Una nuova fase di instabilità strutturale
Le tensioni che coinvolgono il Mar Rosso, il Canale di Panama e, più recentemente, lo Stretto di Hormuz stanno evidenziando la vulnerabilità strutturale delle catene globali del valore. Attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa un quinto del petrolio mondiale (Fonti: EIA/ IEA), elemento che rende l’area una delle principali infrastrutture critiche dell’economia globale.
L’aumento delle tensioni geopolitiche nel Golfo sta generando pressioni crescenti su rotte energetiche, costi logistici, assicurazioni marittime e continuità degli approvvigionamenti. Il tema non riguarda soltanto l’energia, ma la capacità delle organizzazioni di gestire dipendenze strategiche esposte a volatilità geopolitica e instabilità operativa.
In questo contesto, le supply chain globali stanno attraversando una trasformazione che coinvolge commercio internazionale, produzione industriale, approvvigionamenti energetici e modelli di governance. L’escalation tariffaria tra le principali economie ha già determinato uno spostamento dei flussi commerciali superiore a 400 miliardi di dollari (Fonte: WTO, Global Trade Outlook 2025). Le interruzioni nel Mar Rosso e nel Canale di Panama hanno aumentato i costi del trasporto marittimo dei container del 40% rispetto al 2024 (Fonte: UNCTAD, Impact of Red Sea and Panama Canal disruptions on global trade). A questo si aggiunge un rallentamento della produzione manifatturiera nelle economie avanzate, che registra il livello di crescita più debole dal 2009 secondo il Fondo Monetario Internazionale (IMF, World Economic Outlook).
Il Global Value Chains Outlook 2026 del World Economic Forum descrive questo scenario come una fase di “structural volatility”, caratterizzata da frammentazione geopolitica, pressione normativa, instabilità energetica e accelerazione tecnologica.
Questo contesto ridefinisce il funzionamento delle catene globali del valore. Per anni le supply chain sono state progettate secondo logiche di efficienza, ottimizzazione dei costi e delocalizzazione produttiva. Oggi le organizzazioni si confrontano con vincoli legati a disponibilità delle risorse, sicurezza energetica, accesso ai dati, ridefinizione degli equilibri industriali e pressione regolatoria.
La supply chain entra così nel perimetro delle decisioni che influenzano allocazione del capitale, pianificazione industriale e continuità competitiva.


La filiera concentra una parte crescente del rischio aziendale
La trasformazione delle catene globali del valore modifica anche il concetto di rischio industriale.
Una quota significativa delle esposizioni ambientali, operative e sociali si concentra lungo la supply chain. Le interruzioni delle catene di approvvigionamento legate ai cambiamenti climatici generano costi pari a 162 miliardi di dollari all’anno per le imprese (Fonte: WEF, The cost of Climate disruption to supply chains). Secondo CDP, le emissioni Scope 3 possono risultare da 11 a 26 volte superiori rispetto alle emissioni dirette e circa il 50% delle emissioni si concentra nelle attività a monte della filiera (Fonte: McKinsey & Company).
Le supply chain rappresentano anche uno degli ambiti nei quali si concentrano le principali criticità legate ai diritti umani, alla disponibilità delle materie prime e alla stabilità operativa. Allo stesso tempo, circa il 90% delle imprese coinvolte nelle catene di fornitura globali è costituito da PMI (Fonte: OECD), elemento che amplia il tema della tracciabilità e della raccolta dei dati ESG.
La guidance EFRAG sulla value chain richiama infatti la necessità di considerare fornitori indiretti, partner logistici, approvvigionamenti energetici e relazioni commerciali come parte integrante del perimetro di analisi del rischio.
Il tema riguarda quindi la capacità dell’organizzazione di comprendere dove si concentrano dipendenze critiche, vulnerabilità operative ed esposizioni che influenzano continuità industriale, marginalità e pianificazione.


La frammentazione globale ridefinisce le catene del valore
Secondo il World Economic Forum, la globalizzazione sta evolvendo verso modelli regionali caratterizzati da priorità industriali, standard e sistemi normativi differenti.
Questa trasformazione modifica le logiche attraverso cui vengono progettate le supply chain. Molte organizzazioni stanno riducendo la dipendenza da singole aree geografiche attraverso strategie di nearshoring, friendshoring e diversificazione produttiva. Le imprese stanno riprogettando le catene del valore per ridurre dipendenze critiche, diversificare approvvigionamenti e rafforzare stabilità operativa.
