Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto-legge che interviene, tra l’altro, sulla disciplina dell’esame di Stato per l’accesso alla professione forense. La novità riguarda la sessione 2026-2027 e introduce un assetto fondato su due prove scritte, una prova orale unica e l’utilizzo dei codici annotati con la giurisprudenza.
Il provvedimento supera la fase di incertezza nata dopo la mancata proroga, nel decreto Milleproroghe, delle modalità transitorie applicate negli ultimi anni. Per i praticanti avvocati, la nuova disciplina consente di programmare la preparazione sulla base di regole più definite.
Un intervento urgente per evitare il ritorno al vecchio modello
La questione dell’esame forense era rimasta aperta dopo l’assenza di una proroga delle modalità semplificate. In mancanza di un nuovo intervento normativo, si sarebbe potuto determinare il ritorno alla disciplina ordinaria prevista dalla legge professionale.
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Il decreto-legge interviene proprio per evitare questo vuoto regolatorio. La scelta del Governo mira a garantire continuità e certezza ai candidati, anticipando una soluzione già emersa nel confronto istituzionale con il Ministero della Giustizia, il Consiglio Nazionale Forense e le associazioni della giovane avvocatura.
Il nuovo assetto non conferma integralmente il modello emergenziale, ma non ripristina neppure il sistema previgente. Si colloca in una posizione intermedia, con l’obiettivo di mantenere una verifica selettiva, ma più coerente con l’evoluzione della formazione e della pratica professionale.
Come sarà strutturato l’esame
Il decreto prevede una sessione annuale articolata in tre momenti principali:
- due prove scritte, da svolgere in presenza;
- una prova orale unica, successiva all’ammissione;
- uso dei codici annotati con la giurisprudenza durante gli scritti.
Le prove scritte tornano quindi al centro dell’esame, ma con una struttura più contenuta rispetto al passato. L’orale unico completa il percorso di verifica e consente di valutare la preparazione complessiva del candidato.
Il decreto disciplina anche altri profili essenziali, tra cui:
- oggetto delle prove;
- criteri di valutazione;
- modalità di accesso all’orale;
- composizione delle commissioni e delle sottocommissioni.
Sono aspetti rilevanti perché incidono direttamente sulla prevedibilità della sessione e sulla possibilità di organizzare lo studio con un metodo più stabile.
Codici annotati e scritti in presenza: cosa cambia nella preparazione
La previsione dei codici annotati con la giurisprudenza assume un rilievo pratico importante. Il candidato non sarà chiamato solo a dimostrare conoscenze teoriche, ma dovrà saper utilizzare le fonti, selezionare gli orientamenti rilevanti e costruire un ragionamento giuridico coerente.
La preparazione dovrà quindi concentrarsi su tre profili:
- capacità di redazione tecnica;
- uso ragionato dei riferimenti normativi e giurisprudenziali;
- soluzione pratica di questioni giuridiche.
L’esame sembra così orientarsi verso una verifica più vicina all’attività professionale. Non basta conoscere gli istituti, occorre saperli applicare a casi concreti, con chiarezza argomentativa e corretto inquadramento delle questioni.
Il ruolo dell’orale unico
La prova orale unica non deve essere letta come una semplice fase conclusiva. Nel nuovo impianto assume una funzione di verifica complessiva della maturità professionale.
L’orale potrà valorizzare la capacità di collegare materie sostanziali e processuali e la conoscenza dell’ordinamento forense. Per i candidati diventa quindi essenziale mantenere una preparazione equilibrata, senza concentrare lo studio solo sugli scritti.
Il giudizio di AIGA sul decreto
L’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) ha accolto positivamente l’approvazione del decreto-legge. Per AIGA si tratta di un risultato atteso, soprattutto dopo l’incertezza generata dalla mancata proroga del regime transitorio.
Il Presidente nazionale Luigi Bartolomeo Terzo ha sottolineato che i praticanti avevano bisogno di risposte chiare e tempi certi. Secondo l’associazione, il modello approvato rappresenta un punto di equilibrio tra esigenze di selezione e sostenibilità del percorso di accesso alla professione.
AIGA rivendica inoltre il ruolo svolto nel confronto con le istituzioni. Il decreto non chiude il tema più ampio della riforma dell’ordinamento forense, ma costituisce un primo intervento concreto su uno dei profili più urgenti per migliaia di aspiranti avvocati.
Dalla provvisorietà alla programmazione
La principale conseguenza del decreto riguarda la possibilità, per i candidati, di impostare la preparazione su un quadro più certo.
Negli ultimi anni l’esame di abilitazione è stato segnato da regimi temporanei, adattamenti e modifiche legate alla fase emergenziale. Il nuovo intervento prova invece a ricondurre la sessione 2026-2027 dentro una cornice più stabile.
Per i praticanti, questo significa poter organizzare tempi, materiali e metodo di studio con maggiore consapevolezza. Per l’avvocatura, il decreto rappresenta un banco di prova per costruire un esame capace di selezionare competenze effettivamente spendibili nella professione, senza imporre un carico irragionevole o poco coerente con la pratica forense.
Conclusioni
Il decreto-legge sull’esame avvocato 2026-2027 segna un passaggio importante per l’accesso alla professione forense. La scelta di prevedere due scritti, un orale unico e l’uso dei codici annotati prova a superare l’alternativa tra ritorno al passato e prosecuzione indefinita dei modelli transitori.
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Redazione Giuricivile
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