Nel confronto sul Ddl Porti d’Italia SpA l’associazione dei terminalisti propone modifiche alla legge 84/94: superamento della distinzione tra operazioni e servizi portuali, autorizzazioni di durata minima quinquennale e rilancio del fondo per il prepensionamento dei lavoratori
Il lavoro, la semplificazione normativa e la competitività del sistema portuale. Sono questi i tre pilastri attorno ai quali Assiterminal costruisce il proprio contributo al disegno di legge che prevede la costituzione di Porti d’Italia SpA, indicando una serie di interventi che, secondo l’associazione dei terminalisti, potrebbero rafforzare l’efficienza organizzativa degli scali e offrire maggiore certezza agli investimenti.
Nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Trasporti della Camera, Assiterminal ha illustrato le principali proposte emendative al provvedimento, già in parte trasmesse al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti attraverso la piattaforma di consultazione aperta agli stakeholder. L’obiettivo è accompagnare il percorso di riforma della governance portuale con un aggiornamento della disciplina del lavoro e delle autorizzazioni, ritenuto indispensabile per sostenere la competitività della logistica nazionale.
Il primo capitolo individuato dall’associazione riguarda il lavoro portuale, destinato a tornare al centro del dibattito anche per effetto della ripresa, nel prossimo autunno, del negoziato per il rinnovo del Contratto collettivo dei lavoratori marittimi.
«Il primo filone di proposte è quello legato al lavoro e al nostro punto di vista su alcuni possibili sviluppi dell’assetto organizzativo nei porti, in vista del percorso negoziale per il rinnovo del Contratto Collettivo dei lavoratori marittimi che si riavvierà nel prossimo autunno», ha spiegato il presidente di Assiterminal, Tomaso Cognolato.
Superare la distinzione tra operazioni e servizi portuali
Tra le modifiche considerate prioritarie vi è il superamento dell’attuale distinzione normativa tra operazioni portuali e servizi portuali, una differenziazione che oggi incide sia sul regime autorizzativo delle imprese sia sul percorso concessorio dei terminalisti.
Secondo Assiterminal, si tratta di una classificazione ormai superata dall’evoluzione del mercato e non più coerente con il quadro europeo. «Se guardiamo anche alla disciplina europea, ma anche alla terminologia internazionale, riteniamo che questa distinzione non abbia più senso di esistere. L’operatività in banchina e a bordo delle navi, così come quella funzionale all’interazione con tutti i mezzi di trasporto, è fatta di un insieme armonizzato di attività, una funzionale all’altra sia che siano intese come un unico ciclo così come parzializzate, a prescindere dal fatto che siano svolte in proprio, in appalto o per il tramite di lavoratori somministrati», ha osservato Cognolato.
L’associazione propone quindi una disciplina unitaria che riconosca l’integrazione delle attività operative svolte lungo tutta la filiera portuale, eliminando una distinzione ritenuta non più rispondente all’organizzazione dei terminal moderni.
Più stabilità per gli investimenti
Un secondo fronte riguarda la durata delle autorizzazioni rilasciate alle imprese. Per Assiterminal, la possibilità di ottenere autorizzazioni anche per periodi molto brevi rappresenta un elemento di debolezza sotto il profilo industriale e finanziario, soprattutto per attività che richiedono investimenti significativi in personale, mezzi e organizzazione.
L’associazione propone pertanto di introdurre una durata minima delle autorizzazioni pari ad almeno cinque anni, considerata il tempo necessario per valutare in modo credibile la capacità imprenditoriale e garantire la sostenibilità economica degli operatori.
«Riteniamo quindi che un congruo arco temporale minimo per una valutazione adeguata della capacità di fare impresa non possa essere inferiore a cinque anni», ha affermato il direttore di Assiterminal, Alessandro Ferrari.
Lavoro temporaneo e servizi di interesse generale
La revisione della disciplina, nelle intenzioni dell’associazione, avrebbe effetti anche sull’organizzazione del lavoro temporaneo nei porti. Una maggiore uniformità tra le attività consentirebbe infatti alle imprese autorizzate alla somministrazione di impiegare il personale su un ventaglio più ampio di mansioni, valorizzando competenze oggi difficilmente utilizzabili e favorendo anche l’inserimento di lavoratori con limitazioni fisiche in attività compatibili.
Assiterminal propone inoltre che tali imprese, laddove già presenti, siano ricondotte nell’ambito dei servizi di interesse generale. Secondo l’associazione, l’attuale impianto normativo ne delinea già le caratteristiche essenziali, ma manca ancora un riconoscimento esplicito che permetta di definire un quadro regolatorio più chiaro, una maggiore solidità finanziaria e sistemi tariffari coerenti con gli obiettivi fissati dalle singole Autorità di sistema portuale.
Il nodo del prepensionamento
Tra le richieste figura anche il rilancio del fondo per il prepensionamento dei lavoratori portuali, ritenuto uno strumento decisivo per accompagnare il ricambio generazionale.
Per Assiterminal, il provvedimento rappresenta «l’ultima possibilità che ha il Governo di dare attuazione alla norma». In caso contrario, osserva l’associazione, le risorse già accantonate da imprese e lavoratori dovrebbero essere restituite ai rispettivi titolari, con la conseguenza di perdere un’opportunità per favorire il ricambio della forza lavoro e prevenire future criticità sociali e competitive per il comparto.
Formazione e ruolo delle Autorità di sistema portuale
Le proposte emendative investono anche alcuni aspetti della legge 84/94 relativi alla formazione professionale. L’associazione chiede di rendere maggiormente operative le disposizioni che consentono alle Autorità di sistema portuale di sostenere la formazione dei lavoratori delle imprese e dei terminal, valorizzando i Piani Organico Porto, che oggi, secondo Assiterminal, presentano ancora limiti sotto il profilo dell’impostazione sistemica e dell’efficacia applicativa.
Nel complesso, il pacchetto di proposte punta a collegare la riforma della governance portuale con un aggiornamento delle regole che disciplinano il lavoro, nella convinzione che capitale umano, organizzazione e certezza normativa costituiscano elementi determinanti per la competitività degli scali italiani.
«Crediamo sia più che normale che un’associazione datoriale concentri la propria attività anche sui temi del lavoro, che rappresenta uno degli asset centrali delle nostre imprese, della portualità e quindi del sistema logistico del Paese. Il confronto su questi temi nell’ottica della discussione del Disegno di legge sulla Porti d’Italia è un’occasione che non può essere sprecata», conclude Assiterminal.
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