Piano Mattei per l’Africa, cosa dice la terza relazione al Parlamento


di: Ernesto Sii | 6 Luglio 2026

“Il Piano, a poco più di due anni e mezzo dalla sua presentazione ai partner africani, nel gennaio 2024, in occasione del primo Vertice Italia-Africa, è pienamente operativo, con risultati sul terreno, un’architettura finanziaria definita e una strutturata di collaborazione internazionale con l’Unione europea e con le principali istituzioni finanziarie internazionali e di Sviluppo, che ha consolidato ulteriormente il processo di internazionalizzazione della Strategia italiana avviato all’indomani del suo lancio”.

Recita così un passaggio dell’introduzione alla terza relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione del Piano Mattei, dove, con evidente soddisfazione, si afferma che “i risultati raggiunti sono reali e misurabili: 18 nazioni partner, sei riunioni della Cabina di regia, un miliardo di euro di progetti deliberati dal Comitato Tecnico, oltre quattro miliardi di garanzie Sace, accordi operativi con la Banca Mondiale, la Banca Africana di Sviluppo, Undp, Ifad, Fao”. “Sono numeri – si legge ancora nel documento – che, presi insieme, descrivono non una somma di iniziative, ma un sistema operativo e funzionante”.


Il documento è composto da 43 pagine ed articolato in sette sezioni principali: il Piano Mattei nel contesto internazionale, un focus su direttrici e progetti, l’”Azione del sistema Italia”, la cabina di regia e il coordinamento istituzionale”, il consolidamento dell’architettura finanziaria, la promozione del Piano Mattei e delle opportunità per il sistema Italia, e infine un sull’attività del Comitato tecnico del Fondo Italiano per il Clima (principale fonte di finanziamento del Piano”.

Senza voler effettuare un’analisi comparativa con le precedenti relazioni, da un punto di vista stilistico organizzativo il rapporto appare un mix tra le due precedenti versioni. L’approccio è quello di una relazione, ma, a differenza del secondo rapporto, la prosa descrittiva è stata affiancata da relazioni più ricche e precise sui progetti, pur non avendo più la struttura a schede della prima.

 

Dalla costruzione al riconoscimento: il Piano Mattei cambia narrazione

Rispetto alla prima relazione del 2024 e alla seconda del 2025 — incentrate rispettivamente sull’avvio operativo, sulla governance interna e sulla costruzione dell’architettura finanziaria — la terza Relazione annuale sposta nettamente il baricentro verso il posizionamento internazionale del Piano Mattei e la sua validazione “esterna”. È un cambio di registro evidente: mentre le prime due relazioni parlavano di un Piano che si stava costruendo, la terza celebra un Piano che si consolida e che rivendica un ruolo di modello geopolitico. Il capitolo 2, non a caso, è interamente dedicato a collocare l’iniziativa italiana nel contesto internazionale, più che a descriverne il funzionamento interno. Il capitolo si apre con una fotografia politico economica del continente nel 2025.


In questo capitolo il governo italiano rivendica poi che l’impostazione del Piano Mattei — partenariato paritario anziché logica assistenzialista — abbia “anticipato i tempi”, trovando conferma nell’adozione di strategie analoghe da parte di altri Paesi europei: Spagna (dicembre 2024), Germania (gennaio 2025), Regno Unito (dicembre 2025) e Francia (aprile 2026). A rafforzare questa lettura, la Relazione cita il crescente peso dell’Africa nell’agenda G7 — dalla sessione dedicata al Vertice di Borgo Egnazia nel 2024 fino al riferimento esplicito al Piano Mattei nella dichiarazione della presidenza francese al Vertice di Evian, nel giugno 2026.

Il riconoscimento della bontà del Piano Mattei a livello internazionale, secondo il rapporto, si palesa infine nella vera e propria saldatura con il Global Gateway europeo avvenuta al Vertice di Roma del giugno 2025 — co-presieduto dalla presidente del Consiglio e dalla presidente della Commissione europea — con la sottoscrizione di undici intese operative per circa 1,2 miliardi di euro.

Dal quadro geopolitico ai cantieri sul terreno

Se il capitolo 2 racconta la proiezione internazionale del Piano, il capitolo 3 riporta la narrazione sul terreno, passando in rassegna le sei direttrici strategiche — acqua, agricoltura, energia, infrastrutture fisiche e digitali, istruzione/formazione/cultura, salute — con un livello di dettaglio progettuale che rende questa sezione la più ricca di informazioni per chi volesse conoscere nella pratica i progetti portati avanti dal Piano Mattei. Ogni direttrice è introdotta da un inquadramento statistico sulle criticità strutturali del continente e chiusa da un elenco di interventi finanziati, con importi, partner e cronoprogrammi.


