Il nodo dei grandi centri è chiave per capire la crisi dei migranti, mentre a novembre si vota per le elezioni locali
Il Tesoro blocca i fondi per un mese a Johannesburg e altre 68 amministrazioni a fronte della pessima gestione dei fondi pubblici
Veduta di Johannesburg. (Crediti: South African Tourism/ Flickr)
La crisi amministrativa delle città del Sudafrica peggiora, e con lei la crisi sociale che sono costretti a vivere i suoi cittadini. A partire dagli abitanti di Johannesburg, il centro più popoloso del paese e tra i più popolosi ed economicamente importanti di tutta l’Africa.
Ieri 7 luglio il Tesoro nazionale, in sostanza l’equivalente del nostro ministero delle Finanze, ha sospeso per tutto il mese il trasferimento di fondi statali verso gli enti locali di 69 città e aree metropolitane del paese.
La ragione alla base della misura sono le loro continue violazioni delle normative sulla gestione dei fondi pubblici. Le città vengono accusate di aver accumulato negli anni miliardi di rand di sprechi e di spese irregolari o non autorizzate e di non essere state in grado di garantire gli adeguati meccanismi di accountability.
Tra i centri colpiti dalla misura ci sono appunto Johannesburg, nella centrale provincia di Gauteng, cuore economico del paese; Nelson Mandela Bay e Buffalo City, entrambe nella provincia costiera del Capo orientale; Mangaung, area metropolitana situata nel centrale Stato libero (Free State) che comprende al suo interno la capitale legislativa del paese, Bloemfontein.
Solo questi quattro enti constano di una popolazione che sfiora gli otto milioni di abitanti, più di un decimo del 62 milioni di sudafricani.
Una fase cruciale
Quello che appare un passaggio meramente amministrativo rappresenta in realtà ben di più, anche perché arriva in un momento molto delicato per il Sudafrica.
Il paese sta affrontando un’ondata di violente proteste contro i migranti ed è nel pieno del cammino di avvicinamento alle elezioni locali, che si terranno a novembre e che vedranno votare i residenti di tutte le maggiori città del paese, Johannesburg compresa.
Le proteste contro i cittadini stranieri sono cominciate a fine marzo e hanno raggiunto l’apice lo scorso 30 giugno, data che i movimenti che promuovono le manifestazioni avevano indicato come ultimatum per l’espulsione di tutti i migranti che vivono nel paese senza documenti regolari.
In circa quattro mesi almeno quattro persone straniere sono state uccise in episodi connessi alle proteste, mentre decine di migliaia di migranti ritenuti irregolari sono stati arrestati e un numero anche maggiore ha deciso di tornare nel suo paese di origine, anche col supporto dei rispettivi governi.
Decine di migliaia sono stati rimpatriati finora da Zimbabwe, Nigeria, Malawi, Mozambico e Ghana. Il governo di quest’ultimo paese ha anche chiesto al presidente sudafricano Cyril Ramaphosa di posticipare una visita ad Accra prevista per agosto, vista la tensione tra le due capitali e i rischi di proteste popolari.
Crisi metropolitana
La crisi dei migranti è innanzitutto una crisi sociale e le grandi città sono la prima linea di questa emergenza. La pressione sociale aumenta nei quartieri popolari che più soffrono della mancanza di servizi prodotta dalla mala gestione delle amministrazioni comunali.
È in queste aree dei grandi centri sudafricani che le violenze si fanno più accese. E dove si avverte più chiaramente che le origini dell’emergenza legata ai migranti vanno rintracciate più nella governance fallimentare di governo e amministrazioni locali, che non all’effettiva presenza dei cittadini stranieri (2,4 milioni secondo i dati ufficiali, nemmeno quattro milioni stando alle stime che comprendono gli irregolari).
Ancora più evidente la connessione tra questa decisione del Tesoro nazionale e le prossime elezioni amministrative. Come i vari governi locali reagiranno al provvedimento sarà decisivo nell’orientare gli elettori.
