Quando si parla di un evento o di una festa, ci sono successi che si possono misurare con parametri ben precisi: il numero dei partecipanti, la qualità dello spettacolo, gli ingressi, le consumazioni. Tutti questi numeri il Mega Summer Party di Albizzate li ha raggiunti senza discussione: gli organizzatori parlano di circa diecimila presenze nell’arco delle tre serate, sulla base di una capienza ben misurata, fino a tremila persone a sera, e di serate praticamente tutte sold out.
Ma non è su questi parametri che va valutato il successo della festa di Albizzate, se si vuole essere attenti e cogliere qualcosa che va oltre i numeri. Qualcosa che è più prezioso dei numeri.
Una festa indipendente
La festa di Albizzate è una tradizione che viene da lontano. Dal 2002 ha visto succedersi diverse generazioni di giovani albizzatesi, a volte in continuità, altre volte con rinnovi drastici. Ma alla base c’è sempre stato qualcosa che sembra scritto nel DNA dei giovani di questo paese.
Oggi i concerti e i grandi eventi, per la complessità organizzativa che comportano, sono sempre più spesso affidati a società specializzate, a professionisti che di questo hanno fatto un mestiere. La festa di Albizzate appartiene invece a un’altra categoria, che potremmo definire con semplicità quella delle feste indipendenti: feste che non hanno alle spalle investimenti di terzi né persone pagate per lavorarci. Il Mega Summer Party è al cento per cento frutto di un’iniziativa volontaria. È sempre stato così.
Il motore che alimenta la crescita di un evento come questo è il più semplice degli ingredienti: la voglia di unirsi e di stare insieme, con un’ambizione che cresce anno dopo anno. Un motore di volontari che condividono esperienze maturate fuori, che creano un intreccio di collaborazioni, che sanno dialogare con l’amministrazione comunale e con le realtà che li circondano.
La palestra civica
Lo avevamo scritto già quindici anni fa, quando l’esperienza dell’Associazione Mega era arrivata a un livello di successo indiscutibile: quella festa era una “palestra civica”. Oggi la definizione si conferma saldamente.
La festa è rinata negli ultimi anni ripartendo con un nucleo di giovani completamente rinnovato che ha saputo compiere un passo dopo l’altro, mettendosi alla prova in maniera responsabile: senza salti in avanti troppo grandi, ma anche senza accontentarsi dei risultati raggiunti. Così, edizione dopo edizione, il Mega Summer Party è cresciuto.
Quest’anno la festa ha superato anche uno scoglio infrastrutturale importante. Eventi di questa portata richiedono regole, strutture e spazi adeguati, perché portano con sé una responsabilità grande: quella di riunire migliaia di persone. Già l’anno scorso l’associazione aveva saturato la capienza e i margini di sicurezza dell’area feste dove la manifestazione è nata e cresciuta. E lungi dall’essere un limite, questo è stato lo sprone per inventare spazi nuovi: l’edizione 2026 si è svolta in una porzione dell’area feste mai utilizzata prima per un evento di questo tipo, il vecchio campo da calcio recuperato e trasformato nel cuore della festa. Una scelta tutt’altro che facile, che ha richiesto oltre un anno di progettazione e mesi di lavoro a stretto contatto con le realtà comunali, fino al vaglio della commissione di vigilanza.
Il successo era nelle retrovie
Il risultato è stato un successo. Ma il successo vero non era sul palco, per quanto ottima sia stata la proposta che i ragazzi hanno saputo costruire, capace di attirare migliaia di partecipanti. Il successo vero era nelle retrovie della festa, nascosto dentro quelle magliette gialle che dal 2002 distinguono i volontari dell’Associazione Mega. Un successo fatto di giovanissimi, la quasi totalità dei volontari ha tra i 20 e i 30 anni, e della loro capacità di mettersi in gioco, di spendersi per tutto l’anno e non solo nei giorni della festa, di sacrificarsi. Anche se di sacrificio, a guardare i loro sorrisi e la loro soddisfazione, è difficile parlare: è piuttosto un investimento personale per fare qualcosa di buono e, cosa sempre più rara, per farlo insieme, come gruppo.
Organizzando una festa come questa i giovani si misurano con piccole e grandi sfide, con i problemi veri: perché a volte i regolamenti, le disposizioni, le leggi sono ostacoli concreti sulla strada del risultato che si vuole ottenere. Ed è proprio nella capacità di affrontare e superare questi problemi che sta il valore della manifestazione. È così che si impara ad essere Cittadini con l’iniziale maiuscola: cittadini che, attraverso il volontariato, non meno di chi lo fa per lavoro o in politica, dimostrano che solo con la partecipazione si compie il gesto più alto di cittadinanza.
Un modello piccolo, ma grande
In un mondo in cui è sempre più complicato ritrovarsi attorno a un tavolo e guardare con fiducia a ciò che unisce, prima che con troppa facilità a ciò che divide, c’è molto da imparare osservando questo tipo di organizzazioni. Soprattutto oggi, quando i partiti faticano ad aggregare e coinvolgere, e le grandi associazioni strutturate stentano.
Ad Albizzate si può guardare come a un modello: piccolo, perché stiamo pur sempre parlando di una festa, ma grande in ciò che riesce a rappresentare. E chi vuole leggerne il prossimo capitolo potrà osservare tra una settimana i giovani che organizzano una festa poco distante, a Montonate, frazione di Mornago, e le tante altre esperienze che magari non hanno raggiunto questi numeri, ma che custodiscono lo stesso seme: la capacità di stare insieme, crescere, condividere competenze, preoccupazioni, gioie e successi.
È su questa scala che si valuta il successo di una festa indipendente. E quella di Albizzate ha dimostrato ancora una volta di saperla sfruttare in pieno.
Complimenti alle maglie gialle dell’Associazione Mega.
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