Prevenzione, controlli, cultura della sicurezza e contrasto al lavoro nero. Sono questi i temi al centro della seduta della Quarta Commissione speciale della Regione Campania, dedicata al contrasto al lavoro nero e alle morti bianche, presieduta da Susy Panico. Un’audizione che ha riunito rappresentanti di Inps, Inail, Ispettorato del Lavoro e organizzazioni sindacali per fare il punto su numeri, criticità e strumenti di intervento in un territorio che continua a fare i conti con un’elevata incidenza di irregolarità e incidenti sul lavoro.
Ad aprire i lavori è stata la presidente Panico, che ha definito il tema “una priorità istituzionale e sociale”, sottolineando la necessità di “comprendere quali strumenti possono essere ulteriormente rafforzati sul piano della prevenzione, del controllo e della tutela dei lavoratori”. Nel corso dell’audizione è emerso un dato particolarmente significativo: in Campania, nel solo 2025, sono stati accertati oltre 4.200 lavoratori in nero. Un numero che, come spiegato dal direttore dell’Ispettorato Interregionale del Lavoro per il Sud, Giovanni De Paulis, rappresenta “oltre il 20% del dato nazionale”, fermo a circa 18mila casi.
“Probabilmente una delle criticità maggiori in questa regione è proprio il lavoro sommerso”, ha spiegato De Paolis, evidenziando come il fenomeno colpisca soprattutto il settore terziario, in particolare turismo, pubblici esercizi e attività stagionali. L’Ispettorato nazionale del lavoro, ha aggiunto, ha rafforzato negli ultimi anni la propria struttura: “In Campania abbiamo attualmente 342 ispettori, compresi i militari del Nucleo Carabinieri che operano sotto il nostro coordinamento”. Nonostante il potenziamento degli organici, però, il territorio continua a presentare enormi difficoltà operative.
Anche l’Inps ha confermato la gravità della situazione. La dirigente della direzione regionale, Delia Massa D’Elia, ha parlato di “un apporto ispettivo molto forte”, pur ammettendo che il personale disponibile non è sufficiente rispetto alle esigenze reali del territorio. “Ci vorrebbero dieci volte questo numero di ispettori per poter contrastare il fenomeno”, ha dichiarato. Secondo Massa D’Elia, il contrasto al lavoro nero non riguarda solo l’evasione contributiva, ma soprattutto la tutela della sicurezza dei lavoratori: “Il lavoratore non regolare è un lavoratore che non ha tutele anche dal punto di vista della sicurezza”.
Il tema della prevenzione è stato centrale anche nell’intervento dell’Inail. Vincenzo Ammirato, vicario dell’Ufficio Attività Istituzionali della direzione regionale Campania, ha parlato della necessità di costruire una vera cultura della sicurezza, partendo dalle scuole e dai giovani. “Uscire fuori dal palazzo è una cosa molto importante”, ha spiegato. “Andare per le strade, coinvolgere le persone, coinvolgere i ragazzi, studenti e lavoratori. Non vogliamo che le persone non tornino a casa”.
Ammirato ha inoltre evidenziato un dato incoraggiante sugli infortuni mortali: “Nei primi quattro mesi del 2026 i casi sono passati da 79 a 47. C’è un’inversione di tendenza”. Un miglioramento che, tuttavia, non basta a ridurre l’allarme sul lavoro irregolare, definito “una piaga enorme”. Secondo Inail e Ispettorato, il controllo da solo non è sufficiente. “Credo ci sia bisogno soprattutto di un intervento culturale”, ha detto Ammirato. “Il controllo arriva sempre quando qualcosa è già avvenuto: un infortunio o un’irregolarità. Bisogna promuovere la cultura della legalità e della prevenzione”.
Nel corso del dibattito è stato affrontato anche il tema del lavoro nero in agricoltura, indicato da più interventi come uno dei settori più difficili da monitorare. Le attività nei campi, spesso isolate e stagionali, rendono i controlli particolarmente complessi. “Quando si arriva, spesso i lavoratori scappano”, è stato osservato durante il confronto in Commissione, evidenziando le difficoltà operative legate ai controlli nelle aree agricole.
De Paulis ha assicurato che l’agricoltura rappresenta oggi una delle priorità dell’attività ispettiva: “Abbiamo stabilito percentuali di controlli specifici sia sui rapporti di lavoro sia sulla sicurezza”. Ha inoltre richiamato l’importanza della “Rete del lavoro agricolo di qualità”, strumento che coinvolge istituzioni, sindacati e associazioni di categoria per promuovere legalità e prevenzione.
Particolarmente rilevante anche il dato sulle violazioni in materia di sicurezza sul lavoro. Nel 2025 in Campania ne sono state registrate oltre 13mila, quasi la metà nel settore dell’edilizia. Solo quest’anno, inoltre, sono già state disposte circa 600 sospensioni di attività imprenditoriali, molte delle quali legate proprio all’impiego di lavoratori irregolari. “Il lavoratore in nero è più esposto”, ha ricordato De Paulis. “Spesso non è formato, non è assicurato e non effettua visite mediche. È lì che si annidano gli infortuni più gravi”.
