C’è un numero che per secoli ha pesato come un macigno sulla vita dei giovani: 21. L’età in cui, in molte culture e ordinamenti giuridici, si smetteva formalmente di essere “minori” e si diventava persone intere agli occhi della legge. Negli Emirati Arabi Uniti, fino a poche settimane fa, quel numero era ancora lì ancorato non al calendario gregoriano che il mondo usa, ma al calendario lunare islamico, con tutte le ambiguità e le stranezze che ne derivavano.
Dal 1° giugno, quel numero non esiste più. La nuova Legge sulle Transazioni Civili abbassa l’età della maggiore età da 21 anni lunari a 18 anni gregoriani, allineando gli Emirati alle pratiche internazionali prevalenti. Una riforma che sulla carta sembra tecnica, burocratica, quasi noiosa. Ma che in realtà dice qualcosa di molto più profondo su come una società guarda ai propri giovani e su chi, nel mondo di oggi, ha il coraggio di fidarsi di loro.
Il problema del calendario: quando la legge non parlava la stessa lingua del mondo
Prima di parlare del futuro, vale la pena capire da dove si viene. Perché il sistema precedente aveva una stranezza che molti residenti stranieri scoprivano solo quando si trovavano di fronte a un notaio o a uno sportello bancario.
In precedenza, seguendo lo standard Hijri che aderisce a un calendario lunare, si creavano spesso confusione e ambiguità. Mentre l’anno gregoriano conta 364 o 365 giorni, il calendario hijri ne conta circa 354. Usare gli anni gregoriani si allinea con passaporti, certificati di nascita e contratti globali, rendendo più chiari i rapporti legali transfrontalieri.
In altre parole: un ragazzo di 20 anni e mezzo secondo il calendario che tutto il mondo usa poteva essere ancora considerato minore agli occhi della legge emiratina. Un’assurdità pratica che generava blocchi reali nella firma di contratti, nell’apertura di conti correnti, nella gestione del proprio denaro, e che il nuovo testo normativo spazza via con un tratto di penna.
La riforma rappresenta un cambio da anni hijri a anni gregoriani, una mossa che riflette la volontà degli UAE di emendare la legge in accordo con gli standard internazionali.
La norma più sorprendente: a 15 anni si gestisce il proprio patrimonio
Ma la norma più sorprendente e più discussa non riguarda i diciottenni, bensì i quindicenni.
L’età alla quale un minore può gestire autonomamente i propri beni finanziari è stata abbassata da 18 anni lunari a 15 anni gregoriani. Con l’approvazione di un tribunale, un adolescente di 15 anni può ora ottenere il controllo del proprio patrimonio. Il governo ha dichiarato esplicitamente che questa misura serve a supportare l’imprenditorialità e la partecipazione dei giovani alle attività economiche.
Vale la pena fermarsi su questo punto un momento.
In Italia, in Francia, in Germania, l’idea di conferire capacità giuridiche in materia finanziaria a un quindicenne suonerebbe come una provocazione. Si discuterebbe per anni in commissione parlamentare. Si chiamerebbero psicologi, pedagogisti, esperti di neuroscienze dello sviluppo. Negli Emirati, l’hanno scritto in legge e sono andati avanti.
Non è necessariamente giusto o sbagliato in assoluto. Ma è significativo. Dice qualcosa sulla velocità con cui questa parte del mondo è disposta a cambiare il proprio rapporto con il concetto di maturità.
Cosa cambia a 18 anni: dalla firma del contratto all’apertura di una società
Sotto la nuova legge federale, chiunque abbia 18 anni o più sarà riconosciuto come pienamente capace legalmente per la maggior parte delle questioni civili e finanziarie. Gli 18enni potranno gestire in modo indipendente questioni legali e finanziarie senza richiedere il coinvolgimento dei genitori o di un tutore in situazioni dove prima era richiesto.
In termini pratici: affittare un appartamento, aprire una società, firmare un contratto di lavoro, accendere un finanziamento per un’auto. Tutto senza dover aspettare che un adulto appoggi la firma alla propria.
La nuova legge si allinea con il modo in cui i giovani adulti oggi già studiano, lavorano, lanciano aziende e gestiscono responsabilità prima che in passato. È questa la chiave: il legislatore emiratino non ha inventato una realtà nuova, ha semplicemente riconosciuto quella esistente.
Non è modernizzazione, è strategia
C’è una lettura superficiale di questa norma: gli Emirati si modernizzano, si allineano all’Occidente, tolgono polvere da una legge vecchia. Fine.
Ma c’è una lettura più profonda, e più onesta.
La nuova legge civile è focalizzata in larga misura su questioni finanziarie ed è stata progettata per supportare l’imprenditorialità e la partecipazione dei giovani all’attività economica. Non è una riforma di principio: è una riforma di sistema. Gli Emirati hanno bisogno di giovani che agiscano, che producano, che investano, che fondino imprese. E hanno deciso che aspettare i 21 anni per dargli gli strumenti legali per farlo era semplicemente un lusso che non potevano più permettersi.
È la stessa logica che ha portato, negli ultimi anni, all’abbassamento dell’età per guidare, alla semplificazione dei visti per i giovani imprenditori, alla nascita di programmi di startup rivolti alle nuove generazioni. Non è filantropia. È strategia demografica ed economica e, oltretutto, funziona.
Il paradosso europeo: maturi per votare, non per firmare un affitto
Nel vecchio continente, il dibattito sull’autonomia giovanile è da decenni incagliato in un paradosso: i giovani sono considerati abbastanza maturi per votare a 18 anni, cioè per decidere chi governa uno Stato, ma spesso non abbastanza per firmare un contratto di affitto senza la firma di un genitore.
Gli Emirati hanno appena detto che questa contraddizione non ha più senso.
Si può non condividere il modello di governance emiratino, e ci sono molte ragioni legittime per non farlo. Ma su questo punto specifico, la domanda vale la pena di essere posta senza sconti: quando un Paese che fino a ieri era percepito come “tradizionale” decide di fidarsi dei propri giovani prima e più di quanto lo facciano le democrazie liberali più anziane, chi è davvero avanti e chi è rimasto indietro?
Riformare in tempo di crisi: un metodo, non un caso
C’è qualcosa di emblematico nel fatto che questa riforma arrivi in un momento in cui gli Emirati sono sotto pressione: guerra nell’area, turismo in calo, economia che deve reinventarsi. Proprio quando sarebbe stato comprensibile rallentare, rimandare, non disturbare le acque, il governo sceglie invece di accelerare su una riforma strutturale che tocca le fondamenta della vita civile.
Non è un fatto a caso, ma un metodo preciso.
Il governo ha dichiarato che la nuova Legge sulle Transazioni Civili rappresenterà “un fondamentale traguardo legislativo” e contribuirà a modernizzare il panorama giuridico del Paese.
Le crisi, in questo angolo di mondo, sembrano essere occasioni per costruire, non per aspettare che passi la tempesta.
Forse è questo, più di qualsiasi altra cosa, che vale la pena imparare. Negli Emirati si diventa adulti a 18 anni. In molti altri Paesi, la legge dice 18, ma nella pratica il mondo reale aspetta ancora molto più a lungo. La differenza, a volte, sta tutta lì.
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Carlo Scavone
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