Cosa dice il provvedimento del Tesoro
Per capire bene la misura delle autorità di Pretoria bisogna tenere a mente almeno due elementi. Da una parte, il Tesoro ha specificato che la misura vuole essere “correttiva” e “non punitiva”, sottolineandone inoltre la natura temporanea.
Il ministero non ritiene quindi che la sua decisione avrà un impatto immediato sulla capacità delle amministrazioni locali di erogare i servizi, a maggior ragione perché gli enti locali dispongono anche di altre entrate.
Allo stesso tempo, bisogna considerare che la sospensione nel trasferimento dei fondi è una delle misure più pesanti che il governo sudafricano può intraprendere contro le amministrazioni cittadine tra quelle previste dalla Costituzione.
Insomma, la situazione appare in realtà piuttosto seria.
Il Tesoro nazionale ha comunicato la decisione di congelare i fondi prima con un comunicato. Il totale delle risorse bloccate ammonta a circa 110 miliardi di rand (quasi sei miliardi di euro) e riguarda 69 amministrazioni in tutte le 9 province del paese.
Secondo quanto affermato dalle autorità sudafricane, gli enti hanno fatto registrare continue violazioni della legge sulla gestione delle finanze pubbliche nonostante tutto il sostegno messo loro a disposizione del tesoro.
Il quadro finanziario descritto dal ministero è preoccupante. I dati provengono dall’ultima revisione dell’Auditor generale, un ente tipico dei sistemi di derivazione anglosassone che si occupa di monitorare l’utilizzo dei fondi pubblici e che è stato introdotto nella forma attuale nel 1996.
Dal biennio 2021/22, i comuni hanno speso 24 miliardi di rand in spese giudicate inutili e improduttive, 145 miliardi in spese irregolari, di cui 40 miliardi solo nell’anno fiscale 2024/25, mentre le spese non autorizzate sono state pari a 118 miliardi di rand (rispettivamente, dalla prima all’ultima cifra, 1,2; 7,7; 2,1 e 6,3 miliardi di euro).
Nello stesso periodo inoltre,116 comuni, pari al 45% di quelli revisionati, hanno adottato bilanci non finanziati, ovvero non coperti dalle risorse effettivamente a disposizione delle varie amministrazioni.
A queste cifre si aggiunge un ulteriore dato che si evince dalla revisione dell’Auditor generale, secondo cui solo 39 enti locali sui 257 del paese presentavano bilanci “puliti” nell’anno fiscale 2024/25.
In poche parole, come spiega la stampa sudafricana, per anni le spese delle varie amministrazioni sono state poco oculate, approvate al di fuori di regolari procedure di appalto o finanziate senza budget.
Le conseguenze
Non da ultimo, alla fine dell’anno finanziario 2024/25, i comuni dovevano 3,4 miliardi di rand di interessi a Eskom, la società nazionale dell’energia, a sua volta in grave crisi da anni, e 1,21 miliardi di rand di interessi agli enti gestori del servizio idrico.
Gli effetti sono almeno duplici. Da una parte, peggiorano le finanze delle società statali, che si ritrovano senza fondi, una delle cause della loro cronica situazione di precarietà insieme ai continui casi di corruzione e il danneggiamento alle infrastrutture da parte di gruppi criminali.
Dall’altra, peggiorano in modo evidente i servizi alla cittadinanza. Significa strade danneggiate che non vengono riparate, quartieri che rimangono senza elettricità, servizi idrici interrotti per ore.
Disagi che si verificano a cadenza regolare nelle grandi città sudafricane e che già hanno fatto temere più volte che Johannesburg potesse rimanere definitivamente senz’acqua.
Come sbloccare l’impasse
L’obiettivo della misura dichiarato è quindi “incoraggiare i comuni a conformarsi alla normativa vigente in materia di gestione finanziaria”. Secondo il Tesoro, “una volta che i comuni avranno dimostrato di aver rispettato le condizioni imposte, i fondi trattenuti potranno essere sbloccati”.