Aumentano i progetti e i finanziamenti

Facendo un rapido confronto tra il numero dei progetti citati nelle tre relazioni emerge una chiara progressione: dalle 22 schede della prima relazione ai 64 progetti contati da Internationalia nella seconda fino ai 76 progetti dichiarati nella sintesi iniziale di questa terza e ultima relazione. Purtroppo le differenze ‘concettuali’ esistenti tra le tre relazioni e il loro modo di riportare i progetti rendono impossibile confrontare in maniera chiara e corretta se parallelamente al numero dei progetti sia cresciuto anche il valore degli investimenti italiani.

Tuttavia è possibile raccogliere e confrontare le cifre finanziarie esplicitamente dichiarate nelle tre relazioni. È bene sottolineare che i tre documenti riportano dati a momenti diversi e spesso in forma cumulativa, quindi non tutte le cifre sono direttamente sommabili tra loro, eppure appare evidente un aumento degli impegni finanziari e degli importi. Tra tutti i dati spiccano le garanzie Sace – raddoppiate  da una relazione all’altra (da due miliardi a oltre quattro miliardi) – e il salto della base finanziaria pubblica, con il Comitato Tecnico del Fondo Italiano per il Clima che passa da 265 milioni (seconda relazione) a un cumulato di 1,2 miliardi (terza), facendo registrare  una crescita di quasi cinque volte in un anno.

Progetti e settori

Si comincia con l’acqua, eletta dalla Cabina di regia a priorità tematica del 2026. Tra i progetti di punta: in Marocco un finanziamento da 100 milioni di euro (settembre 2025) a sostegno della Strategia Nazionale dell’Acqua, inserito in un programma da 347,3 milioni co-finanziato con Francia, Germania e UE; in Tunisia, dove lo stress idrico ha già raggiunto il 98%, il progetto Tanit da 250 milioni di euro (aprile 2026) per il riuso di acque reflue trattate in agricoltura; nella Repubblica del Congo, lo studio di fattibilità guidato da Acea per l’approvvigionamento idrico di Brazzaville, con impatto stimato su oltre un milione di abitanti.

Si passa poi all’agricoltura dove le iniziative italiane “sostengono la transizione da forme di agricoltura di sussistenza a tecniche più efficienti e redditizie, la costruzione di partenariati paritari con aziende e centri di ricerca italiani di eccellenza, lo sviluppo di filiere locali, la promozione di competenze e occupazione per i giovani e l’introduzione di innovazioni tecnologiche per aumentare la resa delle colture e la loro resistenza ai cambiamenti climatici. L’obiettivo strategico è rafforzare la sovranità alimentare del continente africano e diminuire i tassi di denutrizione e malnutrizione dello stesso”.


Gli interventi principali citati nella relazione comprendono il progetto agricolo di Bonifiche Ferraresi in Algeria (36.000 ettari nella Wilaya di Timimoun), il Polo Agro-Industriale del Nord-Est in Costa d’Avorio (100 milioni di euro, con Ifad e AfDB, a beneficio di oltre 33.000 famiglie), il progetto sulla sovranità alimentare in Senegal (90 milioni con Ifad) e, a livello continentale, i programmi Area Africa, la filiera del caffè con Unido e il Programma Terra per il credito alle Pmi agroalimentari.

Sul fronte dell’energia il piano intende “colmare un deficit strutturale” con “l’obiettivo di ampliare l’accesso delle popolazioni locali alla risorsa, promuovere il ricorso alle energie rinnovabili, sostenere la diffusione di nuove tecnologie e lo sviluppo di filiere energetiche sostenibili, quali i biocarburanti, agendo anche per la mitigazione dei cambiamenti climatici”.

Tra gli interventi citati nella relazione e deliberati dal Comitato Tecnico nel periodo preso in esame: il programma Neda in Costa d’Avorio (150 milioni), il sostegno alla transizione energetica in Sudafrica (80 milioni), il programma Ascent in Mozambico (100 milioni, con elettrificazione solare di 250 strutture sanitarie) e il finanziamento Pasel per la rete elettrica della Repubblica del Congo (100 milioni, giugno 2026). Resta centrale il cavo Elmed tra Italia e Tunisia.

Definita trasversale alle altre cinque, la direttrice delle infrastrutture fisiche ( “abilitante”) affronta un deficit pesante. “Nonostante alcuni progressi registrati negli ultimi anni – si legge nel rapporto – l’Africa continua a presentare un sensibile deficit infrastrutturale, che costituisce uno dei principali ostacoli alla sua crescita economica”. Sul fronte delle infrastrutture fisiche, il progetto-bandiera resta il Corridoio di Lobito, l’arteria ferroviaria di circa 800 km che collegherà l’Angola orientale allo Zambia passando per la Repubblica Democratica del Congo. Il Piano Mattei ha fatto acquisire all’Italia lo status di unica Nazione europea, insieme a Stati Uniti, Unione Europea e ai tre Paesi africani coinvolti, firmataria del memorandum d’intesa costitutivo.