L’intervento della rappresentante dell’Inps ha poi acceso il focus su un altro nodo centrale: la difficoltà di intercettare il lavoro nero nei contesti più fragili e invisibili, a partire dall’agricoltura e dal lavoro migrante. “Noi stiamo alle cinque del mattino nei campi”, ha spiegato, raccontando le operazioni ispettive condotte all’alba insieme alle forze dell’ordine. “Ma ci mettono tre secondi a nascondersi. Per quanto possiamo conoscere il territorio, non sempre riusciamo a intercettarli”.
Da qui la convinzione, condivisa da più interventi, che la repressione da sola non basti. “Finché i lavoratori non avranno piena cultura della legalità, nel loro stesso interesse, sarà sempre più difficile”, ha sottolineato la dirigente Inps Angela Pernice, spiegando come una parte essenziale del lavoro ispettivo consista proprio nel dialogo con i lavoratori, nella costruzione di consapevolezza e nella formazione. “L’altra parte dell’audizione è spiegare loro quanto sia importante conoscere i propri diritti”, ha detto. Un passaggio che, secondo gli enti presenti, deve partire già dalle scuole superiori e dalla formazione obbligatoria nei luoghi di lavoro. “Laddove si riuscirà a rafforzare la formazione e la consapevolezza del lavoratore, culturale e pratica, probabilmente faremo passi avanti”.
Più complessa, però, resta la situazione dei lavoratori stranieri e degli extracomunitari, spesso impiegati nei settori più esposti al sommerso e alla precarietà. Nel corso della seduta è intervenuta anche Giovanna Parantoni, dirigente del settore Politiche attive del lavoro della Regione Campania, che ha rivendicato il ruolo della Regione nel supporto alle attività di prevenzione e sensibilizzazione, pur non avendo competenze dirette sui controlli ispettivi.
Parantoni ha ricordato i protocolli sottoscritti negli ultimi anni con Prefetture, autorità portuali e grandi aziende come WeBuild, finalizzati a rafforzare la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma soprattutto ha evidenziato l’impegno della Regione nel sostegno alle famiglie delle vittime di incidenti sul lavoro.
“In Campania esiste una misura di sostegno socio-educativo per i figli delle vittime di morti sul lavoro”, ha spiegato, facendo riferimento alla legge regionale del 2015. Un’iniziativa che, dopo una prima fase con poche adesioni, ha registrato un forte incremento delle richieste grazie alla collaborazione con Inail. “Abbiamo avuto talmente tante domande da non riuscire purtroppo a soddisfarle tutte”.
La dirigente regionale ha inoltre richiamato il tema del lavoro agricolo e delle alte temperature, ricordando le ordinanze predisposte per limitare il lavoro nei campi durante le ore più calde della giornata: “Le condizioni climatiche stanno cambiando e dobbiamo garantire la tutela effettiva dei lavoratori”.
Il dibattito si è poi spostato sull’utilizzo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale nella prevenzione delle irregolarità. Alcuni consiglieri regionali hanno posto l’accento sulla necessità di rafforzare l’incrocio tra banche dati di Inps, Inail e Agenzia delle Entrate, così da individuare più rapidamente situazioni sospette. Per molti partecipanti la tecnologia non può sostituire la presenza concreta degli ispettori sul territorio. “Sulla sicurezza serve personale”, è stato ribadito con forza nel corso dell’audizione. “Se non si va nei cantieri, nei campi, sui luoghi di lavoro, possiamo fare tutti i ragionamenti possibili ma non fermeremo le morti”.
Uno degli interventi più forti e politici è arrivato dal rappresentante della Cgil Elisa Laudiero, che ha invitato a superare persino l’espressione “morti bianche”. “Non sono morti bianche, sono morti sul lavoro. “Anzi, spesso sono veri e propri omicidi sul lavoro”, ha dichiarato.
Nel mirino anche il tema dell’immigrazione irregolare e dello sfruttamento lavorativo. “Esiste una fetta invisibile di popolazione che vive e lavora qui senza documenti”, è stato denunciato. “Non si mantiene con i sussidi: si mantiene lavorando in nero”. Il riferimento è andato in particolare all’area vesuviana e al settore tessile, dove – secondo quanto emerso durante il confronto – continuano a esistere realtà produttive sommerse, spesso accompagnate da condizioni abitative degradanti. “Dietro alcuni capannoni produttivi vengono nascosti dormitori improvvisati per centinaia di lavoratori”, è stato ricordato durante l’audizione.
L’incontro si è chiuso con la consapevolezza che il contrasto al lavoro nero e alle morti sul lavoro non possa essere affidato a un solo strumento. Controlli, prevenzione, formazione, cultura della legalità, rafforzamento degli organici e coordinamento tra enti restano i pilastri indicati dai partecipanti. Ma dal confronto è emersa anche un’altra esigenza: riportare il tema della dignità del lavoro al centro del dibattito pubblico e politico.
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Maria Ylenia Manzo
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