Le autorità del ministero hanno fornito ulteriori dettagli nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta oggi. La vice direttrice generale del Tesoro, Okale Gaarekwe, ha stimato che “i fondi potranno sbloccarsi in circa due settimane, a seconda della rapidità con cui agiranno le amministrazioni”.
Altri dirigenti del ministero hanno fatto notare che la legge sudafricana prevede che il congelamento dei fondi non possa superare i 120 giorni di durata e che a oggi non si è mai arrivati oltre i 30. Le prime sospensioni nei trasferimenti del denaro ai comuni sono infatti cominciate nel 2015, ma hanno iniziato a intensificarsi dal 2024.
In sintesi, per sbloccare le risorse alle amministrazioni viene chiesto di impegnarsi a non approvare più bilanci in cui le entrate previste sono molto inferiori alle uscite; presentare un piano di pagamento con le società creditrici, come Eskom; presentare al Tesoro dei piani per regolarizzare e ridurre le spese inutili e dispendiose, irregolari e non autorizzate.
Le origini del caos
Una volta compresi i prossimi, possibili passi, è utile capire quali sono le origini della precarietà delle amministrazioni comunali.
Come sottolineato in una nota dal South African Local Government Association (SALGA), un associazione composta da tutti i 257 enti locali sudafricani, “molti comuni si trovano ad affrontare forti pressioni fiscali ed economiche che compromettono la sostenibilità finanziaria e l’erogazione dei servizi”.
L’ente spiega ancora: “Le difficoltà finanziarie dei comuni sono dovute anche a fattori strutturali che vanno oltre le inefficienze amministrative, tra cui il calo delle entrate fiscali, la debolezza delle economie locali, l’aumento della domanda di servizi, l’incremento dei costi all’ingrosso di elettricità e acqua, l’invecchiamento delle infrastrutture, le perdite nella distribuzione e la crescente povertà.
Al 31 marzo 2026 – si legge ancora -, il debito dei consumatori a livello comunale superava i 480 miliardi di rand (circa 25 miliardi di euro, ndr), con enti governativi e cittadini tra i maggiori responsabili. Ciò indebolisce la capacità dei comuni di adempiere ai propri obblighi nei confronti di Eskom” e di altri erogatori pubblici di servizi.
C’è poi un nodo più squisitamente politico. A sottolinearlo al portale di notizie News 24 è Bonang Mohale, rettrice dell’Università del Free State. Secondo la docente, in Sudafrica “si è privilegiato la lealtà politica rispetto al merito professionale, con nomine di funzionari di partito che hanno indebolito in modo sostanziale le istituzioni statali e paralizzato l’erogazione dei servizi.
Questa pratica – ha proseguito Mohale – ha alimentato direttamente la corruzione diffusa, la cattiva gestione finanziaria e il deterioramento delle strutture essenziali del settore pubblico e delle imprese statali, mimando la buona governance e l’accountability”.
La risposta al seggio?
Quello che potrebbe sembrare un infinito circolo vizioso di povertà e precarietà economica inizia a sbrogliarsi allora. All’origine c’è quindi il collasso del sistema di governance sudafricano, in un paese dove più di un cittadino su tre è disoccupato o povero e dove le disuguaglianze sui redditi sono le peggiori al mondo.
Non è un caso allora, che il declino elettorale dell’Africa National Congress (ANC) che governa il paese da oltre 32 anni sia cominciato proprio dalle amministrazioni locali.
Alcune, come quella di Città del Capo, seconda città del paese, sono da tempo sfuggite al suo controllo per passare alle Democratic Alliance (DA), storica formazione di opposizione che ora fa piuttosto da “opposizione interna” nel complesso governo di unità nazionale che guida il Sudafrica dal maggio 2024.
Si capisce allora da dove potrebbe arrivare una sintesi dell’altrimenti complessa congiuntura di crisi che attraversa il Sudafrica, tra sentimenti anti-migranti e città al collasso. La sintesi potrebbe arrivare dalle urne, il prossimo novembre.
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