Il Napoli non è capofila dei club innovativi
Massimiliano Allegri è il quarto cavaliere dell’apocalisse approdato sulla panchina del Napoli. Dopo Ancelotti, Spalletti ed Antonio Conte. Il Napoli fa affidamento sull’ex allenatore di Juve e Milan per continuare a stare in piedi. Se da un lato questo certifica, per l’ennesima volta, la permanenza in pianta stabile del Napoli, che ormai è una società solida ed autorevole, nelle parti alte della classifica, che fanno della panchina azzurra un approdo fisiologico per i grandi allenatori. Certo in assenza di un allenatore “pesante” nel 2023-2024 il Napoli ha fatto decimo. Sotto altri versi è evidente che il Napoli centenario, non può più essere considerata una società giovane, agile, in traiettoria con il futuro tra le mani, che è riuscita a sovvertire, speriamo per sempre, le gerarchie della serie A. La “vision” attuale è quella che è, come certificato dal diesse Manna. No algoritmi. Sì telefono a gettoni. Certamente meglio del Milan berlusconiano al tramonto che, tra ex giocatori in panchina (Inzaghi, Seedorf e Gattuso) e fidanzati nello spogliatoio (Alexandre Pato), chiuse tristemente in sordina. Non è una critica avverso Aurelio De Laurentiis, ma è una mera constatazione di un dato di fatto. In serie A, oggi, il ruolo di società in traiettoria lo possiamo assegnare al Como o all’Atalanta. Il Napoli per anagrafica non segna il passo oggi. Ma rischia di farlo tra qualche anno se non deciderà di aggiornarsi.
Allegri ricorda alla Napoli sarrita come si vinceva
Allegri a Napoli non avrà un compito difficile. Avrà un compito improbo. Inviso alla tifoseria con percentuali bulgare. Sia per la sua breve apparizione in maglia azzurra nella peggior stagione della storia del Napoli, con Galeone allenatore. Ma soprattutto perché c’era lui sulla panchina bianconera in più occasioni a ricordare a quel Napoli, filosoficamente perdente ed irrilevante, come si potessero ottenere scudetti e successi. Incuriosisce la modalità di approccio comunicativo del nuovo allenatore del Napoli. Le schermaglie e le tensioni passate, dalla pallonata di Lavezzi fino a Spalletti che lo rincorre per prenderlo in giro dopo il 5-1 del gennaio 2023, lo hanno fatto diventare uno dei personaggi, o forse il personaggio più criticato e dileggiato del calcio italiano. Si badi ben non dai colleghi. Ma dai tanti ciocciogamers ed adani vari. La verità è che Allegri è furbo. Più furbo dei napoletani. Capace di navigare soprattutto col mare in tempesta. E per fortuna diremmo. Il proverbio dei marinai col mare calmo ce lo ricordiamo. Quindi saprà certamente fronteggiare le mareggiate di critiche che certamente vi saranno, se non proporrà (e speriamo non lo faccia), quel calcio “sciampagna” che tanto fa sognare i napoletani. Allegri a Napoli (è paradossale) ma è una scelta contro corrente. Lo sappiamo che quando ha scelto “contro” ha sempre fatto benissimo. Anni addietro per convinzione. Oggi per pura sopravvivenza. Napoli non ha più l’agilità e la spavalderia per puntare su Farioli, De Zerbi o Moriyasu.
Ha una percentuale di vittorie superiore a quella di Conte
Volendo fare un paragone con il recente passato: Allegri era atteso di meno, rispetto a Conte. Meno bramato. Perché erroneamente considerato meno vincente. Cosa che è esattamente il contrario. Per un’incollatura (ahhhh questo gergo ippico) Max detiene il record di percentuale di vittorie rispetto alle partite giocate (70,5 a 67,5). Nella lunga attesa dell’ufficializzazione nei vari discorsi (social e bar) avremmo fatto a meno di sentire da clienti insoddisfatti della scelta: “se salta Allegri, confermo l’abbonamento. Nel caso dovesse arrivare non rinnovo la tessera”. Ma chi del calcio apprezza il risultato finale, sa bene che Allegri è una garanzia di solidità e di continuità. Prima o poi, per il quinto posto con un Milan tanto disperato, potrebbe essere beatificato. Sebbene le differenze di carriera calcistica e da allenatore siano abbastanza stridenti con Carlo Ancelotti, c’è un tratto che li accomuna entrambi ed entrambi li rendono invisi alla tifoseria napoletana, che al momento sudata si affanna a preparare il centenario come se fosse un “baby shower”. Allegri ed Ancelotti sono nobiltà calcistica. Cosa che generalmente a Napoli non viene percepita, o meglio viene percepita con la presunzione tutta napoletana di aver fatto meglio di loro. Ovunque tracima il disprezzo nei loro confronti: culo, raccomandato e pensionato sono gli aggettivi in comune. Allegri poi ha anche un altro “difetto”: è uno che sa stare al mondo, e che il mondo lo conosce bene.
Se il Napoli non avanza in Europa, non è colpa di un singolo allenatore
Considerando Allegri successore naturale di Conte, come già avvenuto in passato alla Juve, con ottimi risultati, ci viene in mente La quiete dopo la tempesta. Evidenziando che per quiete si intende un approccio meno duro, ma non meno redditizio rispetto al predecessore. Il valore aggiunto di Allegri, richiesto espressamente dalla società mentre Italiano credeva di essere il nuovo allenatore del Napoli, dovrà essere un diverso approccio in Champions League. La premessa è d’obbligo: il Napoli in Europa su trentasette partecipazioni è arrivato oltre gli ottavi di finale solo sei volte. Per cui pretendere va bene. Ma è il Dna della squadra ad essere molto poco incline a confrontarsi ad armi pari ad altissimo livelli, se arrivi oltre gli ottavi il sedici percento delle volte non dipende solo dall’allenatore. Ma da una serie di fattori, che vanno bel al di la della capacità dell’allenatore. Ma un incremento della percentuale di arrivo, oltre gli ottavi, è assolutamente nelle corde di Allegri. La maggiore serenità nella gestione Allegri la si potrà constatare quando il Napoli salirà a Castel di Sangro. Le cronache del periodo in maglia pescarese ricordano di un giovane Max che imperversava nel ritiro roccolano degli adriatici, tra il Grande Albergo e la sala giochi Look Play. Senza farsi mancare la puntatina, nelle serate libere, nelle discoteche di Roccaraso, unitamente al “Gale” e a Maurizio Trombetta. Chissà se sulle orme del suo padre putativo, insieme a Landucci porterà al Bilbò Allison Santos o Antonio Vergara. Ma siamo certi che porterà il Napoli più avanti possibile. Su tutti i fronti.
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Venio Vanni
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