Porti dell’Adriatico centrale, al via l’era Carloni: Zes, dragaggi e cantieristica al centro della strategia


Mirco Carloni

Via libera delle Commissioni parlamentari alla nomina del deputato leghista alla guida dell’Authority. Piano di sviluppo per i sette scali del sistema: fondali, elettrificazione, Fincantieri e nuove infrastrutture per rafforzare competitività e logistica

La competitività del sistema portuale dell’Adriatico centrale passerà da una profonda trasformazione infrastrutturale, dall’integrazione con la Zona Economica Speciale unica e da un rafforzamento delle connessioni tra porti, industria e logistica. È questa la direttrice indicata da Mirco Carloni, deputato marchigiano della Lega e prossimo presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, dopo il via libera ricevuto dalle Commissioni parlamentari di Senato e Camera.

L’ultimo passaggio formale resta la ratifica del Governo, ma l’iter appare ormai definito: nelle audizioni parlamentari Carloni ha ottenuto un consenso ampio, con 13 voti favorevoli e nessun voto contrario alla Camera, mentre gli altri componenti si sono astenuti.

La nuova governance dell’Authority segna l’avvio di una fase che punta a consolidare il ruolo dei porti dell’Adriatico centrale all’interno delle grandi catene logistiche nazionali e internazionali, in un contesto in cui shipping, intermodalità e blue economy assumono un peso crescente nelle strategie di sviluppo del Paese.

L’obiettivo: porti dentro la Zes e maggiore attrattività per gli investimenti

Tra i punti qualificanti del programma illustrato alle Commissioni parlamentari figura l’ingresso del porto di Ancona nel perimetro della Zes, considerato uno strumento essenziale per aumentare l’attrattività degli investimenti produttivi e logistici.

«La mia aspirazione per il prossimo quadriennio trascende la gestione ordinaria per abbracciare una trasformazione strutturale», ha spiegato Carloni, delineando una visione che supera la dimensione del singolo scalo per considerare il sistema portuale come una piattaforma integrata.

L’Authority dell’Adriatico centrale comprende infatti sette porti – Ancona, Pesaro, Falconara Marittima, San Benedetto del Tronto, Pescara, Ortona e Vasto – che il futuro presidente interpreta come una “costellazione” di vocazioni differenti ma complementari: industriali, commerciali, turistiche e pescherecce.

Una visione coerente con le nuove politiche europee sulla blue economy, che attribuiscono ai porti un ruolo sempre più centrale come hub energetici, logistici e produttivi.

Dragaggi, pescaggi e grandi vettori: la sfida dell’accessibilità marittima

Uno dei temi più rilevanti emersi nelle audizioni riguarda il potenziamento dell’accessibilità nautica degli scali.

Carloni ha definito i dragaggi dei fondali «cruciali per il sistema Paese», indicando nella rivoluzione dei pescaggi una delle priorità strategiche per Ancona e per l’intero network portuale.

L’obiettivo è consentire l’accesso a navi di maggiori dimensioni, rafforzando la competitività dello scalo dorico nei traffici commerciali e passeggeri del Mediterraneo orientale.

Sul fronte infrastrutturale è stata inoltre confermata la realizzazione della nuova organizzazione delle banchine 19, 20 e 21, destinate ad accogliere i collegamenti extra-Schengen. Una scelta che ridisegna la logistica dei flussi portuali e che si inserisce nel più ampio processo di razionalizzazione delle attività operative.

Resta da chiarire l’esatta configurazione futura dell’area, anche alla luce dell’imminente sviluppo del progetto Eagle promosso dal gruppo Frittelli Maritime e dei collegamenti con l’Albania operati da Adria Ferries.

Cantieristica, cold ironing e rigenerazione delle aree portuali

Tra i dossier considerati strategici figura il rafforzamento della presenza industriale di Fincantieri ad Ancona.

Carloni ha confermato il sostegno all’allungamento della banchina ex materiali ferrosi e all’ampliamento del bacino di carenaggio, interventi destinati a sostenere la crescita della cantieristica navale, uno dei comparti a maggiore valore aggiunto della blue economy nazionale.

