poi ha varcato da solo la Porta. Una immagine molto toccante e simbolica.

“Caro Papa, sono super emozionato di incontrarti! 10 anni fa la mia storia è inizata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho mai smesso di giocare. Spero tanto che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bimbo e farlo felice proprio come me. Grazie, Leo”. È il contenuto di un biglietto letto dal bambino che ha donato al Papa un pallone.


In Papamobile prima della Messa

Giro del Papa in Papamobile per le strade di Lampedusa prima di celebrare la messa. I lampedusani e la folla di fedeli hanno seguito fino ad ora le varie tappe, dal cimitero alla porta d’Europa, dai maxi-schermi. Il Papa ha percorso con la giardinetta tutto il perimetro del campo sportivo di Lampedusa dove sono radunati qualche migliaia di fedeli. Prevost come di consueto, ha compiuto piccole soste per benedire i bambini.

Poi si è fermato davanti alla grande stele a forma di conchiglia con scritto ‘Molo Papa Francesco’ che ha inaugurato. Il Molo Favarolo, storico primo approdo di chi viene soccorso in mare, cambia nome in omaggio al Papa argentino che si recò sull’isola nel luglio del 2013. Sulla targa la dicitura: “Molo Papa Francesco, Luogo di approdo, speranza e umanità. Lampedusa IV luglio 2026. Papa Leone XIV e la comunità delle pelagie pose”. Dopo l’intitolazione Papa Leone XIV ha incontrato un gruppo di migranti ospiti dell’hotspot della Croce Rossa di Lampedusa e provenienti da Eritrea, Siria, Yemen, Algeria e altri Paesi. Li ha salutati uno a uno scambiato qualche parola e ha consegnato loro una medaglia con il volto del pontefice.

Papa Leone XIV in visita a Lampedusa, 4 luglio 2026

Papa Leone XIV in visita a Lampedusa, 4 luglio 2026 (rainews)


Il discorso di Leone XIV

“Non sono venuto a fare discorsi, ma a celebrare l’eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti”. Lo dice il Papa nel suo primo discorso a Lampedusa, rivolgendo parole di saluto al sindaco e alla popolazione. 

“Ringrazio il Signor sindaco per il saluto che mi ha rivoltoa nome del Comune di Lampedusa e Linosa, e ringrazio tutti voi per la vostra accoglienza! – ha esordito -Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti: il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia”.

Anche Claudio Baglioni alla Messa a Lampedusa

“In un tempo in cui il mondo è ancora dilaniato da guerre, violenze, divisioni e paure, Lampedusa sente più forte il bisogno di accendere una luce. Una luce fragile, forse piccola, ma ostinata. La luce di chi non si arrende all’indifferenza. La luce di chi continua a credere che ogni vita umana sia sacra. La luce di chi si aggrappa ancora ad ‘una radio per sentire che la guerra è finita’, per usare le parole di una meravigliosa canzone sul miracolo della vita del Maestro Claudio Baglioni, nostro concittadino”. Il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino, ha citato il brano di Claudio Baglioni, per salutare il Papa prima dell’inizio della messa nel campo sportivo di Lampedusa. “Lampedusa – ha aggiunto – è una piccola terra in mezzo al mare, ma da molti anni porta sulle proprie spalle domande grandi, ferite profonde e speranze gioiose che appartengono al mondo intero”.



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