Genova. Il Comune di Genova si appresta a varare un aumento dell’imposta di soggiorno per le locazioni brevi. La misura, che sarà approvata nella prossima giunta per entrare vigore il primo luglio 2026, punta a “recuperare risorse per la gestione urbana e a frenare la gentrificazione”. Una decisione che sta facendo discutere, mettendo in allerta le associazioni dei proprietari di immobili e l’opposizione
L’intenzione della giunta è stata confermata in queste ore dall’assessore al turismo Tiziana Beghin: secondo quanto anticipato, la tassa per gli appartamenti a uso turistico salirà da 3 a 5 euro, registrando un aumento del 67 per cento che colpirà le strutture in tutta l’area comunale. È previsto un incremento minore, pari a un euro, anche per bed and breakfast, affittacamere e case per ferie, mentre le tariffe degli alberghi rimarranno invariate.
Nelle intenzioni della giunta la decisione risponde a una duplice esigenza, economica e politica. Secondo la giunta, le locazioni brevi, coprendo ormai il 55 per cento dei pernottamenti cittadini, hanno superato quelle legate alle strutture alberghiere, gravando sui servizi urbani, con una Tari non in proporzione agli ospiti, a differenza degli alberghi. Il ritocco della tassa di soggiorno per le case vacanza, quindi, seguirebbe una logica redistributiva, finalizzata anche a rendere meno speculative le locazioni brevi.
La reazione dei piccoli proprietari
Questa impostazione, però, ha da subito creato malumore tra i proprietari di immobili, che sollevano diverse considerazioni e criticità della “manovra”: “La prima riguarda la scelta di intervenire esclusivamente sugli appartamenti destinati agli affitti turistici, senza prevedere alcun aumento per le strutture alberghiere – sottolinea Valentina Pierobon, vicepresidente nazionale di Asppi, il sindacato dei piccoli proprietari immobiliari – Se il principio è che l’incremento dei flussi turistici comporta maggiori costi per la collettività, riteniamo che debba essere applicato anche un criterio di progressività. È difficile sostenere che l’impatto prodotto da una famiglia che soggiorna in un appartamento turistico sia paragonabile a quello generato da strutture alberghiere di fascia alta, caratterizzate da una capacità ricettiva e da servizi significativamente superiori. Per questo motivo riteniamo che, qualora si ritenga necessario aumentare l’imposta di soggiorno, l’intervento debba riguardare anche il comparto alberghiero, con particolare attenzione alle strutture di categoria più elevata”.
Oltre alle modalità di applicazione della nuova imposta, fondamentale per Asppi sarà governare l’uso del nuovo gettito: “Il secondo aspetto, riguarda l’uso del gettito aggiuntivo stimato – continua la vice presidente di ASPPI – l’Amministrazione stima che il nuovo assetto dell’imposta genererà circa 3 milioni di euro annui. Se davvero gli affitti brevi vengono considerati uno degli elementi che incidono sugli equilibri del mercato abitativo, appare ragionevole che almeno una parte di queste nuove risorse venga destinata a politiche per la casa. Riteniamo in particolare che una quota del maggior gettito dovrebbe essere utilizzata per rifinanziare i fondi a sostegno degli inquilini maggiormente in difficoltà economica e gli strumenti di contrasto alla morosità incolpevole. Una scelta che produrrebbe un duplice beneficio: offrire un aiuto concreto alle famiglie che faticano a sostenere il costo dell’abitare e, allo stesso tempo, ridurre il rischio economico che oggi grava sui piccoli proprietari che scelgono di affittare a lungo termine”.
E poi la considerazione politica. “L’assessore sostiene inoltre che l’obiettivo della misura sia anche quello di contrastare fenomeni di gentrificazione e favorire il ritorno degli immobili sul mercato della locazione tradizionale. Una finalità che appare però difficilmente conciliabile con una scelta compiuta dalla stessa Amministrazione soltanto pochi mesi fa: l’aumento dell’Imu sugli immobili locati a canone concordato, cioè proprio sulla forma contrattuale che la normativa nazionale considera maggiormente meritevole di tutela e incentivazione. Prima si aumenta la fiscalità sugli immobili affittati a lungo termine. Oggi si aumenta quella sugli immobili destinati al turismo. Diventa quindi inevitabile chiedersi quale sia, concretamente, il modello di utilizzo della proprietà privata che questa Amministrazione intenda incentivare – sottolinea Pierobon – La crisi abitativa non si risolve aumentando la pressione fiscale. Si risolve creando condizioni che rendano conveniente mettere sul mercato nuove abitazioni e sostenere chi, proprietario o inquilino, sceglie la locazione residenziale”.
Lega all’attacco: “Impostazione ideologica”
Sul tema, anche l’opposizione va all’attacco. “Le nostre preoccupazioni erano fondate. Le dichiarazioni dell’assessore svelano un disegno politico ancora più preoccupante e ideologico: l’intenzione esplicita di utilizzare la leva fiscale per condizionare e forzare le libere scelte dei cittadini sull’uso delle proprie proprietà immobiliari”. Con queste parole Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua replicano alla conferma del provvedimento che porterà l’imposta di soggiorno per B&B e locazioni turistiche allo stesso livello previsto per gli hotel a 5 stelle.
“I piccoli proprietari non sono un bancomat. Chi gestisce un B&B o una locazione turistica a Genova non è uno speculatore internazionale, ma una famiglia genovese che ha investito i propri risparmi sul territorio: equipararla ai grandi hotel a 5 stelle è una follia. Un uso ideologico delle tasse per “orientare” il mercato immobiliare, ossia la volontà di decidere dall’alto cosa un cittadino debba fare della propria casa”.
“L’assessore non solo ha deciso unilateralmente, ma ha persino già stabilito a tavolino come e dove spendere questi soldi, senza sentire il dovere di condividere e concordare la destinazione dei proventi con le categorie e con i diretti interessati, che risultano così doppiamente beffati. Speravamo in misure a sostegno della casa e non contro la proprietà privata”. concludono Bordilli e Bevilacqua.
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Nicola Giordanella
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