Parallelamente, il nuovo corso dell’Authority punta all’elettrificazione delle banchine, misura che consentirà alle navi in sosta di spegnere i motori e ridurre le emissioni in porto, in linea con gli obiettivi europei di decarbonizzazione del trasporto marittimo.

Nella strategia rientra anche la demolizione dell’ex Tubimar, tassello della riqualificazione delle aree operative e della riorganizzazione funzionale dello scalo.

Più prudente, invece, l’approccio sul progetto del Molo Clementino dedicato alle grandi navi. Carloni si è limitato a sottolineare la necessità di supportare il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nelle valutazioni sulla fattibilità dell’opera, tema che continua a dividere il territorio.

La Penisola e i 205 milioni del Piano regolatore

Nel quadro degli investimenti futuri rimane centrale il progetto della Penisola, che secondo Carloni rappresenta ancora il principale riferimento strategico per lo sviluppo del porto di Ancona.

L’intervento è inserito nelle previsioni del Piano regolatore portuale per un valore stimato di circa 205 milioni di euro e viene considerato un elemento chiave per aumentare la capacità operativa dello scalo e accompagnarne la crescita nei prossimi anni.

Il futuro presidente ha inoltre garantito collaborazione con il Comune di Ancona in vista dell’appuntamento con Capitale Italiana della Cultura 2028, sottolineando il ruolo del waterfront e delle infrastrutture portuali nella valorizzazione urbana e turistica della città.

Una strategia per tutti i sette porti del sistema

La visione illustrata alle Camere non si limita ad Ancona.

Per Pesaro la priorità indicata è il dragaggio del porto, accompagnato dalla progettazione della nuova vasca di colmata e dalla manutenzione straordinaria della banchina G della darsena commerciale. Tra gli obiettivi figura anche il potenziamento del traffico stagionale verso la Croazia.

A Falconara Marittima l’attenzione sarà concentrata sulla gestione delle infrastrutture al servizio della raffineria Api, con l’obiettivo di garantire sicurezza operativa, riduzione delle interferenze con il tessuto urbano e tutela dell’ambiente marino-costiero.

Per San Benedetto del Tronto il programma individua come urgente la realizzazione della nuova vasca di colmata e la creazione di un polo permanente dedicato allo studio dell’ecosistema adriatico, iniziativa che rafforzerebbe il legame tra attività marittime, ricerca scientifica e sostenibilità.

Il passaggio politico e la discontinuità nella gestione

Durante le audizioni non sono mancati i passaggi politici.

Il deputato del Movimento 5 Stelle Giorgio Fede ha richiamato l’attenzione sul definanziamento di 100 milioni di euro da parte del Ministero dell’Economia, chiedendo garanzie sul futuro delle opere infrastrutturali. Carloni ha assicurato il massimo impegno sul dossier.

Al tempo stesso, il futuro presidente ha marcato una discontinuità rispetto al passato affermando che «di tante opere si è parlato senza però metterle a terra», una frase letta come una critica indiretta alle precedenti gestioni, compresa quella dell’uscente Vincenzo Garofalo.

Dalle Commissioni è arrivato anche il riconoscimento del lavoro svolto negli ultimi anni sui porti abruzzesi. Il senatore di Fratelli d’Italia Etelwardo Sigismondi ha infatti invitato Carloni a proseguire lungo la linea tracciata da Garofalo, sottolineando la crescita registrata dagli scali dell’Abruzzo nell’ultimo quadriennio.

Interrogato dalla senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent sulla scelta di lasciare il Parlamento per assumere un incarico ritenuto di minore rilevanza istituzionale e sul legame tra la sua esperienza alla guida della Commissione Agricoltura e il nuovo ruolo nella portualità, Carloni ha rivendicato la decisione spiegando che «la logistica è diventata centrale in tutti i settori, agricoltura compresa».

Una dichiarazione che sintetizza l’approccio del nuovo presidente: considerare il sistema portuale non soltanto come infrastruttura marittima, ma come leva strategica per la competitività delle filiere produttive, dell’export e dell’economia del mare.


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