Immaginate Francesco De Gregori su un palcoscenico piccolo, quasi a portata di mano, che canta brani che non avete mai sentito. O che credevate di non aver mai sentito. Non Rimmel, non La donna cannone, non Generale. Qualcosa di più nascosto, di più prezioso. È esattamente quello che è accaduto nell’autunno del 2024 al Teatro Out Off di Milano, e stasera in tv alle 21.20 su Rai 3, e in contemporanea su RaiPlay, lo si potrà rivivere grazie a Francesco De Gregori. Nevergreen, il docufilm di Stefano Pistolini che racconta quella straordinaria avventura.
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Presentato alla Mostra del cinema di Venezia 2025 e poi distribuito nei cinema italiani da Nexo Studios (leggi qui la nostra recensione), il film arriva ora per la prima volta in televisione. Ottantanove minuti dentro la musica, dentro i camerini, dentro le prove. Un film che, come ha detto De Gregori stesso, è volutamente «grunge», non patinato: l’opposto esatto di qualsiasi biopic celebrativo.
Di cosa parla il documentario Francesco De Gregori. Nevergreen
«Le ho chiamate “nevergreen” con una parola inventata per dire che non hanno mai trovato spazio», ha spiegato De Gregori. «Anche se ho capito che i miei fan talebani le conoscono tutte lo stesso. È un avvertimento per dire a quelli meno attenti di non aspettarsi La donna cannone, Rimmel o Generale».
Per venti serate consecutive, dal 29 ottobre al 23 novembre 2024, il Principe dei cantautori ha scelto uno dei teatri più piccoli e periferici di Milano, l’Out Off, per portare in scena questo gesto quasi sovversivo: proporre ogni sera, a soli 200 spettatori per volta, una scaletta pescata da una settantina di brani che considera i meno conosciuti della sua produzione.
Francesco De Gregori. Nevergreen: stasera in tv su Rai 3 il docufilm sulle canzoni meno conosciute del Principe dei cantautori. Imperdibile (foto Getty Images)
Un progetto che lui stesso definisce «contro il gigantismo dell’industria musicale, un controcanto alla rincorsa dei grandi numeri. Pure la parola sold out mi dà fastidio», aggiunge. Il regista Stefano Pistolini, al suo terzo film con De Gregori dopo Finestre Rotte (2013) e Falegnami & Filosofi (2022), ha accettato la sfida di raccontare tutto questo senza tradirne lo spirito. «Le canzoni da sole faticano a bucare lo schermo», ha detto presentando il documentario. «Abbiamo lavorato per osmosi, e siamo convinti che abbia funzionato».
La musica nel buio del teatro: le canzoni del film
La colonna sonora del docufilm è, naturalmente, il cuore di tutto. Si va da Sento il fischio del vapore a Bufalo Bill. Da Atlantide alla malinconica Buonanotte fiorellino, dalla potente Il cuoco di Salò alla delicata Compagni di viaggio. Ci sono le versioni di brani dylaniani come Via della povertà e Come il giorno, adattati da De Gregori.
E poi ci sono gli incontri, gli istanti in cui il palco dell’Out Off si trasforma in qualcosa di ancora più raro e prezioso. Malika Ayane duetta in Falso Movimento e canta da sola Pezzi di vetro. Elisa porta la sua voce cristallina in Stelutis Alpinis, in Quelli che restano e in una commovente versione di Can’t help falling in love, resa celebre da Elvis Presley. Jovanotti sale sul palco per Una città per cantare di Lucio Dalla. Ligabue condivide con De Gregori Alice e poi intona la sua Buonanotte all’Italia. Zucchero chiude il cerchio con Everybody’s talkin’ e la celebre Diamante, scritta proprio insieme a De Gregori. Un canzoniere di rarità e sorprese, raccontato nella penombra di un teatro che di sera in sera si è trasformato in un luogo quasi segreto.
«Non mi sento superiore al pubblico»: il De Gregori più intimo
La forza del docufilm sta anche nei momenti rubati fuori dal palco: le prove, i camerini, le conversazioni estemporanee con gli ospiti. È lì che emerge il De Gregori più autentico. Quello che dice: «Quello che vado cercando è un rapporto intimo con gli spettatori, e questo si crea con una vicinanza fisica che mette la musica, il cantante, la band, alla portata degli spettatori».
È un De Gregori che racconta di aver giurato di non andare mai a Sanremo, dopo la morte di Luigi Tenco. Quello che confessa di non sentire più «l’ispirazione ribollire dentro di me» per scrivere canzoni nuove, con l’ultimo disco di inediti fermo al 2012. Ma che sul palcoscenico di un teatrino milanese, con settanta canzoni dimenticate da riscoprire, ha ritrovato qualcosa che assomiglia moltissimo alla libertà. Una libertà, dice, «che mi posso permettere: faccio l’artista e basta». È dal presentare questo docufilm che sono scaturite le recentissime polemiche sulle sue parole rivolte a Bruce Springsteen. «Non mi sento superiore al pubblico, non credo di poter dare lezioni su Gaza o sull’Iran. Non do lezioni e non le voglio nemmeno prendere da un cantante».
La cover del nuovo album di Francesco De Gregori, Nevergreen (Perfette sconosciute), in uscita a ottobre (foto ufficio stampa)
Il disco live: Nevergreen (Perfette sconosciute) arriva il 16 ottobre
Il viaggio non finisce con il docufilm. Il 16 ottobre 2026 uscirà l’album live Nevergreen (Perfette sconosciute): un disco che restituisce al pubblico il meglio di quelle notti all’Out Off, disponibile in digitale, CD e doppio vinile, già in pre-order. De Gregori ha le idee molto chiare anche sul senso di questo lavoro. «È un disco che assomiglia a un concerto, mentre sento spesso concerti che, con l’uso di sequenze pre registrate, vogliono assomigliare a dischi». Non un riempitivo in attesa di inediti, dunque, ma il documento di un momento irripetibile. E poi, in autunno, l’esperimento ricomincia: dal 27 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma, dal 25 novembre di nuovo all’Out Off di Milano. Duecento posti a sera, stessa formula. Perché certe esperienze, semplicemente, meritano di essere vissute ancora.
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Sara Sirtori
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