A questo si affianca The Alliance for Green Infrastructure in Africa, iniziativa della Banca Africana di Sviluppo nata in risposta alla Dichiarazione sul Programma per lo Sviluppo delle Infrastrutture in Africa (Pida): un fondo con dimensione attesa di 400 milioni di dollari, a cui l’Italia partecipa con strumenti di equity/quasi-equity per finanziare la fase più a rischio del ciclo di vita dei progetti infrastrutturali, quella di project development che precede la costruzione vera e propria.

Sul versante digitale, la novità più rilevante della terza relazione è l’Ai Hub for Sustainable Development, nato nell’ambito della presidenza italiana del G7 e finanziato dal Mimit (ministero delle Imprese e del Made in Italy) con 14,9 milioni di euro su tre anni, con supporto tecnico Undp.  Va infine segnalato — pur non comparendo più come voce autonoma nella terza relazione, a differenza della seconda — il progetto del cavo sottomarino Blue Raman, sostenuto da Sparkle con tecnologia europea.

Per quanto riguarda la direttrice dell’Istruzione, formazione e cultura è stata confermata pilastro tematico del 2026 anche in vista della co-presidenza italiana del Vertice della Global Partnership for Education con la Nigeria. Tra le moltissime iniziative che la relazione segnala, spiccano gli hub di innovazione digitale e agritech in Costa d’Avorio e Senegal, la Terna Innovation Zone in Tunisia, il programma di capacity building della Scuola Nazionale dell’Amministrazione per 1.360 funzionari pubblici in quattro Nazioni, e diversi progetti di valorizzazione del patrimonio culturale (gemellaggio El Jem-Colosseo in Tunisia, mostra “I Tesori dei Faraoni” con l’Egitto).

Per la Salute, sesto e ultimo “pilastro” del Piano Mattei, “i progetti mirano a rafforzare i sistemi sanitari locali, migliorare l’accesso alle cure, potenziare la formazione del personale medico-sanitario e sviluppare piattaforme digitali di telemedicina, con particolare attenzione alle aree rurali. Gli interventi, sempre sulla base delle richieste ricevute da parte dei governi delle nazioni coinvolte nel Piano Mattei, hanno anche l’obiettivo di migliorare la salute materno-infantile, la lotta alle malattie infettive e croniche, la prevenzione di pandemie e disastri naturali”.

Il progetto più corposo è il piano integrato per il sistema sanitario della Costa d’Avorio (74 milioni di euro, con Università Cattolica e Università di Padova/Cuamm), seguito dagli interventi nella regione etiope del Tigray (16,6 milioni su quattro iniziative). La salute compare anche trasversalmente in altri programmi, come l’elettrificazione solare di strutture sanitarie rurali in Mozambico.


Con il Piano il Paese fa sistema

Se i capitoli 1-3 raccontano “cosa” fa il Piano e “perché conta” geopoliticamente, i capitoli 4-6 raccontano “come funziona la macchina” — governance, soldi, promozione economica — mentre il capitolo 7 chiude con i dati tecnici del Comitato Tecnico del Fondo Italiano per il clima, fornendo un utile dataset degli interventi.

Al capitolo 4 si descrive l’azione del “Sistema Italia”: dopo aver spiegato il funzionamento della governance interna del Piano, si evidenzia anche il coordinamento con Maeci e Aics (portafoglio di cooperazione allo sviluppo per Paese), e le sinergie con i vari  Ministeri (uno per uno) competenti per settore, le sinergie con il “Sistema Italia” (imprese, Regioni, Anci, società partecipate) e la collaborazione con il terzo settore e la diaspora africana. È il capitolo più “istituzionale”: racconta chi fa cosa nella macchina del Piano, più che i risultati sul terreno.

Nel capitolo  5 viene descritto “il consolidamento dell’architettura finanziaria”, facendo  il punto sugli strumenti finanziari e sulle collaborazioni con le istituzioni internazionali (Banca Mondiale, AfDB, BERS, BEI). È il capitolo che spiega come l’Italia moltiplica le proprie risorse attraverso il cofinanziamento di partner terzi.

Il capitolo 6 è dedicato alla “Promozione del Piano Mattei e delle opportunità per il Sistema Italia”; forse il capitolo più orientato alle imprese italiane dove si racconta l’attività di Sace (garanzie, Africa Champion Program, Push Strategy), di Simest (Misura Africa) e di Ice-Agenzia (rete di dodici uffici in 26 mercati, oltre 70 iniziative nell’ultimo anno, missioni imprenditoriali). Include anche la partecipazione a eventi multilaterali (Africa Investment Forum di Rabat, Spring Meetings Fmi/Banca Mondiale, Annual Meetings AfDB) e missioni bilaterali come quella di gennaio 2026 a Luanda, la prima con cooperazione triangolare Italia-Emirati Arabi Uniti.

Dal documento comunque appare chiaro che dopo le perplessità iniziali e il rodaggio previsto, il Piano è entrato nel vivo, e la relazione da comunque conto della complessa architettura politico-istituzionale-finanziaria creata a sostegno della strategia che il Piano Mattei intende perseguire.



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 Ernesto Sii

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