Il tema riguarda anche la sicurezza industriale. Energia, minerali critici, semiconduttori, infrastrutture digitali e logistica rappresentano elementi che incidono in maniera diretta sulla capacità delle organizzazioni di mantenere continuità produttiva. Nel report emerge un passaggio significativo: “supply itself has become the constraint”.
La supply chain smette quindi di essere una funzione operativa separata dalla strategia e diventa una componente strutturale della competitività industriale.
Dati, AI e tracciabilità trasformano la governance della filiera
La crescente complessità delle supply chain sta accelerando gli investimenti in AI, analytics e infrastrutture digitali.
Gli investimenti in AI applicata a supply chain e manufacturing operations hanno raggiunto 20 miliardi di dollari nel 2025 rispetto ai 6,5 miliardi del 2022 (Fonte: IDC, Worldwide Artificial Intelligence Spending Guide).
Questo cambiamento riguarda la capacità delle organizzazioni di integrare dati provenienti da produzione, fornitori, logistica e sistemi di monitoraggio all’interno di piattaforme unificate. Le organizzazioni stanno evolvendo verso “digital nervous systems” capaci di supportare pianificazione industriale, analisi predittiva e monitoraggio delle vulnerabilità operative. AI, predictive analytics e digital twin permettono di simulare scenari evolutivi, identificare colli di bottiglia e migliorare la capacità di risposta lungo la catena del valore (Fonti: Deloitte/Gartner).
La qualità del dato ESG influenza affidabilità della governance, pianificazione industriale e capacità di lettura del rischio. È chiaro che le organizzazioni devono sviluppare processi strutturati di raccolta delle informazioni lungo la filiera, includendo metodologie di stima, criteri di verifica e livelli di accuratezza dei dati (Fonti: EFRAG/PwC).
La tracciabilità evolve quindi da requisito di compliance a leva di governance, gestione del rischio e pianificazione industriale (Fonti: WEF/OECD).
Elaborazione grafica a cura dell’autrice, fonte: Logicalis CIO Report 2024
Il procurement sostenibile modifica il rapporto tra impresa e filiera
La trasformazione della supply chain coinvolge anche il procurement.
La relazione tra impresa e fornitore incorpora elementi legati a trasparenza, monitoraggio ESG, affidabilità operativa e qualità delle informazioni. Molte organizzazioni stanno sostituendo modelli di procurement transazionali con approcci orientati a collaborazione, condivisione dei dati e sviluppo delle capacità lungo la filiera.
La competitività incorpora oggi anche capacità di gestione del rischio, affidabilità della filiera e qualità delle relazioni industriali. Le aziende che integrano sostenibilità e gestione del rischio nelle proprie catene di fornitura registrano una riduzione delle interruzioni operative pari al 30% (Fonte: McKinsey & Company, Risk, resilience and rebalancing in global value chains). La supply chain due diligence assume quindi una funzione che coinvolge governance, continuità industriale e capacità di pianificazione.
Questionari ESG, sistemi di monitoraggio dei fornitori, raccolta strutturata dei dati e processi di verifica diventano parte integrante della gestione della filiera. La governance della supply chain richiede quindi una crescente integrazione tra procurement, sostenibilità, gestione del rischio e strategia industriale.
La supply chain come tema di leadership industriale
Il Global Value Chains Outlook 2026 del WEF evidenzia che la competitività futura dipenderà dalla capacità delle organizzazioni di progettare sistemi adattivi, distribuiti e capaci di operare in condizioni di incertezza strutturale.
Le organizzazioni si confrontano con supply chain caratterizzate da crescente interdipendenza tra energia, dati, tecnologia, logistica e policy industriali. La qualità della governance dipende quindi dalla capacità di integrare queste variabili nei processi decisionali.
La gestione della supply chain coinvolge oggi pianificazione industriale, accesso alle risorse, gestione del rischio, sostenibilità e continuità competitiva all’interno della stessa architettura organizzativa.
La supply chain rappresenta oggi uno dei principali indicatori della capacità di un’organizzazione di governare complessità, rischio e continuità competitiva.
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Anna Magon
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