ecco la legge elettorale che blinda il governo e cancella gli inciuci – Il Tempo



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Gianni Di Capua

Fratelli d’Italia rilancia “lo Stabilicum”. Con un dossier inviato oggi dall’ufficio studi a tutti i parlamentari del partito. Per sottolineare come con la nuova proposta di legge elettorale del centrodestra si pone un alt “ai governi tecnici e alle maggioranze di fortuna”. “Stop ai governi non scelti da nessuno”, il titolo del dossier visionato dall’AGI che elenca i punti salienti del testo della riforma. Una “nota informativa” che affronta “i principali aspetti della nuova legge elettorale” che – si premette – “potrà essere oggetto di modifiche e revisioni durante l’iter parlamentare”. A seguire c’è “la posizione” di Fratelli d’Italia. “Questa riforma elettorale – si mette in chiaro – non nasce da un calcolo di convenienza politica o da un interesse di parte, ma risponde a una necessità impellente: garantire un governo stabile alla nostra Nazione. È questa la ratio dello “Stabilicum”. “In questi anni di governo Meloni abbiamo toccato con mano quanto la stabilità di un esecutivo – sorretto da una maggioranza solida, coesa e coerente sul piano programmatico – sia il presupposto fondamentale per garantire la credibilità dell’Italia sui tavoli internazionali, rassicurare i mercati finanziari e dare certezze ai cittadini e agli investitori, sostenendo così la crescita della nostra economia”. “Uno degli aspetti principali della proposta di legge è – viene sottolineato nel dossier – il meccanismo del premio di governabilità uno strumento che garantisce a chi ottiene la fiducia degli elettori – superando la soglia del 42% dei consensi – la possibilità concreta di realizzare il proprio mandato, ponendo fine alla stagione dei governi tecnici o sorretti da maggioranze variegate, accomunati dall’assenza di un chiaro mandato popolare.

Parallelamente, si mira a rafforzare il patto di fiducia tra elettori e istituzioni, introducendo l’obbligo per le forze politiche di indicare chiaramente il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio all’interno del proprio programma”. “Si tratta – si rimarca ancora – di una scelta di trasparenza doverosa e di un impegno politico che i partiti si prendono di fronte agli elettori: gli italiani hanno il diritto di sapere chi guiderà il governo e quale visione di Italia stanno sostenendo con il loro voto”. “Con l’introduzione del premio di governabilità al raggiungimento del 42% dei consensi, la riforma chiude definitivamente la porta alle variegate maggioranze post-elettorali, restituendo al voto dei cittadini il potere di determinare la guida della Nazione”, la premessa del dossier. Lo Stabilicum approderà nell’Aula della Camera a fine giugno. L’arrivo poi al Senato è previsto per luglio, con l’obiettivo di approvare il nuovo testo entro l’estate o al massimo nella prima settimana di settembre, secondo quanto viene riferito da fonti di maggioranza. Sulla legge elettorale “c’è il dibattito parlamentare in corso. La cambieremo”, ha detto il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Nel dossier di FdI si ricorda come il nuovo testo preveda la proposta di indicare il presidente del Consiglio incaricato “nel programma elettorale, ponendo fine alla prassi di premier non scelti da nessuno”. “L’obiettivo del provvedimento – si rimarca – è dotare l’Italia di un esecutivo solido e coeso, condizione necessaria per rafforzare il prestigio del Paese sui mercati internazionali e garantire la crescita economica nel lungo periodo”.

Il ragionamento che viene illustrato più volte è che la “riforma della legge elettorale – giornalisticamente detta Stabilicum – è fondamentale per la stabilità del prossimo esecutivo. Il testo base – approvato dopo una serie di interlocuzioni dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera – ha l’obiettivo di superare le criticità emerse nelle precedenti tornate elettorali, cercando di trovare un equilibrio tra la stabilità del governo e la tutela della rappresentanza politica”. “Il nuovo testo conferma l’impianto di un sistema elettorale misto a base proporzionale, con l’aggiunta di un premio di governabilità per favorire la stabilità di governo”, il punto cardine della proposta. “Per sistema elettorale misto a base proporzionale si intende – si spiega – un modello che distribuisce i seggi in Parlamento in modo proporzionale ai voti ottenuti dalle liste, garantendo che la composizione delle Camere rispecchi quanto più fedelmente possibile il voto espresso dagli elettori. Il termine ‘misto’ indica che al meccanismo proporzionale di base vengono affiancati elementi correttivi volti a favorire la creazione di una maggioranza solida e, di conseguenza, la stabilità dell’esecutivo. In questo caso è previsto il premio di governabilità, ossia dei ‘seggi extra’ assegnati alla lista o coalizione che ottiene più voti”. Ed ecco i punti salienti della riforma. Innanzitutto, niente collegi uninominali: “i collegi uninominali (dove vince un solo candidato) sono soppressi; si vota esclusivamente in collegi plurinominali, già definiti da una legge del 2020”. Liste di candidati: “i partiti possono presentarsi singolarmente o in coalizione. Esistono due tipi di liste: liste di collegio: presentate a livello locale in ogni collegio plurinominale (massimo 6 candidati); liste circoscrizionali: presentate per concorrere al premio di governabilità. In caso di coalizione, queste liste sono le stesse per tutte le forze che ne fanno parte”. Ed ancora: “Premio di governabilità: è un premio fisso di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Viene assegnato solo se una lista o coalizione ottiene la maggioranza dei voti a livello nazionale in entrambe le Camere e raggiunge almeno il 42% dei voti in ciascuna di esse. Se questi requisiti non vengono raggiunti (anche solo in una delle due Camere), il premio non scatta e tutti i seggi vengono assegnati con metodo puramente proporzionale”. Inoltre: “È previsto un limite massimo di seggi totali ottenibili dal “vincitore” (220 alla Camera e 113 al Senato): se viene superato, i seggi in eccesso vengono sottratti dalla parte proporzionale”. Previsto “un coordinamento tra le due Camere: per poter ottenere il premio, le liste o coalizioni devono dichiarare esplicitamente un collegamento tra quelle presentate alla Camera e quelle presentate al Senato”. Soglie di sbarramento: “per accedere alla ripartizione dei seggi, le coalizioni devono superare il 10% dei voti, mentre le liste singole devono superare il 3%. Al Senato resta la deroga per le liste che superano il 20% in una sola regione”.

Come funzionano le pluricandidature? “Non è possibile esprimere il voto di preferenza per i singoli candidati. I candidati possono presentarsi in più collegi secondo regole specifiche, ma non possono essere candidati in più di una lista circoscrizionale per il premio”. Nel dossier, dunque, non si fa cenno alla volontà di Fratelli d’Italia di presentare un emendamento sulle preferenze in Aula, ma fonti parlamentari confermano che resta sempre questo l’orientamento del partito. “Sono confermate – si evidenziano – le quote di genere, ossia l’obbligo di alternanza nei collegi e quota massima del 60% per il genere sovra-rappresentato”. C’è l’obbligo di indicare il Presidente del Consiglio incaricato: “le forze politiche devono indicare nel programma il nome del Presidente del Consiglio che vorrebbero incaricare, nel rispetto delle prerogative del Presidente della Repubblica: quindi, ovviamente, è sempre il Presidente della Repubblica a dare l’incarico. Viene introdotta una sanzione dell’inammissibilità per le liste che non indicano un candidato da proporre quale presidente del Consiglio”. Nel documento si sottolineano “le regole speciali” per Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige: “Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige seguono regole separate e i voti espressi in queste zone non concorrono al calcolo del premio di governabilità nazionale”. Infine: “Viene migliorato il voto degli italiani all’estero: vengono previste misure specifiche per la sicurezza e la segretezza del voto per gli italiani residenti all’estero”.


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